In prima fila c’è quasi tutto lo stato maggiore della Lega. A parlare, nella sala della Regina di Montecitorio, Matteo Salvini e Giancarlo Giorgetti. Quest’ultimo, il ministro dell’Economia, nel ricordare il collega e amico Roberto Maroni, sembra rivolgersi al suo partito e ai fatti di strettissima attualità: «Nei momenti di crisi serve freddezza, lucidità, capacità di analisi. Come ci è stato insegnato la politica è il gioco degli scacchi, e la differenza tra uno molto bravo e uno che non lo è, è capire le conseguenze delle tue decisioni».
Il pensiero va a Roberto Vannacci che pochi giorni fa ha depositato il simbolo di Futuro nazionale, il cui dominio sul web risulta registrato dal 31 ottobre 2025. Il segretario leghista lo vedrà nei prossimi giorni, l’incontro sarebbe stato già fissato, e l’ex generale non potrà fare a meno di chiarire quali siano le sue intenzioni. Il vicepremier prova a smentire l’esistenza di una vera e propria fronda che tiene sotto scacco il partito e agita il…
In prima fila c’è quasi tutto lo stato maggiore della Lega. A parlare, nella sala della Regina di Montecitorio, Matteo Salvini e Giancarlo Giorgetti. Quest’ultimo, il ministro dell’Economia, nel ricordare il collega e amico Roberto Maroni, sembra rivolgersi al suo partito e ai fatti di strettissima attualità: «Nei momenti di crisi serve freddezza, lucidità, capacità di analisi. Come ci è stato insegnato la politica è il gioco degli scacchi, e la differenza tra uno molto bravo e uno che non lo è, è capire le conseguenze delle tue decisioni».
Il pensiero va a Roberto Vannacci che pochi giorni fa ha depositato il simbolo di Futuro nazionale, il cui dominio sul web risulta registrato dal 31 ottobre 2025. Il segretario leghista lo vedrà nei prossimi giorni, l’incontro sarebbe stato già fissato, e l’ex generale non potrà fare a meno di chiarire quali siano le sue intenzioni. Il vicepremier prova a smentire l’esistenza di una vera e propria fronda che tiene sotto scacco il partito e agita il centrodestra: «Nella Lega c’è spazio per le sensibilità di tutti. Con Vannacci ci vedremo con calma, chiariremo tutto ma è un problema per i giornalisti, non per gli italiani, non per la Lega». E ancora: «Abbiamo voglia di costruire, crescere, non di litigare». È l’idea del segretario ma di certo, nel Carroccio, c’è anche chi non ha voglia di farsi logorare dall’interno da chi potrebbe volere posti in lista con l’avvicinarsi delle prossime elezioni e nel frattempo, a livello territoriale, sta cercando di riallacciare i rapporti con CasaPound e sta organizzando i comitati locali sulla remigrazione. Non è un caso la conferenza stampa in programma oggi alla Camera su richiesta del deputato vannacciano Domenico Furgiuele.
I più critici sono i governatori del Nord. Vannacci «è un’anomalia all’interno del nostro movimento», attacca il presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana: «Non è possibile creare circoli, fare le manifestazioni al di fuori del partito, presentare e depositare un nuovo logo, fare un nuovo sito». Da tempo insiste per la cacciata anche l’ex governatore veneto, Luca Zaia, che più volte ne ha parlato con Salvini.
Tuttavia proprio quando sembra a un passo la trasformazione in partito dei Team Vannacci, ecco che arriva l’addio di quelli che sono tra i principali gruppi a sostegno dell’eurodeputato. Con accuse molto dure e pesanti verso lo stesso ex generale. Milano, Verona, Varese, Busto Arsizio: il Mondo al contrario, scrivono, «è stato un bluff politico e organizzativo». Nella contestazione si aggiungono passaggi sulla scarsa trasparenza finanziaria dell’associazione ma non solo: in queste ore sta girando una lettera di dimissioni di una militante, risalente a qualche settimana fa, in cui si scrive di «seguaci del potere, pronti a scodinzolare quando il Signore accenna a far cadere dal suo tavolo qualche briciola di pane, e a donne che preferiscono usare o alludere a modi ben più antichi per “fare strada”». Insomma, una piccola bomba interna. L’esperienza del Mondo al Contrario viene quindi definito un «fallimento conclamato, politico, organizzativo e morale». Non è un nuovo addio, com’è noto. Il fondatore Fabio Filomeni e il suo gruppo se n’erano andati da tempo, anche una delle più strette collaboratrici di Vannacci, la cosiddetta “bersagliera” Stefania Bardelli, aveva mollato denunciando dinamiche simili.
Tornando alla lettera di addio della militante e dirigente degli esordi: «Nessuno ha mai visto un rendiconto» di tutta l’attività pubblica di Vannacci, fatta soprattutto di eventi e cene a pagamento. E in un passaggio si fa riferimento a una specie di corte dei miracoli del vicesegretario dove mancherebbe il rispetto per le donne. In questo clima si inserisce anche Mario Adinolfi, presidente del Popolo della Famiglia, che spera «in un tridente Adinolfi-Vannacci-Corona». Ipotesi e supposizioni che, ovviamente, creano malessere dentro la Lega.