In attesa di strutturarsi come un partito vero e proprio, Roberto Vannacci si esercita nei tentativi di “sabotaggio”, come da storia della Decima Mas e come rivendicato giusto due giorni fa a Modena. E così ecco che in Parlamento i suoi – pochi, per adesso – preparano un ordine del giorno confezionato appositamente per mettere in difficoltà la Lega e il centrodestra.
Lo firmano Edoardo Ziello, Rossano Sasso ed Emanuele Pozzolo ed è riferito al decreto Ucraina del governo. Si chiede di «interrompere immediatamente tutte le forniture di mezzi e materiali militari destinate alle autorità governative dell’Ucraina; desecretare le liste del materiale militare precedentemente inviato; destinare le risorse conseguenti dal relativo risparmio di spesa al rafforzamento degli organici delle forze dell’ordine al fine di innalzare i livelli di sicurezza per i cittadini italiani». Oltre a questo, c’è un emendamento sulla stessa linea, per chiedere lo stop delle armi a Kiev.
Sarà un po’ l’esordio par…
In attesa di strutturarsi come un partito vero e proprio, Roberto Vannacci si esercita nei tentativi di “sabotaggio”, come da storia della Decima Mas e come rivendicato giusto due giorni fa a Modena. E così ecco che in Parlamento i suoi – pochi, per adesso – preparano un ordine del giorno confezionato appositamente per mettere in difficoltà la Lega e il centrodestra.
Lo firmano Edoardo Ziello, Rossano Sasso ed Emanuele Pozzolo ed è riferito al decreto Ucraina del governo. Si chiede di «interrompere immediatamente tutte le forniture di mezzi e materiali militari destinate alle autorità governative dell’Ucraina; desecretare le liste del materiale militare precedentemente inviato; destinare le risorse conseguenti dal relativo risparmio di spesa al rafforzamento degli organici delle forze dell’ordine al fine di innalzare i livelli di sicurezza per i cittadini italiani». Oltre a questo, c’è un emendamento sulla stessa linea, per chiedere lo stop delle armi a Kiev.
Sarà un po’ l’esordio parlamentare di Futuro nazionale, il movimento dell’ex generale uscito dal Carroccio. Duplice effetto: mettere in risalto le contraddizioni leghiste, visto che a parole tutto il partito l’ha sempre pensata così, salvo poi alla prova dei fatti votare altro; e lanciarsi come unico soggetto politico “coerente” a destra in Parlamento. Vannacci, del resto, ha spiegato anche la funzione che può avere Fn in Italia, cioè fungere da attore del dialogo con la Russia. «Presentare emendamenti contro la linea della maggioranza e del partito non è corretto», dice il capogruppo alla Camera della Lega Riccardo Molinari, parlando dei colleghi di partito Ziello e Sasso. Questione di ore ormai, tra poco saranno degli ex pure loro.
Tra la Lega e il suo vicesegretario in uscita ormai, dopo mesi di formale buona creanza, si sono rotti gli argini: consumata la rottura, se ne dicono di tutti i colori. Da via Bellerio il refrain è uno: Vannacci, se è tanto coerente, dovrebbe abbandonare il seggio europeo, visto che lo ha ottenuto anche grazie alla Lega. Lui continua a rispondere che no, «non mi dimetto perché quei voti sono miei». Anzi, la sua teoria è che grazie al proprio exploit del 2024, oltre 500 mila preferenze, per il Carroccio sono scattati due seggi in più e quindi, al massimo, Matteo Salvini dovrebbe ancora ringraziarlo.
Il vicepresidente del Consiglio, scottato dall’aver puntato tutte le fiches sul fu generale contro il volere dell’area nordista del partito, che a conti fatti ha dimostrato di avere ragione, finge sicumera: «Per la Lega non cambia niente. Penso possa crescere ancora. Mi dispiace umanamente. Ha preso i voti con i simboli della Lega e porta i voti da un’altra parte», ragiona ospite di Otto e mezzo. E sul futuro di Fn: «Uno (Vannacci, ndr) esce da un partito che è al governo perché il governo non fa abbastanza e poi vuole allearsi? È lui che si è messo fuori dal centrodestra, penso che né Meloni né Tajani lo vogliano».
Detto ciò, ieri il presidente del comitato il Mondo al contrario, che compone la prima ossatura di Fn, Guido Giacometti, con una comunicazione interna avverte: «Si invita espressamente a non utilizzare il nome e il simbolo, né sui social network (Facebook, Instagram, X, eccetera), né in altre forme di comunicazione pubblica o privata riconducibili all’associazione o ai singoli soci». Il problema è che il nome “Futuro nazionale” è già registrato e va trovato un accordo con chi ne detiene la proprietà in questo momento, cioè la moglie di un ex consigliere regionale del M5S, oggi deceduto.