La fondazione gestita dalla moglie. Un sistema di piccole associazioni che raccolgono fondi sul territorio. I contatti internazionali: i vecchi amici russi, con cui il generale è rimasto in contatto quando era addetto militare in ambasciata. I nuovi amici americani, tra i militari che oggi hanno un ruolo di primo piano nell’era Trump. E la rete di contatti che gli ha portato Gianmario Ferramonti, uno degli uomini più controversi degli ultimi cinquant’anni della storia politica italiana, da Licio Gelli a Roberto Vannacci, per l’appunto.
Fatto lo strappo, va creato il partito. Dunque, va trovato il denaro. Ed è proprio seguendo i soldi che si capisce chiaramente come il progetto del generale fosse da tempo quello di staccarsi dalla Lega di Matteo Salvini e di creare una «cosa nera» personale, in grado di raccogliere voti sul campo, certamente. Ma anche denaro per finanziare le diverse iniziative che da mesi ormai si susseguono sul territorio in nome del generale e della sua X Mas.
Non è…
La fondazione gestita dalla moglie. Un sistema di piccole associazioni che raccolgono fondi sul territorio. I contatti internazionali: i vecchi amici russi, con cui il generale è rimasto in contatto quando era addetto militare in ambasciata. I nuovi amici americani, tra i militari che oggi hanno un ruolo di primo piano nell’era Trump. E la rete di contatti che gli ha portato Gianmario Ferramonti, uno degli uomini più controversi degli ultimi cinquant’anni della storia politica italiana, da Licio Gelli a Roberto Vannacci, per l’appunto.
Fatto lo strappo, va creato il partito. Dunque, va trovato il denaro. Ed è proprio seguendo i soldi che si capisce chiaramente come il progetto del generale fosse da tempo quello di staccarsi dalla Lega di Matteo Salvini e di creare una «cosa nera» personale, in grado di raccogliere voti sul campo, certamente. Ma anche denaro per finanziare le diverse iniziative che da mesi ormai si susseguono sul territorio in nome del generale e della sua X Mas.
Non è un caso che il cuore del sistema di finanziamento che ruota attorno a Roberto Vannacci sia la fondazione «Generazione Xa» (il nome non è affatto casuale). Una struttura formalmente culturale, ma pensata per sostenere e organizzare l’attività politica del generale fuori dai canali ufficiali dei partiti. La presidente della fondazione è Camelia Mihailescu, moglie dell’europarlamentare. Il direttore generale è Massimiliano Simoni, consigliere regionale della Lega in Toscana e uomo di fiducia del leader. La catena di comando resta così interamente in ambito familiare e fiduciario.
La raccolta fondi avviene attraverso un sistema di adesioni a pagamento: 100 euro per il simpatizzante, 500 per il livello «oro», 1.000 per il «platino» e fino a 5.000 euro per la categoria «diamante». Una modalità che consente di raccogliere risorse private senza passare dai meccanismi di finanziamento pubblico o dai bilanci dei partiti. Alla trasmissione Report, due settimane fa, Simoni ha parlato di circa 10 mila euro in cassa. Ma tutto era ancora nella sua fase embrionale. Ora sarà diverso: per stare vicino al generale, la fondazione guidata dalla moglie sarà lo strumento più facile. Anche perché la rete del generale sul territorio è assai attiva: in queste ore si sta creando il «Team Vannacci» che, a parte i nomi in alcuni casi imbarazzantemente ispirati al Ventennio (ci sono i Balilla, gli Arditi, i Guerrieri), è attivo nel raccogliere fondi sul territorio. Anche attraverso la vendita dei libri del generale, che soltanto lo scorso anno gli hanno garantito introiti per circa un milione di euro.
Questo sistema, secondo alcuni, è attivo ormai da mesi, anzi dalle elezioni europee, quando Vannacci ha usufruito principalmente di finanziamenti inferiori ai tremila euro e dunque non tracciabili. I finanziamenti «paralleli» esistevano nonostante Vannacci fosse il vicesegretario della Lega, partito al quale non ha mai versato nemmeno un euro. Così come da mesi Vannacci ha ripreso a frequentare, se mai le avesse abbandonate, le sue vecchie relazioni internazionali. Non è escluso un riavvicinamento al tesoriere del «Mondo al contrario», Gianluca Priolo, che lo aveva abbandonato un anno fa in polemica con la svolta «leghista». Ha riattivato alcuni canali russi con i quali, in questi mesi, si è trovato a difendere quelle che il governo Putin ha considerato «posizioni russofobe» degli italiani: non a caso, le prime dichiarazioni sono state contro il riarmo ucraino.
Ed è un caso – e sicuramente soltanto quello – che proprio mentre Vannacci rompeva con la Lega, dalla Russia siano partiti gli attacchi hacker contro l’infrastruttura di Milano-Cortina, denunciati dal ministro degli Esteri Antonio Tajani, finito per questo ieri nel mirino della portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova. Ma la Russia non è il solo fronte. Ci sono anche gli Usa di Bannon (uomini di Vannacci hanno contatti con ambienti vicini all’ideologo Maga) e poi c’è Gianmario Ferramonti, figura già nota alle cronache giudiziarie e politiche, massone legato agli ambienti della destra radicale, amico di Gelli e poi fondatore della P3, che Report ha documentato essere un amico e accompagnatore di Vannacci. A Repubblica risulta che in queste settimane sia stato lui una delle chiavi del generale sul piano italiano. E all’estero. Per capire Vannacci, insomma, follow Ferramonti.