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Guardiano: “Contrario alla riforma ma non prendo decisioni di parte”

Alfredo Guardiano 

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Il magistrato messo sotto accusa dal capogruppo dei meloniani: “Non mi nascondo, tante toghe impegnate per il sì o il no”
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«Non mi nascondo. Sono uno delle migliaia di magistrati, avvocati, docenti, e anche membri del Csm, impegnati per il sì o per il no alla riforma».

Alfredo Guardiano, 65 anni, consigliere di Cassazione, uno dei 19 membri dell’Ufficio per il referendum, è da tempo nel mirino della destra. Già giudice di prima linea, a Napoli coltiva interessi culturali e di impegno civile, da anni è il braccio destro della presidenza del Premio Napoli, oggi guidato da Maurizio de Giovanni, con cui hanno messo a segno di recente un dialogo pubblico con David Grossman.

Alfredo Guardiano, lo ammetta: è una toga rossa?

«Verrebbe da sorridere, se non fosse singolare dover ascoltare parole di questo genere da esponenti istituzionali. Rosso è il colore del nostro ermellino, quello resterà».

La destra, con i parlamentari Gasparri e Costa, l’accusa di essere un giudice di parte, che ha fatto pesare il suo no alla riforma sull’ordinanza appena emessa.

«Si tratta di accuse inaccettabili, oltre che di rappresentazi…

«Non mi nascondo. Sono uno delle migliaia di magistrati, avvocati, docenti, e anche membri del Csm, impegnati per il sì o per il no alla riforma».

Alfredo Guardiano, 65 anni, consigliere di Cassazione, uno dei 19 membri dell’Ufficio per il referendum, è da tempo nel mirino della destra. Già giudice di prima linea, a Napoli coltiva interessi culturali e di impegno civile, da anni è il braccio destro della presidenza del Premio Napoli, oggi guidato da Maurizio de Giovanni, con cui hanno messo a segno di recente un dialogo pubblico con David Grossman.

Alfredo Guardiano, lo ammetta: è una toga rossa?

«Verrebbe da sorridere, se non fosse singolare dover ascoltare parole di questo genere da esponenti istituzionali. Rosso è il colore del nostro ermellino, quello resterà».

La destra, con i parlamentari Gasparri e Costa, l’accusa di essere un giudice di parte, che ha fatto pesare il suo no alla riforma sull’ordinanza appena emessa.

«Si tratta di accuse inaccettabili, oltre che di rappresentazioni della realtà davvero grossolane. Per entrambi i parlamentari, in ogni caso, mi riservo di agire in sede civile. Peraltro dovremmo forse ricordare ai cittadini, per evitare distorsioni, che l’ordinanza bersaglio di polemiche è stata emessa dall’Ufficio centrale per il referendum: collegio presieduto da un magistrato autorevolissimo come Raffaele Frasca e composto da 19 membri».

Sta dicendo che il suo orientamento per il no alla legge Meloni-Nordio non poteva avere alcuna incidenza sull’esito?

«Intanto va detto che solo tracciare il collegamento tra il diritto di ogni cittadino a manifestare il suo pensiero e la supposta strumentalità del mio agire come magistrato è un’offesa molto grave. Peraltro, la decisione non ha avuto effetti sul merito referendario, né sulla data». ,

Ma è stata una vittoria del quesito promosso da 550mila cittadini, a sostegno del no.

«La Cassazione è intervenuta su due profli limitatissimi che si sono limitati a rendere il quesito più comprensibile e più dettagliato, rispetto alla comprensione e alla partecipazione del corpo elettorale. E la dimostrazione, mi pare, l’ha fornita il governo che in un breve Consiglio dei ministri ha precisato ulteriormente il quesito, recependo l’ordinanza della Cassazione, senza mutare la data».

Lei ha partecipato anche a manifestazioni per il no. È stato imprudente? Alla luce di queste reazioni, è pentito?

«No, ci mancherebbe. Ritengo che partecipare come moderatore a una manifestazione per il no a cui partecipano esponenti del mondo della giustizia, della cultura e dello spettacolo, con il Pg di Napoli Aldo Policastro, con l’attrice e direttrice teatrale Marisa Laurito, con la scrittrice Paola Caridi e gli esponenti del mondo del Terzo settore sociale, credo rappresenti una forma d’espressione del libero pensiero che è ancora un diritto costituzionalmente riconosciuto».

In sintesi, perché è contro la separazione delle carriere?

«Innanzitutto perché la separazione tra pm e giudici è già nei fatti, e per renderla definitiva bastava la legge ordinaria. Se mi è consentita una piccola citazione, si capisce meglio cos’è questa riforma pensando al famoso principio narrativo di Checov».

In che senso?

«Se nella storia compare una pistola, questa prima o poi sparerà».

La riforma è pericolosa?

«Mi limito, come tanti, a ragionare su un punto. Se si inseriscono degli elementi che modificano un equilibrio e un assetto costituzionale, peraltro germogliato dalla lotta antifascista e tesa a proteggere il rifiuto, non ne possiamo conoscere gli esiti. Se quel sistema ha consentito di infliggere colpi fondamentali al terrorismo rosso e nero, alle mafie, alla corruzione politica, alla P2, perché modificarlo? Non c’è nessun motivo reale. Ci sono solo rischi»

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