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Allarme referendum: FdI sonda gli iscritti e Meloni prepara i comizi

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Il partito sonda la sua base, timori per l’affluenza. Lollobrigida: “La premier farà più iniziative”. FI pensa a un “treno del sì”
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Due mosse raccontano bene i dubbi che iniziano a serpeggiare a destra in vista del referendum sulla separazione delle carriere. La prima: martedì notte FdI ha spedito ai suoi iscritti e militanti un sondaggio riservato, per capire quanti siano effettivamente interessati a recarsi ai seggi. Secondo segnale: dopo mesi passati a parlare di un voto nel merito, a Palazzo Chigi sono pronti a un cambio di strategia, con comizi di Giorgia Meloni in prima persona. Da sola o con gli altri leader della coalizione è presto per dirlo. Anche la location è da fissare: c’è chi suggerisce Milano, altri Napoli, la città di Nicola Gratteri, tra i frontrunner del no. Però la scelta è presa. Lo fa capire il capodelegazione di FdI al governo, Francesco Lollobrigida, parlando con i cronisti nel fumoir di Montecitorio: Meloni «farà più di un’iniziativa», racconta il ministro dell’Agricoltura. A quaranta giorni dal voto, si apre «una fase nuova». Più politica, fa intendere. Si farà passare il messaggio che se…

Due mosse raccontano bene i dubbi che iniziano a serpeggiare a destra in vista del referendum sulla separazione delle carriere. La prima: martedì notte FdI ha spedito ai suoi iscritti e militanti un sondaggio riservato, per capire quanti siano effettivamente interessati a recarsi ai seggi. Secondo segnale: dopo mesi passati a parlare di un voto nel merito, a Palazzo Chigi sono pronti a un cambio di strategia, con comizi di Giorgia Meloni in prima persona. Da sola o con gli altri leader della coalizione è presto per dirlo. Anche la location è da fissare: c’è chi suggerisce Milano, altri Napoli, la città di Nicola Gratteri, tra i frontrunner del no. Però la scelta è presa. Lo fa capire il capodelegazione di FdI al governo, Francesco Lollobrigida, parlando con i cronisti nel fumoir di Montecitorio: Meloni «farà più di un’iniziativa», racconta il ministro dell’Agricoltura. A quaranta giorni dal voto, si apre «una fase nuova». Più politica, fa intendere. Si farà passare il messaggio che se la giustizia non cambia stavolta, «non cambierà mai».

Nei sondaggi la distanza tra sì e no si fa sempre più sottile. Decisiva è l’affluenza, come registrava ieri Youtrend: con una partecipazione sotto al 46,5% la riforma sarebbe cassata. Anche per questo FdI ha avviato un’indagine tra i suoi iscritti e simpatizzanti. Ai militanti viene chiesto se andranno a votare sì, no, o se pensano di «non andare a votare». Sono altre tre le domande a tema giustizia: una sulla separazione delle carriere, una sui due Csm, l’altra sull’Alta corte disciplinare. Per tutte, le opzioni sono tre: favorevole, contrario, non so. Era da diversi mesi che FdI non sfornava un sondaggio interno, destinato alla sua base. E con l’occasione vengono scandagliati anche altri argomenti. Il pacchetto sicurezza. Ai militanti viene chiesto se siano «soddisfatti» dell’operato del governo sull’immigrazione e «su quali dei temi dovrebbe maggiormente concentrarsi», dalla sanità ai migranti al fisco. Dettaglio significativo: in coda viene chiesto ai simpatizzanti della fiamma cosa voterebbero alle prossime Politiche e per la prima volta viene inserito nell’elenco delle opzioni «Futuro nazionale (Vannacci)».

Anche dentro FI c’è fermento per quella che gli azzurri riconoscono come la propria riforma «bandiera». Il 25 si riunirà la segreteria nazionale di Antonio Tajani, ai primi di marzo il consiglio nazionale. I deputati Giorgio Mulè ed Enrico Costa ieri erano al lancio della “maratona oratoria” per il sì, dal 2 all’8 marzo proprio sotto la Cassazione. E tra i forzisti sta prendendo forma anche quest’idea: un treno per il sì, da Milano a Reggio Calabria (un po’ come fece Renzi nel 2017, ma nessuno lo spiega così). Pure tra i post berlusconiani c’è il timore che il no possa recuperare. Anche per questo l’ala azzurra del governo preme per calendarizzare il decreto bollette prima del voto: sono convinti che porti consenso. La disputa referendaria non poteva non coinvolgere anche la Rai: ieri sia Augusta Montaruli per FdI che Nicolò Zanon, presidente del comitato “Sì riforma” hanno spedito una segnalazione all’Agcom per violazione della par condicio in merito ad un servizio di Report dell’8 febbraio.

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