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CasaPound in campo per il referendum, attacca la “giustizia progressista”: “Falli piangere, vota sì”

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Partita la campagna con un comunicato diffuso sui canali social, titolo: “Chi ama l’Italia vota sì”. Scritta bianca su sfondo blu, il simbolo della tartaruga nera frecciata e una striscia tricolore
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Dopo il flop del tentato e fallito blitz in Parlamento alla Camera dei deputati per l’annunciata e naufragata conferenza stampa sulla remigrazione, CasaPound riparte dal referendum sulla giustizia. Lo fa con un comunicato diffuso sui canali social, titolo: “Chi ama l’Italia vota Sì”. Scritta bianca su sfondo blu, il simbolo della tartaruga nera frecciata e una striscia tricolore. Sotto, uno spiegone che si chiude con la più che esplicita indicazione di voto: “Il 22 e 23 marzo fai ciò che è giusto, falli piangere: vota Sì”. Un’incursione, quella nella campagna referendaria, piuttosto inattesa, e che un po’ sorprende: primo, perché il movimento neofascista è alle prese – pancia a terra, tutte le sezioni sui territori mobilitate - con quella che l’estrema destra considera ormai la madre di tutte le battaglie, ovvero la discussa legge sulla remigrazione. Che l’omonimo comitato vorrebbe portare in Parlamento dopo la raccolta di firme iniziata il 30 gennaio. Il secondo motivo è uno sviluppo…

Dopo il flop del tentato e fallito blitz in Parlamento alla Camera dei deputati per l’annunciata e naufragata conferenza stampa sulla remigrazione, CasaPound riparte dal referendum sulla giustizia. Lo fa con un comunicato diffuso sui canali social, titolo: “Chi ama l’Italia vota Sì”. Scritta bianca su sfondo blu, il simbolo della tartaruga nera frecciata e una striscia tricolore. Sotto, uno spiegone che si chiude con la più che esplicita indicazione di voto: “Il 22 e 23 marzo fai ciò che è giusto, falli piangere: vota Sì”. Un’incursione, quella nella campagna referendaria, piuttosto inattesa, e che un po’ sorprende: primo, perché il movimento neofascista è alle prese – pancia a terra, tutte le sezioni sui territori mobilitate - con quella che l’estrema destra considera ormai la madre di tutte le battaglie, ovvero la discussa legge sulla remigrazione. Che l’omonimo comitato vorrebbe portare in Parlamento dopo la raccolta di firme iniziata il 30 gennaio. Il secondo motivo è uno sviluppo del primo: perché il referendum proprio adesso? Mancano meno di due mesi e la politica è in campo, è vero.

Ma qual è l’interesse di CasaPound di entrare in partita? Vediamo il testo del comunicato per il “Sì”. Incomincia con una premessa dal sapore, diciamo, nazionalista. “La Giustizia con la “G” maiuscola è l’unità di misura della civiltà di una Nazione e del valore delle sue istituzioni”, scrive CasaPound. Da notare: giustizia con la “G” maiuscola e, ovviamente, pure “nazione” con la “N” maiuscola. Alla Meloni maniera. Secondo i “fascisti del terzo millennio” - come si definiscono i camerati che da 22 anni occupano l’edificio pubblico in via Napoleone III a Roma – “da troppi anni la giustizia italiana opera tramite teoremi ideologici e logiche clientelari: una stampella del potere progressista che viene usata come mannaia contro chiunque professi ideologie lontane dai salotti buoni”.

La soluzione per cambiare il sistema giudiziario? “Votare Sì. Che significa scardinare questo meccanismo malato e affermare il principio che la separazione delle carriere rafforza l’autonomia e la trasparenza di un’istituzione, quella giuridica, fondamentale per la vita della Nazione”. Infine l’attacco alla sinistra. “Si trincera, ovviamente, per mantenere lo status quo, con una giustizia prezzolata al servizio di chi pensa di professare un’assoluta superiorità morale.Superiorità morale a cui non crede più nessuno”.In un altro passaggio i neofascisti argomentano con queste parole: “Il nostro gesto – sposare la causa del si – è un gesto per dare un chiaro segnale a chi, ancora una volta, vuole incatenare le sorti della Nazione (…) Vogliamo esprimere il nostro chiaro sostegno alla riforma della giustizia, attraverso il sì è possibile mettere alla berlina tuttala retorica del no. Una litania che vuole tenere l’Italia incollata al clientelismo giudiziario dove la giustizia viene usata come una vera e propria arma politica. Diciamo, quindi, basta a carriere costruite sulle correnti e basta con l’impunità”.

C’è spazio anche per un attacco all’Anm - definita “un’associazione di fatto privata, quindi sensibile alle questioni politiche, che può decidere di fatto le nomine dei procuratori della Repubblica”. Poi l’entrata a gamba tesa contro “la propaganda del no fatta di storici improvvisatisi giuristi, di scrittori tuttologi, di una campagna basata sulla menzogna”. Al netto dei toni, degli accenti e dei prevedibili passaggi; al netto anche del fatto che con la giustizia CasaPound, i suoi dirigenti e i suoi militanti hanno a che fare da anni essendoci in ballo diversi processi (si va dall’apologia di fascismo alla tentata riorganizzazione del disciolto partito fascista alle lesioni, ndr), resta il dubbio.

A chi vuole e deve portare acqua, CasaPound? Qui si torna, forse, alla proposta di legge ad iniziativa popolare sulla remigrazione. I neofascisti, che tirano le fila del Comitato Remigrazione e Riconquista insieme ad altre tre sigle nere (Rete dei patrioti, Veneto Fronte Skinheads e Brescia ei Bresciani), hanno comunicato di avere già raccolto 50mila firme in appena due giorni. Tanti ne sono passati da quando i camerati sono mestamente rimbalzati sul muro di 30 deputati di centrosinistra che - per impedire l’ingresso in parlamento di naziskin e neofascisti - hanno occupato la sala stampa che era stata prenotata dal deputato leghista vannacciano Domenico Furgiuele. Raccolte le firme necessarie, per far passare la legge serviranno poi i voti in Parlamento. CasaPound ne ha bisogno come il pane, se vuole provare a segnare un punto politico dopo vari insuccessi e in una fase, quella attuale, decisamente calante dal punto di vista della militanza e dei numeri. In quest’ottica appare dunque naturale guardare ai partiti della destra: Lega in primis, ma magari anche Fratelli d’Italia, che pure sulla remigrazione fin qui si è mostrata molto più cauta e tiepida. Chissà se dopo l’annunciata campagna per il Sì al referendum di CasaPound si muoverà qualcosa.

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