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Piantedosi, affondo in aula: “Centri sociali e violenti, complice chi sfila con loro”

Matteo Piantedosi 

 

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Il ministro dell’Interno alla Camera dopo i fatti di Torino. Meloni rilancia: “Serve impegno comune ma non arretreremo”
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ROMA – «Ho fatto un racconto dei fatti. Sono fatti». Matteo Piantedosi attraversa a passo veloce il Transatlantico quando nell’aula di Montecitorio non si è ancora spenta l’eco delle proteste delle opposizioni per la sua informativa sulle violenze alla manifestazione di Askatasuna a Torino. «Pura propaganda», «un comizio», «alza il livello dello scontro», replicano i deputati di Pd, M5S, Avs, +Europa decretando a primo minuto di gioco che nessun accordo è possibile con il centrodestra e mettendo a nudo il «bluff» di Giorgia Meloni che, a sera, ribadisce a Far West: «Serve un impegno comune, penso che sia anche un problema di humus culturale. Noi non arretriamo su norme più efficaci».

Di certo non mostra nessuna intenzione di arretrare il ministro dell’Interno che usa la sua informativa alla Camera come una clava. Indica precise responsabilità politiche: «Chi sfila con i delinquenti offre prospettive di impunità», mette all’indice «l’ipocrisia dei manifestanti pacifici che hanno fatto…

ROMA – «Ho fatto un racconto dei fatti. Sono fatti». Matteo Piantedosi attraversa a passo veloce il Transatlantico quando nell’aula di Montecitorio non si è ancora spenta l’eco delle proteste delle opposizioni per la sua informativa sulle violenze alla manifestazione di Askatasuna a Torino. «Pura propaganda», «un comizio», «alza il livello dello scontro», replicano i deputati di Pd, M5S, Avs, +Europa decretando a primo minuto di gioco che nessun accordo è possibile con il centrodestra e mettendo a nudo il «bluff» di Giorgia Meloni che, a sera, ribadisce a Far West: «Serve un impegno comune, penso che sia anche un problema di humus culturale. Noi non arretriamo su norme più efficaci».

Di certo non mostra nessuna intenzione di arretrare il ministro dell’Interno che usa la sua informativa alla Camera come una clava. Indica precise responsabilità politiche: «Chi sfila con i delinquenti offre prospettive di impunità», mette all’indice «l’ipocrisia dei manifestanti pacifici che hanno fatto scudo fisico ai violenti», evoca «dinamiche squadriste e terroristiche con un innalzamento del livello dello scontro».

Parole durissime per confermare che alla «resa dei conti con lo Stato democratico» annunciata dagli organizzatori del corteo di Torino il governo risponderà con norme forti per fermare i violenti, come il fermo preventivo «presente in alcuni ordinamenti europei senza che nessuno gridi all’attentato alla democrazia» e lo scudo penale per gli uomini in divisa. «L’auspicio è che domani il consiglio dei ministri approvi il pacchetto», dice prima di andar via.

Aveva iniziato in maniera soft, Piantedosi, esprimendo la solidarietà del governo agli agenti feriti e lasciando spazio a un lungo applauso da parte dell’emiciclo prima di rivendicare «il grande lavoro svolto dalle forze dell’ordine che ha evitato danni ben più gravi che erano nei programmi dei manifestanti». Ma poi, nel ricostruire l’origine della manifestazione di Torino e quella sorta di chiamata di Askatasuna ad antagonisti di tutta Europa per «la resa dei conti con lo Stato democratico», Piantedosi ha alzato i toni e ha cambiato obiettivo. Non più solo i responsabili degli scontri, ma anche «quei manifestanti pacifici che hanno fatto scudo fisico, anche aprendo gli ombrelli, per impedire che potessero essere visti i gruppi più violenti». E poi l’attacco violentissimo agli esponenti delle opposizioni in piazza a Torino: «I disordini di sabato confermano il vero volto degli antagonisti ospiti dei centri sociali occupati abusivamente, talvolta anche grazie a coperture politiche ben identificabili. Chi sfila a fianco di questi delinquenti finisce per offrire loro una prospettiva di impunità». Dai banchi della destra parte un fragoroso applauso mentre il ministro dell’Interno compone il puzzle di chi «vuole compattare la galassia anarchica»: antagonisti, ambientalisti, pro-Pal amici di Hannoun ( il leader dei palestinesi in Italia arrestato a dicembre), esponenti di Avs.

Un crescendo di accuse che accende l’aula di Montecitorio. Sin dai primi interventi delle opposizioni è evidente che non esiste alcuna ipotesi di accordo su una mozione oggi a seguire la replica dell’informativa che Piantedosi terrà al Senato. «State criminalizzando non solo chi era a Torino, ma intere forze politiche e milioni di persone che si riconoscono in valori forti alla base della nostra Repubblica. È inaccettabile», dice Matteo Mauri del Pd. «Fa schifo usare la violenza anarchica per i vostri comodi», il giudizio di Chiara Appendino del M5S. Quando Angelo Bonelli, leader di Avs, respinge le accuse ai suoi compagni di partito e cita il «giovedì nero di Milano» del 1973 con una manifestazione vietata dalla polizia a cui partecipava Ignazio La Russa, Piantedosi sorride. Lapidaria la conclusione di Riccardo Magi di + Europa: «Piantedosi ha usato parole incendiarie oggi accomunando i manifestanti politici ai violenti e annunciando leggi speciali. Altro che accordo».

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