Adesso c’è una sentenza che lo dice: CasaPound ha tentato di riorganizzare il disciolto partito fascista. Sta in questo elemento di novità – non era mai successo – l’importanza del verdetto dei giudici di Bari che questa mattina hanno condannato dodici militanti della “tartaruga nera”, o “cippì”, come viene chiamata all’interno la più importante organizzazione neofascista italiana degli ultimi vent’anni. Bari traccia dunque, tecnicamente, una linea di demarcazione tra un “prima” e un “dopo”. Perché, per quanto sia una sentenza di primo grado, oggi viene riconosciuta la tentata ricostituzione del Pnf, insomma la piena violazione della legge Scelba (n.645/1952), ovvero la norma italiana del dopoguerra che, in attuazione della XII disposizione transitoria della Costituzione repubblicana, impedisce che qualsivoglia associazione, gruppo o sigla provi a rimettere in piedi il partito con il quale Mussolini guidò il suo ventennale regime.
Adesso c’è una sentenza che lo dice: CasaPound ha tentato di riorganizzare il disciolto partito fascista. Sta in questo elemento di novità – non era mai successo – l’importanza del verdetto dei giudici di Bari che questa mattina hanno condannato dodici militanti della “tartaruga nera”, o “cippì”, come viene chiamata all’interno la più importante organizzazione neofascista italiana degli ultimi vent’anni. Bari traccia dunque, tecnicamente, una linea di demarcazione tra un “prima” e un “dopo”. Perché, per quanto sia una sentenza di primo grado, oggi viene riconosciuta la tentata ricostituzione del Pnf, insomma la piena violazione della legge Scelba (n.645/1952), ovvero la norma italiana del dopoguerra che, in attuazione della XII disposizione transitoria della Costituzione repubblicana, impedisce che qualsivoglia associazione, gruppo o sigla provi a rimettere in piedi il partito con il quale Mussolini guidò il suo ventennale regime.
Già in altre occasioni a CasaPound era stata contestata la tentata riorganizzazione. Ma poi, per motivi diversi, l’accusa era sempre caduta. Mai si era arrivati a una sentenza come quella odierna ed è il motivo per cui sull’esito del processo di Bari i riflettori erano accesi. In passato ci si era solo andati vicini. Era successo, per esempio, qualche anno fa in un processo a Napoli – sempre per pestaggi: lì si era sfarinata anche l’accusa di associazione sovversiva e banda armata. E poi decine di procedimenti a carico di militanti, sempre per violenze e apologia di fascismo. In nessun caso, tuttavia, si era giunti a un giudizio che accertasse l’intenzione concreta dei camerati con sede nazionale (abusiva) in via Napoleone III a Roma di riaccendere una struttura che per la legge italiana richiami in tutto o quasi il partito fascista. “Siamo noi i continuatori del mussolinismo”, disse qualche anno fa l’allora segretario nazionale e portavoce di CasaPound Simone Di Stefano, co-fondatore insieme al gran capo Gianlcuca Iannone e poi uscito dal movimento in polemica con il resto del gruppo dirigente.
Ora: se per un attimo proviamo a tenere fermo il significato “politico” della sentenza d Bari e a concentrarci solo sull’aspetto puramente giudiziario, si può arrivare a fare una riflessione. Come successe in passato con altre formazioni neofasciste o neonaziste poi sciolte dai governi in carica, adesso anche CasaPound è ritenuta dai giudici un’organizzazione pericolosa per l’ordinamento democratico. Proprio perché, attraverso dodici suoi esponenti, in una importante città del Meridione d’Italia, ha tentato di riorganizzare il PNF. Da qui potrebbe passare l’iter per giungere allo scioglimento della “tartaruga nera frecciata”. Sebbene la normativa per lo scioglimento preveda che la tentata ricostituzione del partito fascista debba essere confermata in fondo ai tre gradi di giudizio, ci sono diversi casi – anche molto noti – nei quali in passato la messa al bando è arrivata subito.
Nel 1973 – con intervento del ministro dell’Interno Paolo Emilio Taviani che si impose in consiglio dei ministri – fu sciolto Ordine Nuovo. Un anno dopo fu spento sul nascere il tentativo di rifondare la formazione eversiva. Nel giugno del 1976 toccò a Avanguardia Nazionale di Stefano Delle Chiaie. Ministro dell’Interno era allora Francesco Cossiga e per lui fu più semplice: Avanguardia – sotto schiaffo della magistratura – anticipò di pochissimo la mannaia del governo con l’autoscioglimento. In entrambi i casi si procedette comunque dopo sentenze di primo grado (poi peraltro confermate nei successivi due gradi di giudizio). Il che, “se si guarda oggi al pronunciamento del tribunale di Bari su CasaPound, rappresenta due precedenti interessanti” – ragiona Saverio Ferrari, analista dell’Osservatorio sulle nuove destre. Altro precedente riguarda il Fronte Nazionale di Franco Freda, detto “il professore”. Smantellato con decreto ministeriale (al Viminale c’era Enzo Bianco) nel 2000. Lì inizialmente si procedette sulla base della legge Scelba ma lo scioglimento avvenne per gli effetti della legge Mancino, che di fatto inglobò la Scelba.
Altre formazioni nere furono stoppate e messe fuori legge negli anni ’90. Milano Skinheads, il circuito Hammerskin. Andò bene ai camerati neonazisti veneti del Veneto Fronte Skinheads: tra prescrizioni e assoluzioni ala fine non venne più sciolto. E infatti è ancora attivo, non casualmente a fianco di CasaPound e Rete dei patrioti nella campagna martellante per la proposta di legge a iniziativa popolare sulla remigrazione. Torniamo a CasaPound Italia. Il movimento è sotto processo in diversi tribunali. Il prossimo 13 aprile a Roma ci sarà il processo d’appello per l’occupazione abusiva del palazzo di via Napoleone III all’Esquilino. Lì alla sbarra c’è il gruppo dirigente (con alcuni ex), già condannato in primo grado.
Poi ci sono tanti processi per singoli episodi di violenze da parte di militanti: il più noto è quello di Torino, la vicenda del cronista della Stampa Andra Joly. Il 10 dicembre scorso quattro militanti neofascisti sono stati condannati in primo grado a un anno di carcere per lesioni aggravate. Un altro processo, a Napoli, vede imputati quattro militanti che il 12 ottobre 2023 al Vomero picchiarono il giornalista Roberto Tarallo “colpevole” di portare una spilla antifascista su un giubbotto che gli fu poi rubato. Botte, calci e pugni. Violenza squadrista come a Bari. Violenza da squadracce fasciste. Ecco perché i giudici del capoluogo pugliese hanno proceduto per tentata ricostituzione (occorrerà poi leggere e motivazioni).
È di stretta attualità la questione dello sgombero del palazzo occupato da CasaPound a Roma nel 2023. Il ministro dell’Interno Piantedosi ha più volte dichiarato che “sgombereremo anche CasaPound” e che “il momento si sta avvicinando”. Tuttavia, ad oggi, non si è ancora mosso nulla. Anzi: l’altro giorno la polizia, chiamata dai neofascisti che occupano lo stabile, è intervenuta tempestivamente per identificare dei cronisti che stavano facendo il loro lavoro sotto la sede della “caserma nera”. Paradossale. Alla domanda “quando sarà sgomberata CasaPound”, adesso, dopo la sentenza di Bari, si può ragionevolmente aggiungerne un’altra: quando sarà sciolta CasaPound? Dopo quasi un quarto di secolo, il tempo forse è arrivato.