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Meloni pranza con Vance, niente scuse su Kabul: si tratta ancora sul Board

(agf)

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“Occidente unito”. Ipotesi Italia osservatrice nel forum di Trump. Pizzaballa: “Colonialista”. Gaffe americana sullo “sposo” della premier
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Davanti a un “cappuccino di tuberi e sedano di rapa” cucinato dallo chef del tristellato “Da Vittorio”, Giorgia Meloni e JD Vance provano a rammendare le tensioni sottotraccia dell’ultimo mese, dagli insulti di Trump ai soldati europei caduti in Afghanistan alla Groenlandia, al controverso Board of peace. La premier avrebbe voluto parlarne a tu per tu con The Donald, ma non l’ha ricevuta durante il blitz a Davos. E allora il giorno dell’inaugurazione delle Olimpiadi diventa l’occasione per organizzare un bilaterale con il vice (incontrato tra l’emiro del Qatar e il presidente polacco Nawrocki, socio in Ecr). Due ore e mezza tra pranzo e bilaterale. È l’apertura dei Giochi, tira insomma aria di festa nonostante le guerre e le tensioni in Iran. L’atmosfera nel palazzo della Prefettura di Milano è rilassata, battute e sorrisi a favore di flash, anche perché Antonio Tajani aveva oliato gli ingranaggi nel viaggio a Washington da Marco Rubio. Il ministro degli Esteri e l’omologo americano s…

Davanti a un “cappuccino di tuberi e sedano di rapa” cucinato dallo chef del tristellato “Da Vittorio”, Giorgia Meloni e JD Vance provano a rammendare le tensioni sottotraccia dell’ultimo mese, dagli insulti di Trump ai soldati europei caduti in Afghanistan alla Groenlandia, al controverso Board of peace. La premier avrebbe voluto parlarne a tu per tu con The Donald, ma non l’ha ricevuta durante il blitz a Davos. E allora il giorno dell’inaugurazione delle Olimpiadi diventa l’occasione per organizzare un bilaterale con il vice (incontrato tra l’emiro del Qatar e il presidente polacco Nawrocki, socio in Ecr). Due ore e mezza tra pranzo e bilaterale. È l’apertura dei Giochi, tira insomma aria di festa nonostante le guerre e le tensioni in Iran. L’atmosfera nel palazzo della Prefettura di Milano è rilassata, battute e sorrisi a favore di flash, anche perché Antonio Tajani aveva oliato gli ingranaggi nel viaggio a Washington da Marco Rubio. Il ministro degli Esteri e l’omologo americano si accomodano al vertice, insieme all’ambasciatore americano a Roma, Tilman Fertitta, che arriva in ritardo e si lamenta del traffico: «Oggi è difficile spostarsi».

Nonostante i toni cordiali (Vance scherza con la premier: «Sto imparando l’italiano») restano diverse spine e trattative aperte. Di Afghanistan, Vance non parla mai nel breve commento a inizio vertice. I soldati italiani caduti - per cui Trump non si è mai scusato, a differenza dei militari britannici - non sono citati nella nota diffusa dall’ufficio del vicepresidente Usa, che parla invece del «business» da sviluppare con Roma. Secondo fonti a conoscenza della questione, Meloni comunque accenna all’argomento nel chiuso della riunione. E dalle stesse fonti trapela che i due avrebbero convenuto che la modalità comunicativa sia stata sbagliata, che non aiuta il dialogo. Stop. Sull’altro tema scivoloso, il Board of peace, l’Italia mette sul tavolo un’ipotesi: aderire con il ruolo di osservatore. Sarebbe un tentativo di tenere un piede dentro, senza partecipare in pieno a questa para Onu privata e violare la Costituzione. Nessuno formalmente s’intesta la mossa, però, anche perché ieri il cardinale Pizzaballa parlava del board come di «un’operazione colonialista».

Anche Meloni nella nota non accenna agli argomenti più spinosi. Palazzo Chigi informa che c’è «comunanza di vedute sulle principali sfide», dalla sicurezza energetica ai minerali critici (dunque si è discusso di Groenlandia). Nel rapido commento davanti alle telecamere, la premier descrive le Olimpiadi come un pezzo del «sistema di valori che tiene insieme Europa e Stati Uniti, l’Occidente», nonostante le sortite di Trump. Vance sostiene di «amare gli italiani», loda il «lavoro eccezionale» per i Giochi, esalta la «bellissima» Milano che la moglie non vedeva l’ora di visitare. Usciti cameraman e cronisti, Meloni e Vance affrontano anche la situazione dell’Iran, per cui Meloni chiede un «riavvio dei negoziati», e di Venezuela, dove l’Eni ha investito. La conversazione procede tra un risotto alla gallinella di mare e un branzino alla siciliana, per finire gelato al pistacchio. C’è anche un piccolo caso: l’ufficio di Vance scrive ai cronisti americani che al pranzo è presente anche lo «spouse», cioè il compagno, di Meloni. Palazzo Chigi cade dal pero, «un errore». Lo svarione viene corretto rapidamente. Sul finire Tajani e Meloni omaggiano i due repubblicani Usa con bottiglie di Barolo, prima di andare a palazzo Reale, per il ricevimento del presidente Mattarella (la premier ha tempo per un rapido cambio d’abito). I ministri, da Giancarlo Giorgetti a Paolo Zangrillo, intanto si mettono in posa su uno scalone della Triennale, dopo un cocktail. E l’altro vicepremier? Matteo Salvini ha provato a organizzare un bilaterale con Vance, ma l’agenda del vice-Trump era troppo fitta: il leghista si è dovuto accontentare di una stretta di mano a margine della cerimonia ufficiale.

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