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Processo agli agenti solo su richiesta del ministro competente: FdI presenta ddl poi lo ritira

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La proposta vedeva come primo firmatario il senatore Renato Ancorotti che giustifica la marcia indietro “perché ha creato confusione”
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Scudo penale procedurale per le forze dell’ordine e per i militari costretti all’uso delle armi a meno che non sia il ministro competente a sollecitare il procedimento penale quando la cosiddetta causa di giustificabilità non è evidente. Diventa un caso il ddl depositato dal senatore FdI Renato Ancorotti, che poi lo ritira perché “ha creato confusione”.

Il disegno di legge affinava la proposta di scudo penale già prevista nel pacchetto sicurezza che i ministri dell’Interno e della Giustizia stanno rifinendo in vista della presentazione in consiglio dei ministri.

Secondo il disegno di legge la richiesta di procedimento del ministro competente ( che può essere quello dell’Interno per la polizia, la Difesa per i carabinieri, l’Economia per la Finanza) sarebbe la "condizione di procedibilità" per i reati commessi in servizio nell'uso delle armi. Una scelta che, nelle intenzioni di Fratelli d’Italia, non attribuisce privilegi personali ma tutela la funzione pubblica svolta dagli operatori…

Scudo penale procedurale per le forze dell’ordine e per i militari costretti all’uso delle armi a meno che non sia il ministro competente a sollecitare il procedimento penale quando la cosiddetta causa di giustificabilità non è evidente. Diventa un caso il ddl depositato dal senatore FdI Renato Ancorotti, che poi lo ritira perché “ha creato confusione”.

Il disegno di legge affinava la proposta di scudo penale già prevista nel pacchetto sicurezza che i ministri dell’Interno e della Giustizia stanno rifinendo in vista della presentazione in consiglio dei ministri.

Secondo il disegno di legge la richiesta di procedimento del ministro competente ( che può essere quello dell’Interno per la polizia, la Difesa per i carabinieri, l’Economia per la Finanza) sarebbe la "condizione di procedibilità" per i reati commessi in servizio nell'uso delle armi. Una scelta che, nelle intenzioni di Fratelli d’Italia, non attribuisce privilegi personali ma tutela la funzione pubblica svolta dagli operatori di sicurezza, evitando l'automatismo dell'azione penale in contesti operativi complessi e ad alto rischio.

"Non stiamo facendo l'Ice, Non si tratta di una copertura delle forze dell'ordine: vogliamo solo che abbiano la possibilità di prendere avvocati attraverso il ministero e che non paghino tutto loro. La riforma mira a proteggere l'efficacia operativa degli agenti ma non deroga ad alcun principio costituzionale". Restano ferme la responsabilità penale, civile e amministrativa dei pubblici ufficiali, che si consolidano in caso di dolo o colpa grave, ipotesi nelle quali lo Stato potrà esercitare il diritto di rivalsa.

L'iscrizione nel registro degli indagati resta possibile purché la notizia di reato sia fondata su fatti determinati e non inverosimili e non emergano cause di giustificazione.

Uno dei punti principali riguarda la difesa legale degli operatori coinvolti in procedimenti penali. Il disegno di legge prevede che, fino all'accertamento definitivo delle responsabilità, le spese restino sempre a carico del ministero. La restituzione delle somme anticipate dallo Stato scatterebbe anche in caso di colpa grave e non solo di dolo.

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