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Via al decreto sicurezza. Meloni: ora saremo più duri, basta giudici doppiopesisti

La premier Giorgia Meloni interviene nella puntata di questa sera di Dritto e rovescio su Rete4, 5 febbraio 2026 ANSA / ufficio stampa Governo +++ UFFICIO STAMPA GOVERNO +++ FOTO NON IN VENDITA - DA USARE SOLO PER FINI GIORNALISTICI +++ NPK +++ 

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Arriva l’ok in cdm, affondo della presidente: “Fanno scudo ai centri sociali”. Salvini: serve una cauzione sui cortei. E Nordio evoca le Br. Piantedosi: “Dl non liberticida, con il Colle dialogo proficuo”. Migranti, no tutela gratis
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È il giorno del decreto sicurezza. E del disegno di legge sicurezza che lo accompagna. Sessantadue nuove norme, decisamente restrittive. Varate dopo lunghe trattative e, soprattutto, dopo l’invito del Colle a correggere i commi in palese conflitto con la Costituzione. «Non è una legge liberticida», giura il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi davanti alla stampa, «conosciamo i limiti fissati dalla Carta» e «l’interlocuzione con il Quirinale è stata molto proficua». Il via libera arriva al termine del consiglio dei ministri e in attesa di votare già la prossima settimana un altro ddl sull’immigrazione con la previsione del blocco navale e la possibilità di effettuare in Paesi terzi le procedure di asilo per i migranti a bordo delle imbarcazioni fermate.

Con il decreto sicurezza, intanto, viene introdotto il fermo di prevenzione che consentirà alle forze dell’ordine di trattenere fino a dodici ore, con contestuale comunicazione al magistrato, persone che presentano indizi di pericol…

È il giorno del decreto sicurezza. E del disegno di legge sicurezza che lo accompagna. Sessantadue nuove norme, decisamente restrittive. Varate dopo lunghe trattative e, soprattutto, dopo l’invito del Colle a correggere i commi in palese conflitto con la Costituzione. «Non è una legge liberticida», giura il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi davanti alla stampa, «conosciamo i limiti fissati dalla Carta» e «l’interlocuzione con il Quirinale è stata molto proficua». Il via libera arriva al termine del consiglio dei ministri e in attesa di votare già la prossima settimana un altro ddl sull’immigrazione con la previsione del blocco navale e la possibilità di effettuare in Paesi terzi le procedure di asilo per i migranti a bordo delle imbarcazioni fermate.

Con il decreto sicurezza, intanto, viene introdotto il fermo di prevenzione che consentirà alle forze dell’ordine di trattenere fino a dodici ore, con contestuale comunicazione al magistrato, persone che presentano indizi di pericolosità. Arriva anche lo scudo penale pensato per gli agenti, ma esteso a tutti i cittadini. L’obiettivo è garantire in casi specifici la possibilità della non iscrizione nel registro degli indagati da parte del pm. Salta invece la cauzione per gli organizzatori dei cortei che avrebbe voluto Matteo Salvini, che non a caso impaziente promette: «Mi sta a cuore, la Lega porterà la proposta in Parlamento».

Fin qui il decreto, quello che il ministro della Giustizia Carlo Nordio valuta addirittura come argine a una potenziale ondata di terrorismo che ricorda a suo dire quello delle Br: «Con un’attività di prevenzione, cerchiamo di evitare che quei tristi momenti si ripetano». Frutto, allora, di una «insufficiente attenzione, anche da parte dello Stato, verso queste forme di aggressività odiosa nei confronti delle forze dell’ordine».

Ma è soprattutto il giorno in cui Giorgia Meloni sceglie di cavalcare ostentatamente le misure securitarie. «Serve un approccio più duro», è il primo messaggio che manda in tv, ospite di Dritto e rovescio. La premier intensifica una campagna in cui mescola casi di cronaca a critiche esplicite ad alcuni giudici, colpevoli di aver liberato chi era stato arrestato grazie a norme volute dall’esecutivo. Il caso di scuola è per lei quello di Torino. Critica innanzitutto la decisione del gip di destinare ai domiciliari uno degli aggressori dei poliziotti. «Sono abbastanza indignata per questa decisione che, purtroppo, non mi stupisce. Ci sono troppi precedenti nello stesso senso». Il fermo preventivo appena approvato, comunque, aiuterà la sicurezza: «Questa non è gente che vuole manifestare le proprie idee, né sono ragazzini che vogliono fare un po’ di casino. Sono strutture organizzate per fare male». Difende dunque la filosofia della norma, al pari della norma varata per proteggere gli agenti: «Scudo penale è quando qualsiasi cosa fai non ti succede niente, ma quello ce l’hanno oggi i centri sociali. Il nostro non è uno scudo, è una norma di buon senso. E vale per tutti». Se invece le forze di polizia commettono abusi, sottolinea la leader, «non cambia nulla» e dovranno risponderne. «Le nostre non sono misure spot, difendiamo chi ci difende».

La strategia meloniana incrocia anche la battaglia referendaria per la riforma della giustizia. Perché l’esecutivo, questa è la tesi che sembra prendere forma, vara regole più rigide anche per contrastare un certo lassismo che si respira in ambienti giudiziari. «Penso ci sia un doppiopesismo di certa parte della magistratura e penso che questo renda un po’ difficile essere efficaci nella difesa della sicurezza dei cittadini». Assieme a questo slogan, Meloni insiste sul dossier dei migranti. «Nelle norme di oggi ci siamo occupati di un’altra cosa un po’ surreale: l’automatismo per cui se espello un immigrato e mi fa ricorso, gli devo pure pagare l’avvocato, indipendentemente dalla verifica della sua reale situazione economica. Noi abbiamo abolito questo automatismo, affinché non abbia addirittura più diritti di un italiano».

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