È sempre la solita storia. Ogni pretesto è buono per sviare l’attenzione, evitare di assumersi le proprie responsabilità e ribaltare le accuse sugli avversari» riflette Roberto Zaccaria, costituzionalista ed ex presidente della Rai.
Parla della vicenda Pucci?
«Ho l’impressione che la presidente del Consiglio stia utilizzando la rinuncia del comico a Sanremo per buttarla in caciara e distrarre l’opinione pubblica dal cosiddetto “caso Petrecca”, che con la sua disastrosa telecronaca della cerimonia inaugurale dei Giochi non ha solo gettato discredito sulla Rai, ma anche imbarazzato il partito di Meloni che lo ha voluto alla direzione di RaiSport».
Tempismo sospetto? Nel giorno in cui la sinistra attacca il capo di RaiSpo…
È sempre la solita storia. Ogni pretesto è buono per sviare l’attenzione, evitare di assumersi le proprie responsabilità e ribaltare le accuse sugli avversari» riflette Roberto Zaccaria, costituzionalista ed ex presidente della Rai.
Parla della vicenda Pucci?
«Ho l’impressione che la presidente del Consiglio stia utilizzando la rinuncia del comico a Sanremo per buttarla in caciara e distrarre l’opinione pubblica dal cosiddetto “caso Petrecca”, che con la sua disastrosa telecronaca della cerimonia inaugurale dei Giochi non ha solo gettato discredito sulla Rai, ma anche imbarazzato il partito di Meloni che lo ha voluto alla direzione di RaiSport».
Tempismo sospetto? Nel giorno in cui la sinistra attacca il capo di RaiSport, la premier tira fuori il caso Pucci per coprire il suo protetto e vendicarsi dell’opposizione?
«Mi pare credibile. Non potendo difendere la pessima performance di Petrecca, che ha dato una prova incontestabile di incapacità professionale, Meloni inventa un nuovo caso, che però nulla ha a che vedere con l’altro, e lo strumentalizza politicamente. Hanno creato ad arte un polverone per non rispondere dei loro errori».
È una tecnica consolidata, distrarre l’opinione pubblica, quando sono in difficoltà?
«È quello a cui stiamo assistendo dall’inizio del mandato. Quando c’è qualcosa che li disturba, che getta un’ombra sulla presunta efficienza del governo, spostano l’attenzione su un altro argomento o additano un nuovo nemico. Guardi cosa stanno facendo contro i giudici per delegittimarli e spingere il sì alla riforma. La Cassazione gli dà torto, li costringe a modificare il quesito referendario e la maggioranza, nonostante il presidente della Repubblica chieda rispetto, attacca direttamente il primo presidente della suprema Corte. Un atteggiamento gravissimo. A Milano scoppiano tumulti a seguito di una manifestazione per larga parte pacifica e loro ne approfittano – sfruttando la grancassa dei Tg – per amplificare le violenze, giustificare il nuovo decreto sicurezza e attaccare la magistratura che non avrebbe il pugno di ferro. È una strategia che pone le fondamenta di uno stato autoritario insofferente al minimo potere di controllo».
Torniamo ai Petrecca e Pucci, perché andrebbero distinti?
«La valanga di critiche alla telecronaca olimpica non deriva dal fatto che Petrecca sia di destra, ma dall’impressionante sequela di gaffe e commenti inopportuni pronunciati nel corso della diretta. Pucci, invece, mi sembra abbia deciso il passo indietro a causa di minacce e insulti ricevuti sui social da cittadini comuni, non dalle opposizioni. Buttarla in politica è strumentale e sbagliato».
Perché sbagliato?
«Perché la televisione pubblica deve essere indipendente. La presidente del Consiglio dovrebbe ricordarsi che dato il suo ruolo le è assolutamente interdetto intervenire sui contenuti, o meglio, sulle trasmissioni della Rai. Io non ne ricordo uno di premier che abbia messo bocca sui programmi, a eccezione di Berlusconi. È quello il suo modello? Basta saperlo. E poi vedo che la Rai supinamente si accoda ed esce con un comunicato che ricalca le parole della premier. Altroché “TeleMeloni” qui siamo al guinzaglio».
Peraltro, in passato non è che la destra abbia risparmiato critiche agli artisti cosiddetti di sinistra.
«Vero. Ma c’è una bella differenza tra Dario Fo, Benigni o Celentano e un comico che fa battute omofobe e sessiste. Non sa quante volte hanno attaccato il Molleggiato per i suoi monologhi: “Deve cantare, non parlare”. Ricordo che i discorsi omofobi e sessisti sono vietati dalla Costituzione: non è una censura, è un limite alla libertà di espressione che non può superare certe soglie».
Dopodiché la Rai è un’azienda pubblica, un qualche ruolo Meloni dovrebbe averlo, o no?
«Certo, dovrebbe farla funzionare. Non bloccarla, come sta facendo la sua maggioranza, che da due anni paralizza la Vigilanza per impedire la nomina di un presidente di garanzia. È dal 1924 che non accadeva, la Rai non è mai stata così a lungo acefala. A Meloni sta bene così. La vuole asservita, megafono del governo. E ora che c’è la campagna referendaria le serve così».
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