Asse con Merz su industria e difesa: le prossime mosse di Meloni per incunearsi tra Parigi e Berlino
di Tommaso CiriacoGiorgia Meloni e Friedrich Merz
(reuters)Non si fermerà alla concorrenza. L’obiettivo di Giorgia Meloni, quello almeno a cui lavora sperando di incrinare l’incrollabile e tradizionale asse tra Parigi e Berlino, è replicare su almeno altri due terreni l’iniziativa italo-tedesca che porterà domani la presidente del Consiglio e il cancelliere tedesco Friedrich Merz a riunire almeno quattordici Paesi nel castello di Alden Biesen, un’ora prima dell’avvio del Consiglio europeo informale organizzato al confine tra Belgio e Olanda. Dopo migranti e concorrenza, Roma si è data infatti come obiettivo quello di riproporre nei prossimi mesi il format ai dossier della cooperazione industriale e della difesa. Mettendo Emmanuel Macron di fronte a una nuova scelta: accodarsi, oppure tirarsi fuori.
Non si fermerà alla concorrenza. L’obiettivo di Giorgia Meloni, quello almeno a cui lavora sperando di incrinare l’incrollabile e tradizionale asse tra Parigi e Berlino, è replicare su almeno altri due terreni l’iniziativa italo-tedesca che porterà domani la presidente del Consiglio e il cancelliere tedesco Friedrich Merz a riunire almeno quattordici Paesi nel castello di Alden Biesen, un’ora prima dell’avvio del Consiglio europeo informale organizzato al confine tra Belgio e Olanda. Dopo migranti e concorrenza, Roma si è data infatti come obiettivo quello di riproporre nei prossimi mesi il format ai dossier della cooperazione industriale e della difesa. Mettendo Emmanuel Macron di fronte a una nuova scelta: accodarsi, oppure tirarsi fuori.
Una puntualizzazione è d’obbligo: incunearsi davvero nel rapporto tra Francia e Germania resta un obiettivo assai complesso da realizzare, almeno per il momento. Nessuno può infatti scommettere sul fatto che dopo settimane di oggettiva e palpabile freddezza tra Merz e Macron, i due leader non riescano a ricostruire una relazione blindata, dopo le divergenze sugli asset russi e attorno al Mercosur.
Meloni, comunque, è impegnata nel tentativo politico di costruire una solida sponda con Berlino. E immagina di poter fare leva soprattutto su un dato, per convincere il Cancelliere a rafforzare la cooperazione con l’Italia: il disequilibrio cronico del sistema politico francese riduce i margini d’azione dell’Eliseo (senza contare che non manca troppo alla conclusione del mandato presidenziale).
Cooperazione industriale e difesa, dunque. Due settori su cui l’Italia pensa di poter convincere Merz a intraprendere progetti comuni, anche contando sull’interconnessione strettissima tra le filiere produttive dei due Paesi. Per avvicinare questi risultati – tutti da costruire – la presidente del Consiglio lavora anche con il pallottoliere. Come per i migranti, anche sulla concorrenza ha immaginato di organizzare il tavolo di Alden Bielsen aprendo all’adesione di almeno 14 o 15 capitali. L’obiettivo è dimostrare di poter contare sulla maggioranza dei ventisette Paesi membri.
Esiste però anche un dato tattico da cui non si può prescindere, per comprendere le mosse della premier negli ultimi due mesi: l’enorme difficoltà con cui Palazzo Chigi gestisce il rapporto con Donald Trump. E’ una variabile strettamente connessa alla volontà di rafforzare il rapporto con Merz. Meloni, infatti, insiste assai meno di un tempo – anche e soprattutto nelle occasioni pubbliche – sulla “relazione speciale” con il tycoon. Alcuni strappi americani – dalle parole sull’impegno europeo in Afghanistan alle minacce alla Groenlandia, passando per l’impopolare gestione delle operazioni dell’Ice, considerate inaccettabile dalle opinioni pubbliche europee – hanno convinto le capitali continentali a esplorare strade nuove, più autonome da Washington.
Una progressiva presa di distanza che non può essere però la stessa per tutti i leader. Merz, ad esempio, scommette sul tempo: le elezioni di medio termine, il prossimo novembre, segneranno a suo avviso il ridimensionamento di Trump e l’apertura di una fase nuova (il cancelliere e i suoi ministri, secondo diverse fonti, hanno consegnato questa lettura alla delegazione italiana, a margine del vertice a Roma di fine gennaio). Per Meloni è diverso: meglio mantenere un approccio più cauto e differenziarsi dal Presidente Usa in modo costante, ma millimetrico. Il modo migliore per farlo, allora, è proprio quello di puntare al rapporto con Berlino. Farlo in una chiave “europea”, ma poco conflittuale nei confronti dell’amministrazione Usa. E sfruttando anche l’ombrello tedesco. Manovre tattiche, ma fondamentali per non pagare un prezzo troppo alto sul piano politico alla “tempesta” Trump.