ROMA – Francesco Filippi, storico ed esperto del Ventennio, risponde al telefono da Auschwitz, dove guida un viaggio della memoria dell’associazione Deina.
Professore, è fondata la sentenza che condanna dodici militanti di Casapound in base alla legge Scelba contro la ricostituzione del partito fascista?
«Mi stupisce solo che non sia accaduto prima. Loro stessi si definiscono fascisti del terzo millennio. Si organizzano persino in squadre punitive, così stabilisce il tribunale di Bari. Cos’altro dovrebbero fare, depositare il simbolo del Pnf alle prossime elezioni?».
Com’è possibile che sia la prima applicazione della legge Scelba?
«Il provvedimento non stabilisce cosa significhi ricostituire il partito fascista. Un vuoto nel corso del tempo colmato dalle sentenze della Cassazione. Quando è stato scritto, nel 1952, molti aspetti del testo furono lasciati volutamente vaghi».
Perché?
«Per motivi politici: alcuni vedevano il rischio che potesse colpire i reati d’opinione. È intere…
ROMA – Francesco Filippi, storico ed esperto del Ventennio, risponde al telefono da Auschwitz, dove guida un viaggio della memoria dell’associazione Deina.
Professore, è fondata la sentenza che condanna dodici militanti di Casapound in base alla legge Scelba contro la ricostituzione del partito fascista?
«Mi stupisce solo che non sia accaduto prima. Loro stessi si definiscono fascisti del terzo millennio. Si organizzano persino in squadre punitive, così stabilisce il tribunale di Bari. Cos’altro dovrebbero fare, depositare il simbolo del Pnf alle prossime elezioni?».
Com’è possibile che sia la prima applicazione della legge Scelba?
«Il provvedimento non stabilisce cosa significhi ricostituire il partito fascista. Un vuoto nel corso del tempo colmato dalle sentenze della Cassazione. Quando è stato scritto, nel 1952, molti aspetti del testo furono lasciati volutamente vaghi».
Perché?
«Per motivi politici: alcuni vedevano il rischio che potesse colpire i reati d’opinione. È interessante ricordare che infatti la proposta di Scelba non fu votata dai comunisti: temevano di essere messi fuori legge».
Nel ’79 l’accusa di voler ricostituire il partito fascista fu rivolta a Giorgio Almirante e nemmeno lì si arrivò a una condanna.
«Mancava l’impianto normativo. La decisione del tribunale di Bari, oggi, è un campanello d’allarme: gli impulsi della destra in Italia sono ritornati a sconfinare verso una deriva che la nostra Costituzione definisce non democratica».
Va sciolta CasaPound?
«Sì. È a tutti gli effetti un’espressione mimetica del fascismo post-mussoliniano che ha avuto a che fare con i momenti più bui del nostro Paese».
Sono pericolosi questi militanti? O irrilevanti?
«Mi pare che siano stati certificati i metodi squadristi. E detta brutalmente: alle elezioni, CasaPound non ha successo perché alcune delle loro istanze storiche adesso sono rappresentate da frange di partiti al governo. Hanno finito gli argomenti».
Si sono fatti paladini della “remigrazione”.
«Ma nemmeno quella è roba loro. Stanno scimmiottando Afd, infatti il termine è mutuato dal contesto tedesco».
Il termine piace molto anche ai “futuristi” di Vannacci. Raccoglieranno i voti di CasaPound?
«C’è di certo un flirt. Non sono un politologo, ma il nuovo partito dell’ex generale mi sembra un’operazione di marketing più che ideologica. Dalle prime mosse non mi sembra destinata a rivoluzionare l’ideologia della destra».
In generale, ha ancora senso nel 2026 parlare di “ricostituzione del partito fascista”? È un rischio?
«Se per ritorno del fascismo intendiamo le camicie nere per le strade, i fez e i balilla, dico di no. Se invece si parla di un progressivo indebolimento della democrazia parlamentare in favore di un uomo forte che può minacciare la libertà popolare e costituire un regime di carattere fascista – il potere per il potere – allora il pericolo è attuale».