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Pisanu: “Meglio evitare quegli agenti Ice alle Olimpiadi, si rischiano proteste”

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L’ex ministro: “È una forza di polizia che si è costruita una cattiva fama: andrebbe detto no agli americani”
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«Questo tipo di problemi si risolvono a monte...» Dall’alto dei suoi 89 anni, quattro dei quali trascorsi al Viminale dal 2002 al 2006 nel secondo e terzo governo Berlusconi, Giuseppe Pisanu, storico esponente della Dc transitato poi in Forza Italia, ripercorre la sua esperienza da ministro dell’Interno che ne ha visti passare parecchi di eventi a cui hanno partecipato in Italia capi di Stato e delegazioni straniere di altissimo livello.

La presenza in Italia, per le Olimpiadi Milano Cortina, di una squadra dell’Ice a tutela della delegazione americana, sta sollevando indignazione. Ma sembra che sia inevitabile. È così?

«Le regole, sì, è vero, dicono che ogni Paese straniero ha facoltà di portarsi dietro uomini a cui affidare la scorta personale delle sue autorità. Ma, senza per questo sognarmi di dare consigli a nessuno, in queste cose ci si regola con il buon senso. Io ho sempre fatto così e non ho mai avuto problemi».

«Questo tipo di problemi si risolvono a monte...» Dall’alto dei suoi 89 anni, quattro dei quali trascorsi al Viminale dal 2002 al 2006 nel secondo e terzo governo Berlusconi, Giuseppe Pisanu, storico esponente della Dc transitato poi in Forza Italia, ripercorre la sua esperienza da ministro dell’Interno che ne ha visti passare parecchi di eventi a cui hanno partecipato in Italia capi di Stato e delegazioni straniere di altissimo livello.

La presenza in Italia, per le Olimpiadi Milano Cortina, di una squadra dell’Ice a tutela della delegazione americana, sta sollevando indignazione. Ma sembra che sia inevitabile. È così?

«Le regole, sì, è vero, dicono che ogni Paese straniero ha facoltà di portarsi dietro uomini a cui affidare la scorta personale delle sue autorità. Ma, senza per questo sognarmi di dare consigli a nessuno, in queste cose ci si regola con il buon senso. Io ho sempre fatto così e non ho mai avuto problemi».

E il buon senso in casi come questo cosa suggerirebbe?

«Con un po’ di garbo, ad esempio, si potrebbe dire agli americani: io questi, armati, a casa mia non li voglio. O ancora meglio, non è opportuno. Ma neanche per loro. E sa perché?».

No, ci spieghi.

«Non solo per ragioni politiche o diplomatiche, ma proprio per motivi di opportunità che poi si riverberano sulla sicurezza. Insistere per mandare in un Paese straniero che ti ospita una forza di polizia che, come nel caso dell’Ice, si è costruita una così cattiva fama per i fatti di cui si è resa protagonista a casa sua, facilmente può provocare reazioni. Fischi alla bandiera, manifestazioni di protesta che, comunque, possono riservare insidie. E dunque le ragioni di opportunità finiscono con il coincidere con quelle di sicurezza. E la sicurezza si garantisce con la prevenzione, non con la repressione».

L’Ice per gli americani, i pasdaran (la cui presenza è stata comunque esclusa) per gli iraniani, o qualsiasi altra milizia i cui metodi non sono esattamente apprezzati in Italia. A lei, da ministro dell’Interno, è mai capitato di ritrovarsi in una situazione del genere?

«Queste sono cose riservate e dunque diciamo che le ho dimenticate. Ma posso dire che sia per le esequie di Giovanni Paolo II nel 2005 che per le Olimpiadi invernali di Torino del 2006, con decine di capi di Stato, autorità di altissimo livello provenienti da tutto il mondo, squadre sportive, tutto andò liscio e in tanti ci chiesero di conoscere il nostro modello operativo».

E come vi regolaste allora con le forze di sicurezza straniere?

«Diplomazia e concertazione. Si contattano le delegazioni straniere una per una, si ascoltano le loro esigenze, si concordano le modalità, si propongono eventuali modifiche se qualcosa non piace. Noi elaborammo i piani necessari di concerto con gli organizzatori degli eventi, con gli amministratori locali e li concordammo con gli apparati di sicurezza per armonizzare i comportamenti. Fermo restando che la responsabilità dell’operatività sul campo è sempre e solo dell’Italia».

Potrebbe non essere sempre facile interferire sulle scelte della sicurezza di altri Paesi legittimate comunque dalla prassi?

«Con questo metodo, mi creda, è facile ottenere il consenso degli interlocutori e non è affatto difficile governare la sicurezza anche di eventi complessi e a rischio come un’Olimpiade. Credo che sia un modello sempre valido, a meno che il mondo non sia del tutto cambiato e io non capisca più niente».

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