✕

Sicurezza, Meloni chiede unità ma l’opposizione teme la trappola

La segretaria del Pd, Elly Schlein

 

Ascolta l'audio

Pd e 5S: l’appello a votare insieme la risoluzione fatto per dividere il campo largo. “No strumentalizzazioni”
2 minuti di lettura

«L’allarme rosso scatta intorno all’ora di pranzo: «Non sarà una trappola?». La nota di Palazzo Chigi, diramata in coda al vertice sull’imminente stretta securitaria, somiglia «solo in apparenza» a un tentativo di appeasement.

«In questa delicata fase — anche alla luce delle dichiarazioni della segretaria del Partito democratico, Elly Schlein — il governo intende rivolgere all’opposizione un appello a una stretta collaborazione istituzionale», c’è scritto in premessa. «Per questo, i capigruppo di maggioranza hanno ricevuto mandato di proporre a quelli di opposizione la presentazione di una risoluzione unitaria in tema di sicurezza, che potrebbe essere votata già questa settimana in occasione delle relazioni del ministro Matteo Piantedosi», conclude il comunicato.

«E se fosse la solita mossa di Meloni per dividere il nostro campo, farci passare per quelli che stanno con i violenti anziché con la polizia?», ci si domanda tra il Nazareno e via di Campo Marzio. Interrogativi legittimi…

«L’allarme rosso scatta intorno all’ora di pranzo: «Non sarà una trappola?». La nota di Palazzo Chigi, diramata in coda al vertice sull’imminente stretta securitaria, somiglia «solo in apparenza» a un tentativo di appeasement.

«In questa delicata fase — anche alla luce delle dichiarazioni della segretaria del Partito democratico, Elly Schlein — il governo intende rivolgere all’opposizione un appello a una stretta collaborazione istituzionale», c’è scritto in premessa. «Per questo, i capigruppo di maggioranza hanno ricevuto mandato di proporre a quelli di opposizione la presentazione di una risoluzione unitaria in tema di sicurezza, che potrebbe essere votata già questa settimana in occasione delle relazioni del ministro Matteo Piantedosi», conclude il comunicato.

«E se fosse la solita mossa di Meloni per dividere il nostro campo, farci passare per quelli che stanno con i violenti anziché con la polizia?», ci si domanda tra il Nazareno e via di Campo Marzio. Interrogativi legittimi. Il testo diffuso dagli uffici della premier è volutamente ambiguo: non cita i fatti di Torino e si concentra sul «pacchetto di norme liberticide» atteso al varo in cdm. Difficile da interpretare come una chiamata alla solidarietà nazionale dopo gli scontri di sabato sotto la Mole: quella solidarietà che Schlein aveva sollecitato già il giorno prima in una telefonata privata alla presidente del Consiglio. Per chiederle di stoppare le accuse strumentali di complicità lanciate dai Fratelli contro il centrosinistra e avvertire: «Le istituzioni devono unire, non dividere».

La risposta del governo è arrivata dal vertice di ieri. Durante il quale Meloni ha ribadito: «L’ho detto anche alla segretaria del Pd, è importante che dal Parlamento arrivi una condanna unanime». Ma i progressisti non si fidano: «Su questo ci siamo. Se invece chiederanno un impegno sul nuovo decreto sicurezza la nostra indisponibilità sarà totale». Sospetti corroborati dalle manovre della maggioranza. Oggi a Montecitorio resta infatti confermata l’informativa di Piantedosi sulle violenze di Torino: non c’è tempo per cambiare in corsa, il ministro terrà la sua relazione, ma senza documenti da votare. Mentre in Senato il centrodestra chiederà alla riunione dei capigruppo di trasformare l’informativa prevista per domani in comunicazioni del ministro, in modo che si possano presentare risoluzioni da sottoporre al voto dell’aula. Un blitz. Che le opposizioni intendono respingere.

Manco a dirlo, i maggiori tormenti albergano nel Pd. Rinchiusa per tutto il giorno al Nazareno, Schlein riflette sul da farsi e dà ai suoi la consegna del silenzio. Un po’ spiazzata dalla fuga in avanti di Giuseppe Conte, che a metà pomeriggio decide di andare a vedere le carte di Meloni: «Il governo vuol davvero ascoltare le nostre proposte? È davvero disponibile a fare le cose con serietà e responsabilità senza approfittare del singolo episodio per tattiche strumentali?», scrive sui social il capo del M5S: «Se sì, noi ci stiamo e siamo disponibili a verificarlo».

Un’apertura non condivisa con gli alleati. Freddi sulla sortita dell’avvocato. «La risoluzione unitaria auspicata dalla premier è una scatola vuota, non si sa cosa ci sia dentro», diffida Nicola Fratoianni di Avs. «Chiedono un’adesione in bianco», rincara Angelo Bonelli. Lo dice anche Riccardo Magi di +Europa: «Sembra evidente che non c’è una reale intenzione di concordare nulla, si vuole solo carta bianca per una nuova stretta repressiva, accusando altrimenti le opposizioni di essere complici dei violenti». Tranne Carlo Calenda, incline «a esaminare la proposta senza pregiudiziali» (ma non è una novità», sono tutti compatti sulla strategia: «Vedremo cosa scriveranno nel testo. Se conterrà la condanna dei fatti di Torino e la solidarietà alle forze dell’ordine, pronti a votarlo. Se allargheranno alle norme che puniscono il dissenso e criminalizzano le piazze, se lo possono scordare».

Simile la posizione del Pd. Dopo aver ricordato che oggi alla Camera «non si vota», a sera i capigruppo Chiara Braga e Francesco Boccia avvertono: se domani in Senato «il governo intende approvare le misure di propaganda già annunciate, ci confronteremo in Parlamento, attraverso l’esame di un provvedimento di legge». Chiaro il messaggio: no a risoluzioni trabocchetto. E pazienza se i riformisti insistono: «Dobbiamo scoprire se quello di Meloni è un bluff». Schlein è convinta di sì. E non si presterà ai «suoi giochetti».

Leggi i commenti