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Il governo pronto alla stretta con scudo e fermi preventivi ma è tensione sul decreto

Il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi

 

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Vertice stamane a Palazzo Chigi e cdm mercoledì. Sui trattenimenti dubbi del Colle. Pressing di Salvini sulle cauzioni per i cortei
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ROMA – La risposta del governo alla violenta aggressione di un gruppo di antagonisti ai poliziotti in servizio sabato a Torino al corteo di Askatasuna arriverà in settimana. Con tutta probabilità già mercoledì in consiglio dei ministri approderà il pacchetto-sicurezza con l’annunciata stretta alle manifestazioni, lo scudo penale per le forze dell’ordine (ma non solo) e le norme contro la violenza giovanile. In che formulazione lo deciderà questa mattina Giorgia Meloni al termine di una nuova riunione convocata dopo gli scontri di piazza a cui parteciperanno i sottosegretari alla presidenza Mantovano e Fazzolari, i vicepremier Salvini e Tajani, i ministri dell’Interno Piantedosi, della Giustizia Nordio e della Difesa Crosetto.

La strategia di Giorgia Meloni è chiara e ruota attorno a due necessità: una politica, l’altra “diplomatica”. La premier intende inviare un segnale securitario, a costo di avallare una scivolosissima stretta sui cortei, e cavalcare lo sdegno per alcuni fatti di…

ROMA – La risposta del governo alla violenta aggressione di un gruppo di antagonisti ai poliziotti in servizio sabato a Torino al corteo di Askatasuna arriverà in settimana. Con tutta probabilità già mercoledì in consiglio dei ministri approderà il pacchetto-sicurezza con l’annunciata stretta alle manifestazioni, lo scudo penale per le forze dell’ordine (ma non solo) e le norme contro la violenza giovanile. In che formulazione lo deciderà questa mattina Giorgia Meloni al termine di una nuova riunione convocata dopo gli scontri di piazza a cui parteciperanno i sottosegretari alla presidenza Mantovano e Fazzolari, i vicepremier Salvini e Tajani, i ministri dell’Interno Piantedosi, della Giustizia Nordio e della Difesa Crosetto.

La strategia di Giorgia Meloni è chiara e ruota attorno a due necessità: una politica, l’altra “diplomatica”. La premier intende inviare un segnale securitario, a costo di avallare una scivolosissima stretta sui cortei, e cavalcare lo sdegno per alcuni fatti di cronaca trascinando nella mischia la magistratura, in vista del referendum sulla giustizia. Piano studiato da tempo, addirittura teorizzato in riunioni recenti, che trae adesso slancio dai fatti di Torino. C’è però da mantenere un equilibrio con il Quirinale – ed è il cruccio “diplomatico” – evitando un conflitto con Sergio Mattarella. Da tempo, il Colle non nascondeva alcuni dubbi rispetto all’attenzione dell’esecutivo di procedere per decreto sulle norme più delicate. Nelle ultime ore, gli uffici di Alfredo Mantovano sono tornati a confrontarsi con quelli del Quirinale. In particolare, sul fermo di prevenzione che consente alle forze dell’ordine di trattenere per accertamenti (senza alcun vaglio dell’autorità giudiziaria) «persone sospettate di costituire un pericolo per il pacifico svolgimento della manifestazione». Trattenimento che Matteo Salvini vorrebbe addirittura portare a 48 ore. Una norma su cui gli esperti di Mattarella fanno registrare, si apprende, diverse perplessità. E attendono di leggere la versione definitiva per pronunciarsi. Questo punto è dunque oggetto di una mediazione che potrebbe portare a stralciare la norma, per inserirla in un disegno di legge. Così, almeno, a dare ascolto a chi - da palazzo Chigi - descrive Meloni e Mantovano come intenzionati a evitare «approcci muscolari» o «scontri tra istituzioni». Una linea utile, a sentire le stesse fonti, che servirebbe a evitare stop preventivi al decreto. E sempre che la leader non debba cedere all’insistenza di Matteo Salvini: «È tutto assolutamente meditato e ben fatto – dice dopo un volantinaggio securitario e prima di infilarsi in un supermercato di Prati, pieno centro di Roma – Non temo che le norme vengano bloccate».

Meloni prepara anche l’apertura di un altro fronte, quello con l’opposizione. Nelle prossime ore si appellerà pubblicamente alle minoranze, in vista del dibattito parlamentare sugli scontri che si aprirà martedì con la relazione alla Camera di Piantedosi. Chiederà loro di votare assieme la condanna delle violenze. L’obiettivo è spaccare la minoranza, assicurandosi il sostegno di Azione e, se possibile, di Italia viva.

Oggi intanto verrà assunta la decisione se modificare o meno l’originaria impostazione data dal Viminale e far passare per decreto (immediatamente esecutivo) le norme sullo scudo penale e sulle manifestazioni al momento previste nel disegno di legge, che sarebbe invece sottoposto al dibattito parlamentare prima di diventare legge.

Se la scorsa settimana, sull’onda emotiva della morte dello studente di La Spezia, l’orientamento era quello di travasare nel dl le norme sul divieto di porto e vendita dei coltelli a minori, adesso l’emergenza è di nuovo quella della stretta sui cortei. E dunque l’orientamento sembra quello di prevedere nel decreto il blocco dell’automatismo dell’iscrizione nel registro degli indagati di esponenti delle forze dell’ordine (ma anche di qualsiasi altro cittadino, per superare l’obiezione di incostituzionalità) quando il fatto viene compiuto con «evidente causa di giustificazione», in adempimento di un dovere o per legittima difesa.

Ma la Lega è tornata all’attacco anche con la cauzione obbligatoria per gli organizzatori delle manifestazioni a copertura di eventuali danni, una norma che suscita il no dei sindacati e forti perplessità all’interno della stessa maggioranza.

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