La mossa di Roberto Vannacci arriva quando in Aula alla Camera sono in corso le dichiarazioni di voto sulla fiducia al decreto che proroga l’autorizzazione all’invio di aiuti militari all’Ucraina. È l’ex generale, che ha da poco lasciato la Lega, a fare incursione e a dettare la linea ai suoi tre deputati: «Voteremo a favore perché questo voto non è nel merito del provvedimento sul quale rimaniamo contrari». Quindi sì alla fiducia, ma no al voto finale.
Secondo l’ex vicesegretario del Carroccio, «Futuro nazionale sa bene dove stare». Nella maggioranza. Anche se la maggioranza ha più di qualche perplessità. Il capogruppo leghista Riccardo Molinari, che segue dal monitor in Transatlantico la dichiarazione di voto dell’ex collega Edoardo Ziello, non usa parole tenere: «Più che il futurismo marinettiamo, qui siamo davanti al trasformismo giolittiano». Per Antonio Tajani è un problema tutto leghista: «Deciderà Matteo Salvini se far candidare o no il partito di Vannacci in coalizione, a lui…
La mossa di Roberto Vannacci arriva quando in Aula alla Camera sono in corso le dichiarazioni di voto sulla fiducia al decreto che proroga l’autorizzazione all’invio di aiuti militari all’Ucraina. È l’ex generale, che ha da poco lasciato la Lega, a fare incursione e a dettare la linea ai suoi tre deputati: «Voteremo a favore perché questo voto non è nel merito del provvedimento sul quale rimaniamo contrari». Quindi sì alla fiducia, ma no al voto finale.
Secondo l’ex vicesegretario del Carroccio, «Futuro nazionale sa bene dove stare». Nella maggioranza. Anche se la maggioranza ha più di qualche perplessità. Il capogruppo leghista Riccardo Molinari, che segue dal monitor in Transatlantico la dichiarazione di voto dell’ex collega Edoardo Ziello, non usa parole tenere: «Più che il futurismo marinettiamo, qui siamo davanti al trasformismo giolittiano». Per Antonio Tajani è un problema tutto leghista: «Deciderà Matteo Salvini se far candidare o no il partito di Vannacci in coalizione, a lui l’ultima parola». E volta lo sguardo. Più attendista invece Fratelli d’Italia. «Votare la fiducia era l’unica strada strettissima che potevano intraprendere», dice un big: «Vediamo se il 4% che gli viene attributo sarà confermato in futuro, ma non credo».
Come era prevedibile non sono certamente determinanti i voti dei vannacciani. La fiducia viene approvata con 207 voti a favore, 119 contrari e 4 astensioni arrivate dalle minoranze linguistiche. Il voto sul provvedimento invece ottiene 229 sì. A favore anche il Pd, con dieci deputati che però non hanno partecipato alla votazione. I no sono stati 40, tra cui Ziello, Rosanno Sasso e Emanuele Pozzolo. Il decreto, che prevede anche la protezione dei profughi e dei giornalisti freelance, ora passa al Senato per essere convertito entro il primo marzo.
Tra il voto fiducia e quello finale, gli ordini del giorno presentati dai vannacciani per chiedere lo stop all’invio di armi all’Ucraina sono al centro dell’attenzione. M5S e Avs non li votano, sebbene anche loro ne abbiano presentati alcuni che vanno nella stessa direzione. «Non abbiamo nulla a che fare con la destra xenofoba», incalza Angelo Bonelli di Avs, mentre per il capogruppo pentastellato Riccardo Ricciardi «l’odg proposto dai vannacciani è carta straccia». E Giuseppe Conte ospite di Realpolitik, su Rete 4, sottolinea che M5S non ha «nulla a che vedere con chi ha atteggiamenti filo russi. Siamo coerenti da quattro anni, loro no».
Ziello, a metà mattinata, in Transatlantico invitava a tenere d’occhio il voto ai loro ordini del giorni. E invece nessuna sorpresa. Tre voti a favore e un astenuto: il deputato di Sud Chiama Nord Francesco Gallo. Che però tiene a smentire sul nascere tutte le voci di flirt con Vannacci: «Mi sono astenuto su tutti gli ordini del giorno presentati».
Stefano Graziano, capogruppo Pd in commissione Difesa, spiega che il sì al provvedimento è dettato «da coerenza e responsabilità verso i valori democratici e la sicurezza europea», ma «aver posto la fiducia è una mossa squisitamente politica per nascondere le profonde crepe della maggioranza». Da qui la richiesta del dem Claudio Mancini: «Meloni spieghi se accetta i voti di fiducia di Vannacci». Il quale nel frattempo, intervistato da La7, dicendosi «pro-italiano ed europeo» si è proposto per fare da mediatore con Putin. La maggioranza non ha gradito.