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Salvini ora si blinda: “Voglio una Lega unita”. Ma frena su Zaia vice

Luca Zaia nella prima puntata del suo videopodcast "Il Fienile"

 
In mattinava convoca un vertice alla Camera e poi vede Giorgetti. Per limitare l’ex chiede che restino i collegi uninominali
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ROMA – Matteo Salvini ha una gran fretta di chiudere il caso Vannacci, ma intanto deve pensare a come tenere a galla il partito, limitare lo scossone dell’ex parà, evitare il patatrac, il crollo dei consensi. C’è bisogno di una Lega unita, senza fronde e troppi distinguo. Così si può spiegare il vertice del leader con i big leghisti alla Camera di prima mattina, tutti convocati, da Riccardo Molinari in giù. E soprattutto il faccia a faccia riservato con Giancarlo Giorgetti, incontrato subito prima del premier ceco Andrej Babiš, sodale dei Patrioti. Il ministro dell’Economia non era presente al federale dell’altro ieri: si era solo video-collegato. E così, rientrato a Roma, il segretario ha deciso di bussare al Mef. «Si ricompatta la vecchia Lega», è il senso del rendezvous a sentire fonti del Carroccio di primo piano.

Sarà un percorso comunque faticoso, perché tanti nell’ultimo anno avevano avvisato il capo che l’ingresso del generale nel partito, la sua promozione a numero due, sare…

ROMA – Matteo Salvini ha una gran fretta di chiudere il caso Vannacci, ma intanto deve pensare a come tenere a galla il partito, limitare lo scossone dell’ex parà, evitare il patatrac, il crollo dei consensi. C’è bisogno di una Lega unita, senza fronde e troppi distinguo. Così si può spiegare il vertice del leader con i big leghisti alla Camera di prima mattina, tutti convocati, da Riccardo Molinari in giù. E soprattutto il faccia a faccia riservato con Giancarlo Giorgetti, incontrato subito prima del premier ceco Andrej Babiš, sodale dei Patrioti. Il ministro dell’Economia non era presente al federale dell’altro ieri: si era solo video-collegato. E così, rientrato a Roma, il segretario ha deciso di bussare al Mef. «Si ricompatta la vecchia Lega», è il senso del rendezvous a sentire fonti del Carroccio di primo piano.

Sarà un percorso comunque faticoso, perché tanti nell’ultimo anno avevano avvisato il capo che l’ingresso del generale nel partito, la sua promozione a numero due, sarebbe stata un azzardo mal ripagato. E ora presentano il conto. «È stato un errore, un investimento sbagliato», sintetizza Luca Zaia a Sky tg24, che però non processa Salvini. «La sua leadership non è in discussione», dice il “Doge”, a cui non dispiacerebbe prendere il posto del generale, insomma appuntarsi i galloni di vicesegretario, visto che il posto è rimasto vacante. Salvini però prende tempo. «Decide il segretario federale», cioè lui medesimo, risponde in una conferenza stampa mattutina a Montecitorio. Quando? Tempi lunghi, prospettano i fedelissimi. «Non è una priorità». Intorno al leader, c’è chi non vuole dare troppo spazio all’ex presidente veneto. E in ogni caso la prospettiva di una poltrona di peso da assegnare può tornare utile per stabilizzare i sommovimenti interni.

L’uscita di Vannacci sarà pure un «capitolo chiuso», come dice il leader «amareggiato, perché gli avevo spalancato le porte di casa e il ringraziamento è stato “mi tengo il posto”. Ma non mi preoccupa, non ho tempo per i bisticci». Resta però l’elefante nella stanza a destra. Lui, il generale, ieri ha corretto il tiro, dopo le critiche di giornali e opinionisti di destra. Ha fatto capire di non voler uscire dalla coalizione, ma di entrarci. Il Carroccio ha messo il veto, ma FdI non si sbilancia: alle Politiche potrebbe sempre tornare utile. «Dipenderà da come si esprimerà sui provvedimenti chiave», bisbigliano dal partito della fiamma. E anche dai sondaggi a ridosso della chiusura delle liste. La Lega però non tollera aperture. Segnale: ieri il capogruppo al Senato, Massimiliano Romeo, ha rilanciato i collegi uninominali per la nuova legge elettorale: «Va fatta una riflessione sul proporzionale, gli uninominali sono l’opzione migliore per evitare la dispersione di voti». Cioè per stroncare Vannacci. Ma FdI e FI da questo orecchio non ci sentono: «Serve stabilità». Con gli uninominali si rischia il pareggio, un governo di compromesso, formula che Meloni non sopporta. I big della fiamma comunque non si espongono, su Futuro nazionale. Il ministro Luca Ciriani se la cava con una battuta: «Vannacci? Mi sembra un personaggio molto sopravvalutato, chi vota FdI continuerà a farlo». Come dire: non saremo noi a rimetterci.

Al di là delle dichiarazioni a favore di taccuino, il fantasma di Vannacci si allunga sul tavolo del centrodestra per la nuova legge elettorale. Con un’ultima trovata, che si fa largo in maggioranza, se il rapporto con il militare dovesse compromettersi definitivamente: con la riforma, si potrebbe ritoccare all’insù anche il numero delle firme necessarie per candidarsi alle Politiche. Un modo per intralciare la corsa del generale. Trattative aperte. In un angolo del Senato, Romeo avverte: Vannacci potrebbe rivelarsi un problema non solo della Lega ma «dell’intera coalizione, potrebbe togliere voti anche agli altri...». Il problema insomma va gestito. Non solo a via Bellerio. «Io avevo messo in guardia Salvini dall’inseguire Vannacci — confida il capogruppo lumbard — comunque la leadership di Matteo non è in discussione. Ma basta temi un po’ troppo estremi».

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