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Galoppi, segretario della corrente di centrodestra MI: “Dico a Nordio di usare altri toni”

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“Il governo non ha mai voluto il dialogo ci consenta almeno il diritto di criticare”
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«Trovo un po’ provocatorio che si continui a chiedere a pm e giudici di restare pacati e fiduciosi, di aprirsi al dialogo, essere in ascolto e poi si usi la clava contro i nostri argomenti». Claudio Galoppi è, tecnicamente, l’esatto contrario di una “toga rossa”. Sessant’anni, da quasi 35 in magistratura, è il segretario di MI, Magistratura Indipendente, corrente di centrodestra delle toghe, la più vicina al sottosegretario Alfredo Mantovano.

Segretario Galoppi, da giudice d’Appello lei era in toga a Milano schierato coi colleghi. È d’accordo con la Pg Nanni che ha parlato di “riforma punitiva”?

«È così. Purtroppo credo che questo aspetto di mortificare i magistrati sia il cuore della vicenda».

E cosa pensa di Nordio che replica ai vostri argomenti parlando di “b…

«Trovo un po’ provocatorio che si continui a chiedere a pm e giudici di restare pacati e fiduciosi, di aprirsi al dialogo, essere in ascolto e poi si usi la clava contro i nostri argomenti». Claudio Galoppi è, tecnicamente, l’esatto contrario di una “toga rossa”. Sessant’anni, da quasi 35 in magistratura, è il segretario di MI, Magistratura Indipendente, corrente di centrodestra delle toghe, la più vicina al sottosegretario Alfredo Mantovano.

Segretario Galoppi, da giudice d’Appello lei era in toga a Milano schierato coi colleghi. È d’accordo con la Pg Nanni che ha parlato di “riforma punitiva”?

«È così. Purtroppo credo che questo aspetto di mortificare i magistrati sia il cuore della vicenda».

E cosa pensa di Nordio che replica ai vostri argomenti parlando di “blasfemia”?

«Non è apprezzabile, da vari punti di vista. Innanzitutto perché in un momento così teso credo che occorra mantenere toni di massimo equilibrio, in uno spirito di leale collaborazione. E l’accusa di blasfemia non mi pare il convincente viatico al dialogo».

Sia Gratteri, procuratore a Napoli, sia Parodi, presidente dell’Anm, hanno bocciato già come “inappropriata” quella definizione. Ma Nordio dice: confermo. Il governo persevera in un corpo a corpo? Perché?

«Non sono in grado di dirlo. Ma delegittimare l’interlocutore non è accettabile. Penso che si dovrebbe evitare ogni eccesso. Noi stiamo esprimendo riserve anche dure nei contenuti, ma con rispetto. E visto che la maggioranza di governo ha ritenuto di approvare la riforma senza recepire diverse proposte di modifica, credo che debba esserci riconosciuto, nella tutela delle prerogative parlamentari, il diritto di criticare e di dissentire».

I vertici di Cassazione e Csm hanno chiesto dinanzi a Mattarella il ritorno a una lucida razionalità: una giustizia “sfregiata” o “non riconosciuta” non conviene né ai cittadini né alle istituzioni. Lo condivide?

«Assolutamente sì. Noi stiamo dicendo che la riforma non è una panacea per i mali della giustizia. E che avremmo preferito che si fossero concentrate le forze di tutti per risolvere i problemi veri: come tempi e qualità delle decisioni, il dramma del sovraffollamento delle carceri. Temi che incidono sulla qualità della vita delle persone. Evidentemente queste non sono delle priorità».

Il governo sta per scrivere le prime norme attuative, in vista di una vittoria del sì. È vero che proprio MI, tra non pochi mal di pancia, ha posto il tema?

«Preferisco cogliere il segnale di apertura lanciato ieri da Mantovano. Vediamo se la chiusura totale permane o se verrà meno in sede di attuazione, nel caso vinca il sì».

Molti però si chiedono a quale Mantovano credere. Quello dei toni rassicuranti , o “l’altro”, citato dal presidente di Corte d’Appello Meliadò, a Roma, “c’è un’invasione di campo dei magistrati che deve essere ricondotta”?

«Mettiamola così. Voglio credere a quest’ultima dichiarazione di Mantovano».

Di fronte a una platea di universitari lei ha bocciato l’introduzione del sorteggio nei due Csm. Non sarebbe l’ antidoto al “veleno” delle correnti?

«Ma è una scelta totalmente inadeguata rispetto ai problemi che si vorrebbero risolvere. Secondo le tesi dei migliori costituzionalisti, l’estrazione a sorte è una “scelta disperata”. Il sorteggio opacizza la rappresentanza, nega la meritocrazia, svincola da responsabilità. In una parola, è pericoloso».

Pericoloso per chi?

«Per la democrazia. E se domani si stabilisse il sorteggio per i parlamentari?».

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