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La Cassazione al governo: difendere l’indipendenza. Nordio: “Tesi blasfeme”

(ansa)

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Botta e risposta davanti a Mattarella alla cerimonia di apertura del nuovo anno giudiziario. Anm: tuteliamo le nostre opinioni
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Nessuna chiusura corporativa. Ma una mobilitazione «a tutela dei cittadini». Perché «la preoccupazione» delle toghe «è volta a garantire che resti effettiva l’indipendenza e l’autonomia della giurisdizione come caposaldo del sistema costituzionale». In Cassazione è l’ora della verità, a cinquanta giorni esatti dal referendum che dirà l’ultimo sì o no alla riforma della giustizia. Parole chiare rivolte dai vertici della Suprema corte, Pasquale D’Ascola e Pietro Gaeta, al ministro Nordio, in presenza del presidente Mattarella. Al quale è affidato l’appello «affinché si recuperi lucida razionalità» e «cessi ogni lacerazione istituzionale: solo deleteria, solo demolitiva». Un’analisi a cui Nordio risponderà, dallo stesso leggìo, senza giri di parole: «Sono tesi blasfeme quelle di chi sostiene che la riforma miri a condizionare la magistratura».

Botta e risposta. Il fossato c’è, non lo coprono formalità e saluti di rito al Palazzaccio, durante l’inaugurazione dell’anno giudiziario. Forse è…

Nessuna chiusura corporativa. Ma una mobilitazione «a tutela dei cittadini». Perché «la preoccupazione» delle toghe «è volta a garantire che resti effettiva l’indipendenza e l’autonomia della giurisdizione come caposaldo del sistema costituzionale». In Cassazione è l’ora della verità, a cinquanta giorni esatti dal referendum che dirà l’ultimo sì o no alla riforma della giustizia. Parole chiare rivolte dai vertici della Suprema corte, Pasquale D’Ascola e Pietro Gaeta, al ministro Nordio, in presenza del presidente Mattarella. Al quale è affidato l’appello «affinché si recuperi lucida razionalità» e «cessi ogni lacerazione istituzionale: solo deleteria, solo demolitiva». Un’analisi a cui Nordio risponderà, dallo stesso leggìo, senza giri di parole: «Sono tesi blasfeme quelle di chi sostiene che la riforma miri a condizionare la magistratura».

Botta e risposta. Il fossato c’è, non lo coprono formalità e saluti di rito al Palazzaccio, durante l’inaugurazione dell’anno giudiziario. Forse è l’ultima cerimonia – se vincerà il sì – a vedere uniti pm e giudici. Il primo presidente D’Ascola comincia dall’incessante lotta agli arretrati «che ha superato gli obiettivi Pnrr», affronta la «barbarie dei femminicidi», «la piaga dei suicidi in carcere», segnala le criticità irrisolte della digitalizzazione, «risultati insufficienti». Poi esamina il nodo-riforma: se le toghe sono allarmate dalla legge Nordio-Meloni, non è per difendere «un privilegio», la loro autonomia «è presupposto perché il giudice sia sempre imparziale», scandisce. D’Ascola cita anche il giurista-ribelle, Francesco Maria Pagano, uno dei martiri napoletani del 1799 («Una società può dirsi colta e civile quando più temperato il governo diviene»). Un giudizio che la politica digerisce male, se poco dopo Forza Italia reagisce: «Le parole di D’Ascola sono certezza di vittoria per il sì, perché quel caposaldo è garantito dalla riforma».

Ma in Cassazione è il pg Gaeta a rincarare la dose: «Lo scontro tra politica e giudici ha raggiunto livelli inaccettabili», e «una giurisdizione sfregiata nell’immagine e privata del rispetto collettivo» non giova a nessuno, «non ai cittadini, non alle istituzioni». Gaeta si appella al capo dello Stato perché si ponga fine a ogni «lacerazione istituzionale, solo deleteria». E poi, tornando alle domande di giustizia e al dramma del sovraffollamento degli istituti penitenziari, chiede severo che si profondi «ogni possibile energia per far cessare lo scandalo di vite diversamente vissute all’interno del carcere, di questo carcere», un appuntamento con la storia «che non possiamo mancare – avverte – se vogliamo essere, prima che uomini delle istituzioni, almeno e solamente uomini responsabili». Ed è duro su questo aspetto anche il presidente del Consiglio nazionale forense, Francesco Greco, quando parla di «un’urgenza costituzionale non più rinviabile». Perché «chi ha violato la legge non può essere privato della dignità», segnala Greco, puntando il dito su «sovraffollamento, condizioni strutturali inadeguate, carenza di personale, insufficienza dei programmi rieducativi». Lo stesso vertice del Cnf, lanciando l’idea di un “Patto per la giustizia oltr eogni schieramento”, ribadisce le critiche contro le norme sicurezza varate dal governo: «I diritti fondamentali non sono

negoziabili e non possono essere compressi in nome della rapidità, che non può essere l'unico criterio di riferimento delle riforme»

Sulla necessità non rinviabile di ricomporre «l’armonia nel dialogo tra poteri», assume il suo peso anche l’input del vicepresidente del Csm, nel ricordare alle pulsioni demolitive di certa politica che «la giustizia è un bene comune». «La delegittimazione reciproca indebolisce le istituzioni, e rompe il patto di fiducia tra esse e i cittadini che, disorientati, possono chiedersi se debbano o possano ancora fidarsi di chi decide, a vario titolo, le loro sorti», avverte Fabio Pinelli. E se «spetta alla politica il compito di dettare le regole – rimarca – è altrettanto necessario evitare posizioni che possano svilire il ruolo nevralgico» delle toghe. «Senza una giustizia riconosciuta non c’è fiducia, senza fiducia non c’è comunità».

Nordio, dal suo canto, rilancia: «Se al referendum si impone il no, resteremo fermi al nostro posto. Se vince il sì, dal giorno dopo lavoreremo alle norme attuative, dialogando con magistratura e avvocatura». Il Guardasigilli non esita a bollare come «ripugnanti insinuazioni» le indiscrezioni sul caso del software-spia negli uffici giudiziari (come ricostruito dall’inchiesta di Report) e come «tesi blasfeme» i timori di chi vede nella riforma «lesioni all’indipendenza» dei magistrati.

Uscendo dall’Aula magna, non pochi i giudici di rango commentano le parole del ministro. È stupito il presidente dell’Anm, Cesare Parodi. «Inappropriato chiamare “blasfema” la nostra posizione – chiarisce il presidente dell’associazione nazionale delle toghe – Abbiamo opinioni che hanno la loro dignità, le argomentiamo, le riteniamo fondate e le offriamo ai cittadini». E l’ex presidente della Corte Costituzionale Giovanni Maria Flick plaude ai contenuti e ai toni di D’Ascola e di Gaeta. «Interventi efficacissimi, perché evidenziando il rischio di lacerazioni profonde nello scontro in corso – sottolinea con Repubblica – non hanno mancato di ricordarci che la giustizia significa carne viva dei cittadini. Come il dramma delle carceri, i continui suicidi, le violenze domestiche».

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