Svolta della Santa sede: via da quell’affresco il volto di Meloni
di Gabriella CeramiFila di curiosi nella basilica di San Lorenzo in Lucina per l'affresco con il volto di Meloni
ROMA – Nella chiesa di San Lorenzo in Lucina il dibattito tra favorevoli e contrari, indignati e chi invece sostiene che «Meloni andrebbe santificata», non si placa neanche di lunedì mattina. Non c’è più il servizio d’ordine improvvisato della domenica, ma la calca di persone, talvolta rumorose, davanti al dipinto dell’angelo che raffigura il volto di Giorgia Meloni è sempre lì, tra una foto e un post sui social.
I più arditi cercano ancora l’inquadratura perfetta per un selfie con il cherubino sullo sfondo. Cherubino che però, molto presto, sarà modificato affinché torni ad essere quello originale. Che, nonostante le mezze smentite dell’autore Bruno Valentinetti, rappresentava il volto dell’attuale premier.
Servono ancora alcuni passaggi formali, ma è di questo che il parroco e gli uffici tecnici del vicariato di Roma hanno discusso nel corso di una telefonata ieri mattina. Monsignor Daniele Micheletti, da due giorni al centro dell’attenzione dopo la notizia pubblicata da Repubbli…
ROMA – Nella chiesa di San Lorenzo in Lucina il dibattito tra favorevoli e contrari, indignati e chi invece sostiene che «Meloni andrebbe santificata», non si placa neanche di lunedì mattina. Non c’è più il servizio d’ordine improvvisato della domenica, ma la calca di persone, talvolta rumorose, davanti al dipinto dell’angelo che raffigura il volto di Giorgia Meloni è sempre lì, tra una foto e un post sui social.
I più arditi cercano ancora l’inquadratura perfetta per un selfie con il cherubino sullo sfondo. Cherubino che però, molto presto, sarà modificato affinché torni ad essere quello originale. Che, nonostante le mezze smentite dell’autore Bruno Valentinetti, rappresentava il volto dell’attuale premier.
Servono ancora alcuni passaggi formali, ma è di questo che il parroco e gli uffici tecnici del vicariato di Roma hanno discusso nel corso di una telefonata ieri mattina. Monsignor Daniele Micheletti, da due giorni al centro dell’attenzione dopo la notizia pubblicata da Repubblica, si fa vedere il meno possibile in basilica. È il giorno in cui la soprintendenza speciale di Roma, su indicazione del ministro della Cultura, Alessandro Giuli, ha attivato le ricerche di archivio per individuare la documentazione, fotografica o i disegni dei progetti, del dipinto originale della cappella del Crocifisso realizzato nel 2000.
La ricerca serve per poter fare un raffronto con l’attuale decorazione, frutto del ripristino avvenuto nel 2025: il dipinto è stato reso visibile al pubblico l’8 dicembre dello scorso anno e la comunicazione alla soprintendenza, nella quale si diceva che sarebbero stati svolti questi lavori mantenendo intatta l’iconografia e lo stile decorativo, era arrivata nel 2023. Adesso i tecnici stanno cercando i documenti nei tre archivi a loro disposizione.
Tuttavia nessuno più nutre dubbi che il volto raffigurato sia quello di Meloni. In un colloquio telefonico, molto schietto, monsignor Micheletti e i tecnici del vicariato hanno convenuto sulla necessità «di trovare una via d’uscita, che sarà la modifica del dipinto». Lo racconta il parroco: «Stiamo cercando una soluzione», dice, «non possiamo rimanere incastrati sul viso di un angelo». Quindi si va verso il ripristino dell’opera originale.
Il parroco non teme di essere rimosso dal suo incarico: «Non c’è nessuna norma che vieta di mettere il volto di qualcuno su un angelo. E per rimuovermi occorre un processo canonico e anche una giusta causa». Comunque sia non è questa la strada da percorrere anche perché Micheletti ha dato la piena disponibilità per modificare il dipinto.
I tempi sono ancora incerti, ma non lunghi. Si aspetta il responso della soprintendenza e contestualmente ci sarà una riunione tra la stessa soprintendenza, l’ente proprietario che è il Fondo edifici di culto, l’ufficio per l’edilizia di culto del vicariato di Roma e monsignor Micheletti.
Quest’ultimo non ha più intenzione di fare barricate soprattutto dopo i recenti contatti con la curia di Roma e considerato che il cardinale Baldo Reina, poche ore dopo aver letto la notizia, in una nota ha ribadito «con fermezza che le immagini d’arte sacra e della tradizione cristiana non possono essere oggetto di utilizzi impropri o strumentalizzazioni, essendo destinate esclusivamente a sostenere la vita liturgica».
Nonostante la bufera, il restauratore Valentinetti, che è anche il sacrestano di San Lorenzo in Lucina, sembra prendersi gioco di tutto ciò che sta avvenendo attorno a lui. Ospite di Fiorello nella puntata de La Pennicanza racconta ridendo: «Ero posseduto. Dormivo e mi è apparsa la Meloni in sogno, vestita di bianco. Sembrava la Madonna di Fatima! Mi diceva: “Bruno, dipingi l’angelo a mia immagine; mettigli la mia faccia”. La mano andava da sola!». Adesso la domanda che rimbalza è la seguente: chi modificherà l’opera quando i tempi saranno maturi? Micheletti non ha dubbi: «Valentinetti, ma con le dovute raccomandazioni».