Polemica a distanza tra il ministro della Difesa Guido Crosetto e l’ex capo della polizia Franco Gabrielli che in un’intervista a Repubblica martedì aveva detto: «La divisa va difesa da chi fa propaganda sulla pelle degli agenti».
«Perché non riusciamo ad essere compatti almeno quando é giusto esserlo, nel condannare dei delinquenti violenti e nel difendere la legalità? Perché persino un ex capo della Polizia cerca di polemizzare, dimenticando la sua stessa cultura politica, che è uguale alla mia, e la sua storia perché ricordo benissimo la circolare Gabrielli il giorno successivo i fatti di Piazza San Carlo, giustamente durissima. Chi si comporta come ieri (sabato, ndr) a Milano o la settimana scorsa a Torino non lo fa contro il governo pro tempore, lo fa co…
Polemica a distanza tra il ministro della Difesa Guido Crosetto e l’ex capo della polizia Franco Gabrielli che in un’intervista a Repubblica martedì aveva detto: «La divisa va difesa da chi fa propaganda sulla pelle degli agenti».
«Perché non riusciamo ad essere compatti almeno quando é giusto esserlo, nel condannare dei delinquenti violenti e nel difendere la legalità? Perché persino un ex capo della Polizia cerca di polemizzare, dimenticando la sua stessa cultura politica, che è uguale alla mia, e la sua storia perché ricordo benissimo la circolare Gabrielli il giorno successivo i fatti di Piazza San Carlo, giustamente durissima. Chi si comporta come ieri (sabato, ndr) a Milano o la settimana scorsa a Torino non lo fa contro il governo pro tempore, lo fa contro lo Stato, la Repubblica, l’Italia. Tollerarlo significa indebolire l’Italia non la Meloni».
Immediata la risposta di Gabrielli: «Mi rattrista che tu possa etichettare le mie valutazioni come una semplice polemica. La mia intervista a La Repubblica scaturisce dall’essermi sentito profondamente offeso dalle parole di un parlamentare della tua maggioranza, Anastasio Carrà, che mi liquidava come un ciarlatano che “odia le divise”. A me che ho lasciato una promettente carriera politica perché già a 12 anni volevo fare il poliziotto!». E ancora: «Accusarmi, poi, implicitamente di non essere chiaro nella condanna dei violenti (evidentemente non hai letto, ad esempio, l’incipit dell’intervista a La Repubblica) mi ferisce al pari delle contumelie di cui sopra».