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Referendum, il Cdm integra il quesito, la data non cambia. Il Colle: si rispetti la Cassazione

(ansa)

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Confermato il voto il 22 e 23 marzo, il comitato valuta le contromosse. Bignami: “Ex Pd nella corte”
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ROMA – I tempi non slittano, le urne per dire sì o no alla riforma della giustizia sono confermate al 22 e 23 marzo. Ma il muro contro muro legato al referendum stavolta trascina in uno scontro senza precedenti la Cassazione, i cui giudici diventano bersaglio della destra. Toni così scomposti da spingere il presidente Mattarella ad ammonire: rispetto per le decisioni della Suprema corte. Dagli stessi vertici di piazza Cavour arriva a sera la nota del primo presidente, Pasquale D’Ascola, per dire no alla «delegittimazione» e alle «intollerabili illazioni personali».

Il giorno dopo, è quello del Consiglio dei ministri convocato ad horas, con la premier Meloni e il sottosegretario Mantovano intenzionati a chiudere presto e bene “l’ultimo tratto”: cinque ministri, a partire da Nordio, sono a Milano e in videocollegamento, il Cdm conferma la data, corregge esclusivamente il quesito da affidare ai cittadini, nel senso indicato dall’ordinanza della Cassazione che venerdì, accogliendo le ragi…

ROMA – I tempi non slittano, le urne per dire sì o no alla riforma della giustizia sono confermate al 22 e 23 marzo. Ma il muro contro muro legato al referendum stavolta trascina in uno scontro senza precedenti la Cassazione, i cui giudici diventano bersaglio della destra. Toni così scomposti da spingere il presidente Mattarella ad ammonire: rispetto per le decisioni della Suprema corte. Dagli stessi vertici di piazza Cavour arriva a sera la nota del primo presidente, Pasquale D’Ascola, per dire no alla «delegittimazione» e alle «intollerabili illazioni personali».

Il giorno dopo, è quello del Consiglio dei ministri convocato ad horas, con la premier Meloni e il sottosegretario Mantovano intenzionati a chiudere presto e bene “l’ultimo tratto”: cinque ministri, a partire da Nordio, sono a Milano e in videocollegamento, il Cdm conferma la data, corregge esclusivamente il quesito da affidare ai cittadini, nel senso indicato dall’ordinanza della Cassazione che venerdì, accogliendo le ragioni del comitato dei “volenterosi” per il no, aveva suscitato nella maggioranza malumori e rabbia. Nella nuova formulazione, il decreto del Cdm aggiunge tutti gli articoli della Costituzione che saranno modificati dalla legge Nordio-Meloni, qualora vincesse il sì. E, poco dopo, arriva anche il via libera del presidente Mattarella.

Una soluzione che non piace né alle opposizioni, né ai “volenterosi”. Per Carlo Gugliemi la decisione «non consente di usufruire pienamente del termine di 50 giorni previsto per la campagna referendaria» e non tiene conto «della volontà di quasi 600mila cittadini», sebbene l’avvocato concluda: «la battaglia ora non sarà sulla data, ma sulla difesa della democrazia costituzionale». Lo stesso professor Giovanni Bachelet commenta con Repubblica: «C’è una perseveranza in questa prepotenza, da parte del governo: credo che il prezzo lo troveranno nell’urna».

Il cerchio sembra chiuso, le urne al riparo da altri giudizi. Invece, l’imprevisto è stato indigesto per il governo. E mentre dentro, in Cdm, ci si chiede come mai alcuni giudici «non si siano astenuti», fuori, contro la Suprema corte si sferrano gli attacchi della destra: politici, avvocati, comitati del sì.

L’affondo è quello di Galeazzo Bignami, capogruppo FdI alla Camera. «Non si può più attendere per ridare terzietà alla magistratura? Basta dare uno sguardo ai giudici della Cassazione che hanno deciso la riformulazione del quesito. Tra questi, Alfredo Guardiano, che modererà un convegno sulle ragioni del no, e Donatella Ferranti, ex Pd e presidente della commissione Giustizia fino al 2018». Picchia il forzista Enrico Costa: «Il giudice Guardiano decide su questioni per le quali fa propaganda attiva». Francesco Petrelli, Camere Penali, e l’avvocato Giandomenico Caiazza si accodano: «Grave che a decidere siano giudici contro il sì». Le opposizioni insorgono, c’è chi ricorda di Bignami la vecchia foto di lui in camicia nera con il simbolo nazista.

«L’attacco a testa bassa delle Camere penali è una macchia nella loro storia. Quanto a Bignami: sul nero, com’è noto, le macchie non si vedono», reagisce l’ex ministro dem, Andrea Orlando. «Resterà come pagina vergognosa del Paese quello che stanno facendo intorno al referendum sulla riforma», protesta Bonelli, da Avs. Tensione troppo alta: interviene il Capo dello Stato e dice stop.

In un colloquio con la premier, Mattarella dopo aver sottolineato che quel decreto è la soluzione «giuridicamente migliore» lascia passare un messaggio: «Bisogna rispettare la Costituzione e le sue decisioni». Il segnale di una tensione che sta superando i livelli di guardia. È la sintesi di ore di profondo disagio vissute in Cassazione. Dai cui uffici arriva anche la nota del primo presidente D’Ascola: «Le decisioni degli organi giudiziari possono essere sempre criticate», ma «non sono tollerabili illazioni sul piano personale nei confronti dei giudici, che si risolvono in una delegittimazione della funzione giurisdizionale». Protesta la giunta Anm del Palazzaccio: «Frasi che indignano quanti hanno a cuore le istituzioni».

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