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Referendum giustizia, Csm: pratica a tutela della Cassazione. E si apre il caso Eccher-Bobbio

(ansa)

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È la prima volta nella storia del Consiglio che, per due volte, in meno di un anno, l'organo di autogoverno deve intervenire in difesa della Suprema corte
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Parole e attacchi "inaccettabili". Ora si muove il Consiglio superiore della magistratura. Dopo le bordate della destra contro la Cassazione, "colpevole" di aver modificato il quesito del referendum sulla giustizia, accogliendo la richiesta delle 500mila firme promosse dal comitato dei "volenterosi", la settimana del Csm si apre con la proposta di una pratica a tutela, cui aderiscono tutte le correnti di riferimento dei togati, rivolta ai giudici della Suprema corte e al suo presidente, Pasquale D'Ascola. In difesa dei quali si era espresso lo stesso Mattarella, sabato scorso, con severo richiamo al "rispetto" per i giudici e le loro decisioni.

Intanto, proprio mentre da destra piovono accuse di parzialità contro magistrati che non nascondono un orientamento per il no, una componente laica dello stesso Csm, peraltro fondatrice del comitato per il "Sì riforma" e protagonista di pubblici dibattiti, incorre in un episodio che suscita stupore a Palazzo Bachelet. Si tratta della consiglier…

Parole e attacchi "inaccettabili". Ora si muove il Consiglio superiore della magistratura. Dopo le bordate della destra contro la Cassazione, "colpevole" di aver modificato il quesito del referendum sulla giustizia, accogliendo la richiesta delle 500mila firme promosse dal comitato dei "volenterosi", la settimana del Csm si apre con la proposta di una pratica a tutela, cui aderiscono tutte le correnti di riferimento dei togati, rivolta ai giudici della Suprema corte e al suo presidente, Pasquale D'Ascola. In difesa dei quali si era espresso lo stesso Mattarella, sabato scorso, con severo richiamo al "rispetto" per i giudici e le loro decisioni.

Intanto, proprio mentre da destra piovono accuse di parzialità contro magistrati che non nascondono un orientamento per il no, una componente laica dello stesso Csm, peraltro fondatrice del comitato per il "Sì riforma" e protagonista di pubblici dibattiti, incorre in un episodio che suscita stupore a Palazzo Bachelet. Si tratta della consigliera Claudia Eccher, già membro supplente e ora designata presidente della sezione disciplinare, che si ritrova sulla stessa trincea per il sì con il collega Luigi Bobbio, magistrato a Nocera e suo "incolpato". Accusatore e accusato, insomma, compagni di barricata, protagonisti negli stessi dibattiti e perfino con i nomi vicini nelle locandine pubbliche. Una commistione che non fa scandalo?, si chiedono i togati d'area progressista. Mentre anche tra i colleghi della sua stessa area c’è chi non gradisce.

La pratica a tutela della Cassazione

È la prima volta nella storia del Consiglio che, per due volte, in meno di un anno, l'organo di autogoverno deve intervenire in difesa della Suprema corte. Era infatti già avvenuto nel marzo dello scorso anno, dopo che l'allora prima presidente Margherita Cassano si era spinta a scrivere una nota di poche righe a difesa delle Sezioni Unite civili, sul caso Diciotti, dopo l'aspra reazione della presidente Meloni e la pioggia di accuse della destra.

Anche stavolta, l'attacco unisce tutte le componenti e chiede iniziative opportune a tutela del primo presidente D'Ascola, e dei magistrati della Cassazione in relazione "alle dichiarazioni pubbliche rese da esponenti politici" in seguito all'ordinanza emessa dall'Ufficio centrale per il referendum. Il senso in poche righe: il confronto referendario può anche accendersi, ma non può "travolgere la giurisdizione, e le sue istituzioni", tantomeno colpire "la legittimazione" della stessa Corte.

