Sicurezza, oggi il decreto. Mantovano da Mattarella, ritocchi su fermo e scudo
di Giovanna Vitale , Alessandra ZinitiIl ministro Matteo Piantedosi
(lapresse)ROMA – «Per fermare preventivamente chi è determinato a creare disordini, le forze dell’ordine hanno bisogno di strumenti giuridici chiari. Serve il fermo preventivo». Matteo Piantedosi scandisce nell’aula del Senato quella che, insieme allo scudo penale, è diventata la misura bandiera del pacchetto-sicurezza che il governo porterà oggi all’approvazione del Consiglio dei ministri dopo ultime concitate ore di modifiche e ritocchi. Indispensabili per rispondere ai rilievi consegnati da Sergio Mattarella al sottosegretario alla presidenza Alfredo Mantovano. Salito al Colle in tarda mattinata per un confronto necessario sulle 80 pagine (distribuite fra un decreto e un disegno di legge) inviate il giorno prima al Quirinale.
«Credo che abbiamo fatto un lavoro molto ragionevole ed equilibrato, ma prenderemo atto dei rilievi», fa sapere il ministro dell’Interno lasciando palazzo Madama subito dopo l’approvazione della risoluzione di maggioranza sulle sue comunicazioni relative agli incident…
ROMA – «Per fermare preventivamente chi è determinato a creare disordini, le forze dell’ordine hanno bisogno di strumenti giuridici chiari. Serve il fermo preventivo». Matteo Piantedosi scandisce nell’aula del Senato quella che, insieme allo scudo penale, è diventata la misura bandiera del pacchetto-sicurezza che il governo porterà oggi all’approvazione del Consiglio dei ministri dopo ultime concitate ore di modifiche e ritocchi. Indispensabili per rispondere ai rilievi consegnati da Sergio Mattarella al sottosegretario alla presidenza Alfredo Mantovano. Salito al Colle in tarda mattinata per un confronto necessario sulle 80 pagine (distribuite fra un decreto e un disegno di legge) inviate il giorno prima al Quirinale.
«Credo che abbiamo fatto un lavoro molto ragionevole ed equilibrato, ma prenderemo atto dei rilievi», fa sapere il ministro dell’Interno lasciando palazzo Madama subito dopo l’approvazione della risoluzione di maggioranza sulle sue comunicazioni relative agli incidenti di Torino. E questa, naturalmente, è l’indicazione di Palazzo Chigi ai tecnici: ridefinire le norme su scudo e fermo di prevenzione dopo l’interlocuzione con il Viminale definita «ottima» e farlo in tempo utile per presentare oggi il pacchetto in Cdm.
Le comunicazioni al Senato non sono per Piantedosi una mera ripetizione dell’informativa del giorno precedente alla Camera, come di solito accade. Il ministro sceglie di rispondere a quelle che definisce «indegne insinuazioni contro il governo». Il riferimento è a quanti, fra le opposizioni, i commentatori, gli esperti di sicurezza, in questi giorni hanno espresso forti riserve sull’adeguatezza dell’organizzazione dell’ordine pubblico sotto la Mole, se non addirittura ipotizzato una certa sottovalutazione degli allarmi per precostituire il terreno all’ulteriore stretta legislativa. «A Torino nessuna impreparazione. Ricacciamo indietro l’illazione che i poveri poliziotti siano stati mandati allo sbaraglio. E che le violenze siano state in qualche modo organizzate o quantomeno tollerate per poter varare più agevolmente nuove norme è un’insinuazione indegna. I violenti non lavorano per il governo».
Di tutt’altro avviso le opposizioni. Che stavolta non si sono fatte trovare impreparate. Compatte, hanno rispedito al mittente «le vergognose accuse di connivenza con i facinorosi» lanciate per «scaricare addosso al centrosinistra una gestione dell’ordine pubblico che non ha funzionato». Respinto le manovre meloniane per dividere il campo avversario. E soprattutto depositato una risoluzione unitaria — firmata da Pd, M5s, Avs e Iv — per esprimere «ferma condanna» delle violenze e «massima solidarietà» alle forze dell’ordine, insieme alla richiesta al governo di attuare una serie di misure concrete sulla sicurezza, indicate punto per punto, evitando il ricorso alla decretazione d’urgenza.
E pazienza se, una volta approvata la mozione di maggioranza, quella della minoranza decade». Conta il segnale politico. Latore di due inediti per nulla scontati fino a ieri: l’esistenza di una coalizione alternativa al centrodestra, senza più veti o preclusioni; la centralità di un tema, la sicurezza, su cui «loro hanno clamorosamente fallito», condiviso dall’intera compagine progressista. Pronta a ripetere lo stesso schema su tutti i provvedimenti più controversi dell’esecutivo. A eccezione di Azione, pure oggi schierata sull’altro lato della barricata perché «basta spirito di fazione, bisogna stare uniti».
Sono Stefano Patuanelli e Raffaella Paita, il contiano e la renziana un tempo nemici giurati, a rimarcare per primi la novità: «Nel giorno in cui la destra si spacca, con Vannacci che sarà un grosso problema per Meloni, il centrosinistra c’è, si unisce per dare una valida alternativa al Paese». Parole simili, tali da mostrare una sintonia registrata anche negli interventi in aula. Preparati per far emergere la maldestra gestione della piazza di Torino da parte del Viminale, forse voluta — è il sospetto — per spianare la strada alle «nuove norme liberticide del governo». Lo dice Peppe De Cristofaro di Avs: «Strumentalizzano gli scontri per mettere in atto una stretta sui diritti fondamentali dei cittadini: la libertà di manifestare e la libertà di dissenso». Perciò, annota il dem Andrea Giorgis, «da Piantedosi ci saremmo aspettati un’accurata descrizione delle scelte operative compiute, dell’attività di investigazione e prevenzione. Non abbiamo sentito nulla». Se non «volgari accuse di complicità contro le opposizioni». Il perché, però, adesso è più chiaro.