Maltempo, stima del governo: “Almeno 1,2 miliardi di danni”. Scontro sui fondi del Ponte
di Lorenzo De CiccoAlmeno un miliardo e 200 milioni di danni. È la prima stima che abbozza il governo, a una settimana dal maltempo che ha funestato tre regioni del Meridione. Non basteranno insomma, com’era ovvio, i primi 100 milioni stanziati dall’esecutivo lunedì. Il conteggio è del ministro della Protezione civile, Nello Musumeci, in una relazione di 40 minuti durante il cdm di ieri pomeriggio. Si parte dalle richieste delle regioni: 700 milioni per la Sicilia, 300 per la Calabria, 200 per la Sardegna. Musumeci spiega ai colleghi che per mettere nero su bianco l’impegno di bilancio toccherà attendere la relazione a cui sta lavorando Fabio Ciciliano insieme ai comuni colpiti. Questione di 10 giorni, due settimane al massimo. Ma intanto, s’inserisce Giorgia Meloni durante il consiglio dei ministri, tutti i titolari dei dicasteri coinvolti dovranno attivarsi. «Da subito», la richiesta della premier, per trovare alla svelta «le risorse necessarie».
Almeno un miliardo e 200 milioni di danni. È la prima stima che abbozza il governo, a una settimana dal maltempo che ha funestato tre regioni del Meridione. Non basteranno insomma, com’era ovvio, i primi 100 milioni stanziati dall’esecutivo lunedì. Il conteggio è del ministro della Protezione civile, Nello Musumeci, in una relazione di 40 minuti durante il cdm di ieri pomeriggio. Si parte dalle richieste delle regioni: 700 milioni per la Sicilia, 300 per la Calabria, 200 per la Sardegna. Musumeci spiega ai colleghi che per mettere nero su bianco l’impegno di bilancio toccherà attendere la relazione a cui sta lavorando Fabio Ciciliano insieme ai comuni colpiti. Questione di 10 giorni, due settimane al massimo. Ma intanto, s’inserisce Giorgia Meloni durante il consiglio dei ministri, tutti i titolari dei dicasteri coinvolti dovranno attivarsi. «Da subito», la richiesta della premier, per trovare alla svelta «le risorse necessarie».
E il punto è proprio questo: dove trovare i soldi? Bruxelles aiuterà, ha fatto capire Roberta Metsola, la presidente del Parlamento Ue ricevuta a Roma: «L’Europa è al vostro fianco, pronta a fornire aiuti». Il vicepresidente della Commissione, Raffaele Fitto, ricorda che c’è il fondo di solidarietà dell’Ue. Anche i soldi della Coesione si possono rimodulare. Ma il grosso dei costi sarà a carico del bilancio dello Stato. Matteo Salvini è il più irrequieto: non vuole che si tocchino le risorse per il “suo” Ponte sullo Stretto, come chiedono invece in coro le opposizioni. Per il capo leghista, quello stanziamento non può finire sulla ricostruzione, perché «sono fondi per investimenti». Salvini assicura comunque che il governo troverà le risorse che servono per Sicilia, Calabria e Sardegna ma «il Ponte serve ai siciliani, anzi col Ponte probabilmente in caso di eventi disastrosi anche i soccorritori riuscirebbero a intervenire più velocemente». Per lo stesso Musumeci si tratterebbe di «chiacchiere da bar». Lo stesso dice un altro “fratello”, Luca Ciriani. Il problema è FI. Perché a metà giornata dal leader azzurro Antonio Tajani pare arrivare un’apertura: «Il Ponte va fatto, poi si può forse fare qualche anticipazione, vedremo quali sono i fondi da utilizzare: ci sono tante proposte e si valuteranno tutte, compresa quella» di «anticipare qualcosa» dall’opera sullo Stretto. Panico a destra. Salvini, secondo più fonti, si reca a Palazzo Chigi prima dell’avvio del cdm. Discute dell’argomento con Meloni, che invita tutti ad abbassare i toni. Poco dopo arriva la retromarcia del segretario di FI, impegnato a Bruxelles, ma raggiungibile via telefono: «FI vuole che il Ponte diventi una grande opera, i fondi non vanno tagliati e utilizzati per risarcire i danni del maltempo, siamo contrari».
A una settimana dal disastro, ora i vertici del governo si scapicollano nelle zone colpite. Ieri l’altro è stata Meloni, oggi tocca a Salvini, che ha programmato un sorvolo in elicottero, lunedì sarà la volta di Tajani. A destra si tenta di deviare le responsabilità dei danni e dell’ignavia tutta sull’opposizione. In cdm, Musumeci annuncia una commissione di studio per capire cosa sia accaduto a Niscemi dopo la frana del 1997. Il ministro per la Protezione civile riferirà in Parlamento mercoledì, nonostante la contrarietà della minoranza che vorrebbe le dimissioni di Musumeci e una informativa della premier. Per il capo del M5s, Giuseppe Conte, «Meloni è andata a Niscemi e non ha neanche parlato con la popolazione e secondo voi in Aula ci metterà la faccia? Venga Musumeci, già sarebbe qualcosa».