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Petrecca, caso internazionale. Tutta la Rai senza firme, il direttore rischia il posto

Petrecca, caso internazionale. Tutta la Rai senza firme, il direttore rischia il posto
(ansa)

Domani l’agitazione per tg, gr, programmi di informazione e testate online. Si sfila il sindacato di destra. Le gaffe in diretta hanno fatto il giro del mondo

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Davanti alla bufera che ha oltrepassato i confini, la disastrosa telecronaca ora caso internazionale, cioè quella del direttore di Rai Sport Paolo Petrecca all’inaugurazione delle Olimpiadi invernali, le giornaliste e i giornalisti Rai guidati dal sindacato Usigrai proclamano per domani lo sciopero delle firme in Tg, Gr, programmi di informazione e testate online. Lo fanno visto che le dimissioni richieste non sono arrivate e per reagire al «duro colpo all’immagine della Rai e alla dignità di tutte le giornaliste e i giornalisti che quotidianamente si impegnano per offrire un servizio pubblico degno di questo nome», si legge in una nota. La decisione — dalla quale si smarca Unirai, il sindacato minoritario filo-aziendale benedetto dalla destra — arriva dopo giorni di tensione interna e, spiegano, si è resa inevitabile perché «la mobilitazione di Rai Sport e le prese di posizione dei Cdr delle testate e dei generi, a difesa del nostro lavoro, non hanno indotto i vertici aziendali a una assunzione di responsabilità».

È il risultato figlio delle scelte della dirigenza meloniana, con Petrecca — sfiduciato a Rai News dalla redazione, mentre allo Sport il suo piano è stato bocciato due volte dalla redazione, rimasto però blindato dal governo — che aveva voluto a tutti i costi condurre una telecronaca per la quale c’è chi lavora una vita interna. La rassegna stampa globale è impietosa. Dal New York Times al Guardian, passando per Figaro — che parla “di peggiore umiliazione di Rai Sport” — fino alla Bild. Titoli e reportage hanno acceso i riflettori sulle incertezze e sugli svarioni andati in onda in diretta, lasciando in secondo piano lo show firmato da Marco Balich allo stadio di San Siro. Una narrazione che ha finito per trasformare un inciampo televisivo in un caso politico-mediatico. La redazione sportiva ha reagito ritirando le firme per l’intera durata della manifestazione e confermando tre giorni di sciopero al termine delle Olimpiadi.

Nel suo reportage da Milano, l’inviata del New York Times Motoko Rich ricostruisce passo dopo passo la diretta contestata del direttore di Rai Sport, elencando gli errori più clamorosi. Il servizio del giornale Usa parla del modello di governance della tv pubblica: «La maggior parte dei vertici è nominata dal governo in carica di Meloni. Per anni, l’influenza del governo sull’emittente ha portato a ricorrenti accuse di parzialità». Così la vicenda assume una dimensione politica, intrecciandosi con l’immagine dell’esecutivo fuori dal Paese. Ora per non sbagliare, la telecronaca di chiusura forse andrà al vicedirettore Marco Lollobrigida, oppure a Stefano Bizzotto, voce della nazionale di calcio.

Intanto si parla già del dopo. Terminate le Olimpiadi, alla guida di Rai Sport potrebbe arrivare proprio Lollobrigida, anche lui in quota FdI (non è parente di). Mentre per Petrecca potrebbe esserci un altro ruolo, in sostituzione di Simona Martorelli, a capo delle relazioni internazionali della Rai e a un passo dalla pensione. Nelle stesse ore, anche al Tg2 il clima si surriscalda. Le indiscrezioni sull’introduzione, dal 2 marzo, di una striscia informativa quotidiana di cinque minuti prima dell’edizione delle 13 — affidata, secondo le anticipazioni, a Tommaso Cerno direttore del Giornale, agitano la redazione. In una lettera indirizzata all’amministratore delegato e al cda, il Cdr manifesta allarme: «I telegiornali hanno il compito di informare, una funzione affidata dal contratto di servizio pubblico, e in nessuna rete c’è una striscia informativa che anticipi un telegiornale, poiché significherebbe depotenziare il tg che deve andare in onda. Da qui la richiesta di «conoscere le motivazioni della scelta e il costo di questo ennesimo utilizzo di un professionista esterno, al posto di un interno Rai».

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