“C’è questa esigenza, che è grettamente politica, di coagulare l’emotività sociale per dare la sensazione di gestire con l’enfasi della forza i problemi complessi. E c’è la tendenza a spingere fino ai limiti dello sfregio costituzionale”.
Stefano Musolino, procuratore aggiunto antimafia e segretario di Md, la corrente di sinistra delle toghe: ma lei ci riprova? Ha già rischiato l’incompatibilità, poi respinta dal Csm, per le critiche sulla stretta securitaria sgradite alla destra. Che cosa c’è di sbagliato in queste norme?
“La tempistica. Quando si interviene in materia penale e di pubblica sicurezza, la fretta è sempre cattiva consigliera, perché entrano in gioco diritti costituzionali che sono appunto allergici all’emotività. Invece mi pare che sia proprio quest’ultima il centro motore di norme che si illudono di aver trovato le soluzioni al problema”.
Ma i fatti gravi di Torino e le immagini che li documentano, secondo lei, non richiedevano nuovi interventi?
“L’opportunità delle sc…
“C’è questa esigenza, che è grettamente politica, di coagulare l’emotività sociale per dare la sensazione di gestire con l’enfasi della forza i problemi complessi. E c’è la tendenza a spingere fino ai limiti dello sfregio costituzionale”.
Stefano Musolino, procuratore aggiunto antimafia e segretario di Md, la corrente di sinistra delle toghe: ma lei ci riprova? Ha già rischiato l’incompatibilità, poi respinta dal Csm, per le critiche sulla stretta securitaria sgradite alla destra. Che cosa c’è di sbagliato in queste norme?
“La tempistica. Quando si interviene in materia penale e di pubblica sicurezza, la fretta è sempre cattiva consigliera, perché entrano in gioco diritti costituzionali che sono appunto allergici all’emotività. Invece mi pare che sia proprio quest’ultima il centro motore di norme che si illudono di aver trovato le soluzioni al problema”.
Ma i fatti gravi di Torino e le immagini che li documentano, secondo lei, non richiedevano nuovi interventi?
“L’opportunità delle scelte è una prerogativa del legislatore e le immagini che documentano violenze feroci, a danno di poliziotti, pochi e mal pagati, mi hanno turbato. Quel poliziotto stava facendo il suo lavoro a tutela della sicurezza di tutti i manifestanti pacifici, dei cittadini che si trovavano a passare di lì o abitavano lungo quelle strade. Tuttavia, non credo che sia l’esaltazione della forza repressiva e preventiva l’unico strumento per intervenire; anzi, enfatizzarlo può essere rischioso”.
E nel fermo preventivo: cosa non funziona? Sarà complicato provare che chi ha un casco é necessariamente un soggetto pericoloso da trattenere in caserma?
“Non se lo indossa nel corso di una manifestazione, certamente se vi è appena arrivato a bordo di un ciclomotore. La verità è che l’occultamento dei violenti avviene con modalità e tempi, inconciliabili con valutazioni preventive. Per questo la norma sembra più preoccupata di lanciare uno slogan rassicurante che di garantire il complicato equilibrio tra diritti dei manifestanti e doveri di garanzia della sicurezza pubblica in capo alle forze di polizia. Piuttosto, preoccupa l’assenza del giudice e, quindi, di un difensore nelle procedure di convalida del fermo preventivo, sia pure in forma differita”.
All’esito dei rilievi del Colle si estenderà a tutti i cittadini la maggiore tutela per chi reagisce e magari spara. Questo cambia un clima? Che effetti prevede?
“Grazie al saggio intervento del Colle, credo che non vi sarà alcun effetto concreto. E’ un’altra norma slogan. Se qualcuno si illudesse di potere abusare dei diritti di legittima difesa, per trasformare il nostro paese in un far west, farebbe presto i conti con il processo penale”.
Lo scontro sulle nuove norme incrocia anche il referendum sulla giustizia. Cosa pensa dei post di area governativa che dicono: Askatasuna vota no, o ringraziano la “toga rossa”, riferito al Gip che ha disposto i domiciliari?
“Dal partito che esprime la maggioranza di governo mi sarei aspettato una diversa postura istituzionale. La migliore risposta è venuta dalle Camere penali che, sollevatesi dal torpore, l’hanno definita “una rappresentazione fuorviante”, e “inappropriata che altera il corretto confronto pubblico”. Sicché continuo a chiedermi chi non ha capito il vero scopo della riforma: FdI che con la premier indica al pubblico ministero e al giudice il reato da perseguire? La Lega di Salvini che indica la galera quale unica opzione cautelare? O le Camere Penali che continuano a illudersi che questa riforma “non limita, ma conferma e rafforza autonomia e indipendenza della magistratura”?
Anche dalla sinistra però hanno firmato i post: “Casapound vota sì”. Il clima irrespirabile non rischia di lasciare macerie istituzionali?
“Concordo. il frutto avvelenato della mancanza di un vero dibattito parlamentare, precedente al referendum, e dei tempi stretti imposti dalla maggioranza allo svolgimento della campagna elettorale. La mancanza di informazioni adeguate per una decisione così delicata induce alla tentazione di risolvere la scelta del voto sulla base di fazioni e pregiudizi. Ma in gioco c’è la nostra Costituzione, il nostro orizzonte politico futuro, il modo in cui i diritti di tutti saranno tutelati. Sarebbe stato necessario più tempo, per garantire scelte consapevoli agli elettori. Tuttavia, per chi è nel dubbio, la scelta di non cambiare resta la più saggia”
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