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Lite sul pacchetto sicurezza, Nordio: “Non è liberticida”. Richiedenti asilo in Albania

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Il ministro: “Accelerazione dopo i fatti di Torino. Evitiamo ritorno agli anni di piombo”. La premier: altri 12.000 carabinieri. In arrivo il ddl migranti
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«Quello che abbiamo visto l’altro giorno a Torino probabilmente ha accelerato o forse anche determinato una serie di norme che forse non sarebbero state fatte. E non è che tema il ritorno delle Br, ma cerchiamo di evitare di ritornare a quegli anni di Piombo», dice il ministro della Giustizia all’inaugurazione dell’anno giudiziario dei penalisti italiani. Una platea amica che però non esita a rumoreggiare quando ribadisce il mantra del governo sul pacchetto-sicurezza appena approvato: «Non sono norme liberticide».

E questo il messaggio che Meloni ha dato mandato di comunicare in maniera efficace per scardinare le critiche di chi accusa il governo di una ulteriore stretta alle libertà democratiche. «Con questo governo la più grande campagna di assunzione delle forze ordine. E le ultime norme vanno ad aggiustare quelle piazze terribili di Torino», ribadisce Arianna Meloni rilanciando l’annuncio fatto dalla premier, ieri in visita ai militari della stazione di Rogoredo: «Nel decreto sicu…

«Quello che abbiamo visto l’altro giorno a Torino probabilmente ha accelerato o forse anche determinato una serie di norme che forse non sarebbero state fatte. E non è che tema il ritorno delle Br, ma cerchiamo di evitare di ritornare a quegli anni di Piombo», dice il ministro della Giustizia all’inaugurazione dell’anno giudiziario dei penalisti italiani. Una platea amica che però non esita a rumoreggiare quando ribadisce il mantra del governo sul pacchetto-sicurezza appena approvato: «Non sono norme liberticide».

E questo il messaggio che Meloni ha dato mandato di comunicare in maniera efficace per scardinare le critiche di chi accusa il governo di una ulteriore stretta alle libertà democratiche. «Con questo governo la più grande campagna di assunzione delle forze ordine. E le ultime norme vanno ad aggiustare quelle piazze terribili di Torino», ribadisce Arianna Meloni rilanciando l’annuncio fatto dalla premier, ieri in visita ai militari della stazione di Rogoredo: «Nel decreto sicurezza il ministro Piantedosi ha inserito norme per velocizzare l’assunzione di migliaia di nuovi agenti e il ministro Crosetto lavora per rafforzare il presidio su strada con circa 12mila carabinieri ausiliari». Progetto che mira a sostituire i 6800 militari impegnati nell’operazione Strade Sicure.

Per l’entrata in vigore del pacchetto sicurezza bisognerà attendere la prossima settimana. Il decreto sarà trasmesso oggi da Palazzo Chigi al Quirinale per la firma del presidente Mattarella prima della pubblicazione in Gazzetta ufficiale. Il debutto del fermo di prevenzione non sarà oggi alla manifestazione di protesta a Milano in apertura delle Olimpiadi per la quale Piantedosi appare sereno: «Andrà tutto benissimo».

Ma le opposizioni tengono alta l’asticella dello scontro. «Non si usi quanto accaduto a Torino per giustificare nuove strette alle libertà democratiche. La libertà di manifestazione è un punto fondamentale di una democrazia, ci opporremo fermamente a qualunque tentativo di stretta repressiva”, attacca Elly Schlein mentre il presidente del M5S Giuseppe Conte richiama le «autocrazie, tipo Russia e Cina». Sospende il giudizio, in attesa di una più accurata valutazione, l’Associazione nazionale magistrati. «È un provvedimento destinato a fare discutere - osserva il presidente Cesare Parodi - perché viene a toccare di nuovo una sfera legata alle attività di manifestazione del pensiero che in Italia è da sempre un tema estremamente delicato».

E poi c’è il terzo corno del pacchetto-sicurezza, l’immigrazione, con un altro giro di vite che sarà contenuto in un nuovo disegno di legge che Piantedosi vorrebbe portare già la prossima settimana in Consiglio dei ministri. Con un duplice obiettivo: tenere lontana la flotta umanitaria dai porti italiani, agitare lo spettro dell’Albania per i migranti che sperano nel soccorso delle ong e contestualmente far ripartire i desolantemente vuoti centri di Shengjin e Gjader portandovi le persone a bordo della navi a cui verrà impedito l’ingresso nelle acque territoriali italiane. Una sorta di blocco navale che, del tutto simile a quello già attuato negli anni di Matteo Salvini al Viminale, verrebbe questa volta deciso di volta in volta dal consiglio dei ministri in momenti di particolare pressione migratoria o se si ritiene che la nave in questione possa rappresentare un rischio per la sicurezza pubblica. Lo scenario che si prefigura è un ritorno al passato: se la nave a cui dovesse essere impedito l’ingresso in acque territoriali non dirigerà la prua verso altri Paesi, si andrà incontro ad un braccio di ferro per giorni con i migranti costretti a rimanere a lungo in mare. Nel caso venisse chiesto l’intervento delle motovedette italiane, questa volta la legge prevederà che siano portati direttamente in Albania per le procedure di asilo, che provengano o meno da un Paese sicuro. Una strategia in linea con quanto prevede il nuovo Patto asilo e immigrazione della Ue che entrerà in vigore a giugno e che l’Italia ratificherà con il nuovo disegno di legge in dirittura d’arrivo.

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