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Tensione alla Camera, blitz del centrosinistra: respinta CasaPound

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Scontro a Montecitorio per l’evento sulla remigrazione organizzato dal leghista Furgiuele: ospiti neofascisti e simpatizzanti skinhead. Protestano i deputati di Pd, M5S, Avs, +Europa e Azione con la Costituzione in mano, poi l’evento viene annullato
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Annullate tutte le conferenze della giornata per «motivi di ordine pubblico». Ingresso vietato, eccezionalmente, agli ospiti accreditati dai parlamentari. Finisce così, con un inedito assoluto, il tentativo del deputato leghista-vannacciano Domenico Furgiuele di portare dentro Montecitorio un manipolo di estremisti neri per parlare di remigrazione. Le opposizioni, Costituzione alla mano, occupano la sala stampa tra le note di Bella ciao e Fischia il vento. E ai relatori – Luca Marsella di CasaPound, Ivan Sogari di Veneto Fronte Skinheads, l’ex di Forza Nuova Jacopo Massetti e Salvatore Ferrara della Rete dei Patrioti – non resta che rimanere fuori a urlare contro «la mafia dell’antifascismo». Da lontano, dà man forte il vicesegretario del Carroccio Roberto Vannacci: «È morta la democrazia, intervenga il capo dello Stato». E a sera il leader Matteo Salvini: «Interrompere un incontro legalmente richiesto non è democratico e civile».

La mattina particolare della Camera inizia in anticipo…

Annullate tutte le conferenze della giornata per «motivi di ordine pubblico». Ingresso vietato, eccezionalmente, agli ospiti accreditati dai parlamentari. Finisce così, con un inedito assoluto, il tentativo del deputato leghista-vannacciano Domenico Furgiuele di portare dentro Montecitorio un manipolo di estremisti neri per parlare di remigrazione. Le opposizioni, Costituzione alla mano, occupano la sala stampa tra le note di Bella ciao e Fischia il vento. E ai relatori – Luca Marsella di CasaPound, Ivan Sogari di Veneto Fronte Skinheads, l’ex di Forza Nuova Jacopo Massetti e Salvatore Ferrara della Rete dei Patrioti – non resta che rimanere fuori a urlare contro «la mafia dell’antifascismo». Da lontano, dà man forte il vicesegretario del Carroccio Roberto Vannacci: «È morta la democrazia, intervenga il capo dello Stato». E a sera il leader Matteo Salvini: «Interrompere un incontro legalmente richiesto non è democratico e civile».

La mattina particolare della Camera inizia in anticipo sulla tabella di marcia. Manca ancora un’ora all’evento, ma deputati e senatori di Pd, M5S, Avs e Azione sono già dentro l’auletta che dovrebbe ospitarlo. Gli “extraparlamentari” della destra aspettano fuori, mentre Furgiuele cerca di prendere possesso della stanza prenotata. Senza riuscirci. Viene circondato dai colleghi di centrosinistra, dietro il banco dei relatori si compone un’imprevista ultima cena. Parte lo scontro. «È un’iniziativa dei cittadini», ripete il leghista. «Macché, sono loro a dirsi fascisti», la replica del pd Arturo Scotto. «Sono venuti a spese loro», ancora Furgiuele. Tocca al senatore Filippo Sensi: «Casapound ha un palazzo occupato, sta a spese nostre». Il capogruppo 5S Riccardo Ricciardi ricorda l’eccidio nazifascista di Forno: «Vieni lì a vedere, tu che fai la X mas in aula». Grida, insulti: «Stupido», urla il leghista di Lamezia Terme al dem Gianni Cuperlo. I giornalisti vengono fatti uscire. Arriva la decisione di Lorenzo Fontana: cancellata la conferenza e le successive. Nicola Fratoianni di Avs gliene dà merito: «Il presidente della Camera ha fatto tutto quello che poteva per evitare uno sfregio alle istituzioni».

Ma la mattinata non è ancora finita, fuori gli “ospiti” respinti sono un fiume in piena davanti a taccuini e tv. Distribuiscono biglietti per la remigrazione: “L’unica soluzione è invertire la rotta”. Il segretario di +Europa Riccardo Magi li contesta con una foto di Giacomo Matteotti, la scritta “La storia vi osserva”: si troverà sui social minacce di morte. Poi Furgiuele tenta il blitz: cerca di accreditarli nel palazzo come ospiti. E viene di nuovo bloccato. La presidenza della Camera chiude anche lì: per il resto del pomeriggio niente ospiti per nessun deputato. La folla si disperde, tra le opposizioni il morale è alto: «Abbiamo vinto». Ma Furgiuele non si perde d’animo. «Potrei riprovarci, che mortorio sarebbe il venerdì alla Camera senza di me».

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