Una pratica che ha visto dalla stessa parte le varie correnti: prima i togati di Unicost, Area, Md, con l'indipendente Fontana, i laici Michele Papa, Roberto Romboli ed Ernesto Carbone, ma – ad eccezione della consigliera togata Bernardette Nicotra, che già in passato aveva criticato il ricorso “eccessivo” alle pratiche a tutela – aderisce anche Mi, la corrente più vicina al centrodestra. Scrivono i consiglieri: “Una parte del dibattito politico e mediatico ha descritto l'operato della Cassazione come un 'golpe giudiziario' o 'quasi un colpo di Stato', ha rappresentato l'Ufficio centrale come un organo schierato contro la riforma, ha messo in discussione la lealtà istituzionale dei suoi componenti e ha accusato il primo presidente di voler 'intimidire' il Parlamento e di collocarsi 'fuori dall'ordinamento costituzionale”. Si tratta di affermazioni - si osserva nella richiesta di apertura pratica - che investono direttamente l'onorabilità dei magistrati interessati e la stessa legittimazione della Corte di Cassazione". Ma l’acceso confronto sul referendum, è il paletto che pone ancora una volta il Csm, “non può travolgere la giurisdizione e le sue istituzioni: dal 23 marzo, qualunque sia l'esito del voto, la giustizia continuerà a essere amministrata dalla Cassazione e da tutti gli uffici giudiziari nel rispetto della Costituzione e delle leggi”, quindi “minare la fiducia dei cittadini nella terzietà del giudice significa indebolire la stessa efficacia” della giustizia, “in qualunque assetto ordinamentale ci si verrà a trovare". Una scelta che viene invece condannata, all’interno dello stesso Consiglio, dalle due laiche di destra, Isabella Bertolini e Claudia Eccher, che bollano così l’iniziativa: “Un chiaro sintomo di come il corporativismo interno della magistratura prevalga sistematicamente sulla responsabilità e sulla trasparenza". Eppure, proprio la consigliera Eccher è al centro di una vicenda che fa discutere.

Il caso Eccher-Bobbio

In alcune stanze di Palazzo Bachelet, c'è imbarazzo per il caso di potenziale conflitto che espone il Csm. Si tratta della battaglia in favore della riforma, che vede intrecciate le iniziative tra comitati: quello battezzato "Sì Riforma" (guidato da Nicolò Zanon, già vicepresidente della Corte Costituzionale), è stato fondato ed è portato avanti anche in pubblici convegni da Eccher, eletta in quota Lega. Mentre nel comitato "Sì separa" (il cui vertice è l'ex presidente delle Camere Penali, Giandomenico Caiazza), tra i fondatori figura Luigi Bobbio, già pm anticamorra a Napoli, da anni giudice del lavoro a Nocera Inferiore, pubblicamente schierato a destra e già sindaco di Castellammare di Stabia - proprio il Csm lo ha condannato alla perdita di un anno e sei mesi di anzianità, per vicende di illeciti legati alla sua stagione da amministratore. Ora Bobbio è di nuovo "incolpato" per illeciti disciplinari, e chi è il “presidente” dei giudici? La consigliera Eccher con cui, a leggere alcune locandine, doveva dividere il palco.

Bobbio, in particolare, deve rispondere di due casi: sia per "reiterati, ingiustificati ritardi" nel deposito di sentenze, ritardi ritenuti “gravi per numero, entità e frequenza” nello svolgimento della sua attività di giudice (fino a un picco di 757 giorni); sia per avere, con pubblici post sui social network, "offeso la reputazione di Marco Damilano, Roberto Saviano, Aboubakar Sumahoro" ("Immigrato capodi@@o!", ma anche "Ce ne fosse uno, uno normale", "Ma tutt' a nuje in Italia hanna capita' ??"). Da entrambe le accuse, il Csm lo aveva assolto. Ma le Sezioni Unite civili della Cassazione, dopo il ricorso del Procuratore generale, ha cassato quelle decisioni, e con due sentenze severe ha inviato al Csm per un nuovo giudizio. Una vicenda che riesplode quando in copertina torna il suo nome come alfiere del sì. Non a caso, ora, per giudicare la sua posizione al Csm in vari si erano astenuti. Dal laico Porena (con l'inevitabile motivazione che vi è una comunanza politica) ad altri consiglieri di centrodestra. La Eccher è poi stata nominata presidente di quel collegio. Così, l'altra mattina, a Napoli, Palazzo Alabardieri, con i parlamentari leghisti Cantalamessa e Matone, erano attesi insieme, Eccher e Bobbio, per il convegno organizzato dalla Lega sul sì: i loro due nomi, da giorni, in alto, comparivano sulle locandine. Sembra sia stato un saggio consiglio, all'ultimo, a fermare la partecipazione live di Bobbio. Che era comunque a Roma, poche ore prima, sul palco del sì, insieme agli avvocati delle Camere penali. Nel pomeriggio, la consigliera Eccher invia una nota di precisazione a Repubblica: “Non c’è nessun conflitto di interessi, non ho mai incontrato il dottor Bobbio. Solo quando mi sono assicurata che lui non avrebbe presenziato al panel, sabato scorso, ho confermato la mia disponibilità”.

In ogni caso, il panel con i loro due nomi in cima ai relatori, era confermato fino a poche ore prima. Ed ai vertici del Csm nessuno ne era informato.

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