ROMA – Domenica mattina, due messe nella chiesa di San Lorenzo in Lucina e una folla che non si vedeva da anni. All’ingresso della basilica, uno dei fedeli che frequenta abitualmente questa parrocchia improvvisa un servizio d’ordine: «Per andare a vedere il dipinto si può entrare solo dalle 11,30 fino alle 12. Per favore, calma. E non si parla in chiesa». La cappella delle anime sante dove si trova l’angelo che raffigura il volto della premier Giorgia Meloni è stata transennata per evitare selfie e foto troppo da vicino e anche assembramenti.
Quando termina la prima celebrazione eucaristica, via libera e corsa allo scatto. Monsignor Daniele Micheletti è seduto in sacrestia dietro la sua scrivania e insiste: «Soltanto una persona mi ha espresso indignazione. Soltanto una». Attorno si raduna un gruppo di fedeli affezionati a questa chiesa, persone che qui vengono da anni. Si sente un brusio, che si fa sempre più forte. Finché una donna non ce la fa più a trattenersi e sbotta: «No, io no…
ROMA – Domenica mattina, due messe nella chiesa di San Lorenzo in Lucina e una folla che non si vedeva da anni. All’ingresso della basilica, uno dei fedeli che frequenta abitualmente questa parrocchia improvvisa un servizio d’ordine: «Per andare a vedere il dipinto si può entrare solo dalle 11,30 fino alle 12. Per favore, calma. E non si parla in chiesa». La cappella delle anime sante dove si trova l’angelo che raffigura il volto della premier Giorgia Meloni è stata transennata per evitare selfie e foto troppo da vicino e anche assembramenti.
Quando termina la prima celebrazione eucaristica, via libera e corsa allo scatto. Monsignor Daniele Micheletti è seduto in sacrestia dietro la sua scrivania e insiste: «Soltanto una persona mi ha espresso indignazione. Soltanto una». Attorno si raduna un gruppo di fedeli affezionati a questa chiesa, persone che qui vengono da anni. Si sente un brusio, che si fa sempre più forte. Finché una donna non ce la fa più a trattenersi e sbotta: «No, io non sono d’accordo. Non voglio che nella parrocchia dove vengo per partecipare alla messa ci sia il volto di Meloni, ma neanche quello di un altro politico». Alla sua voce se ne aggiunge un’altra e poi un’altra ancora. Maria Grazia però non è d’accordo: «Io invece lo lascerei così». Il parroco Micheletti, responsabile della basilica, inizia a tentennare: «Se suscita scandalo nell’opinione pubblica lo faremo cambiare, che problema c’è? Lo cambiamo».
In realtà il ministero della Cultura, la soprintendenza e il vicario del Papa hanno già compiuto i primi passi in questa vicenda, sollevata da Repubblica. Il cardinale Baldo Reina, poche ore dopo aver letto la notizia, in una nota ribadisce «con fermezza che le immagini d’arte sacra e della tradizione cristiana non possono essere oggetto di utilizzi impropri o strumentalizzazioni, essendo destinate esclusivamente a sostenere la vita liturgica».
Sempre Micheletti prova a difendere il lavoro del suo sacrestano, nonché decoratore e restauratore, Bruno Valentinetti, che ha realizzato l’opera nel 2000 per poi ripristinarla tra il 2023 e il 2024 in seguito a infiltrazioni. «Se si parla di strumentalizzazioni, come fa il cardinale Reina, bisogna vedere - sottolinea il parroco - anche quale sia stata l’intenzione di chi lo ha dipinto. E anche come viene interpretato».
È il concetto che il responsabile di San Lorenzo in Lucina ha espresso anche alla soprintendenza speciale per Roma che, su indicazione del ministro della Cultura Alessandro Giuli, ha iniziato le indagini. Dopo un sopralluogo fatto dalla soprintendente Daniela Porro sabato pomeriggio, oggi inizieranno i controlli carte alle mano. Nel 2023 era arrivata da Micheletti la richiesta per il ripristino del dipinto. Si dichiarava che l’affresco sarebbe stato ripristinato esattamente com’era in origine, nell’iconografia e nello stile decorativo. Bisognerà dimostrare che Valentinetti, nel suo intervento, si è discostato dal disegno originale.
Il restauratore insiste e sfida la soprintendenza: «Dimostrino che l’angelo è Meloni, che è diverso da quello originale. Io comunque ho buttato tutti i bozzetti, non ho più niente. Neanche le immagini di com’era prima». Toccherà alla soprintendenza fare un lavoro di ricerca. Intanto sta per iniziare la messa delle 12. Il sacerdote Micheletti, prima di salire sull’altare, scherza: «Adesso facciamo sedere tutti i meloniani a destra e tutti gli antimeloniani a sinistra». Ride, ma non tutti apprezzano.