Shamsul Islam ha vinto la sua battaglia, e mai avrebbe pensato di diventare il migrante simbolo del braccio di ferro tra Giorgia Meloni e i giudici italiani. La sua provenienza da un Paese, il Bangladesh, che l’Italia (e ora anche l’Europa) considera sicuro non è condizione sufficiente a negargli la protezione. Se fosse stato rimpatriato, dopo il diniego alla sua richiesta di asilo, avrebbe corso un rischio «effettivo ed elevato», hanno riconosciuto i giudici della sezione immigrazione del tribunale di Bologna presieduta da Luca Minniti. Che ieri, alla luce del pronunciamento della Corte di giustizia europea sui Paesi sicuri, hanno concesso al trentenne bengalese minacciato da una banda di usurai la protezione sussidiaria.
«Una sentenza di grande umanità che tutela migliaia di persone che, se rimpatriate, potrebbero essere vittime di trattamenti inumani e degradanti», il commento dei legali del migrante, Francesco Umberto Furnari e Vanessa di Gregorio. E proprio per questo è dirompent…
Shamsul Islam ha vinto la sua battaglia, e mai avrebbe pensato di diventare il migrante simbolo del braccio di ferro tra Giorgia Meloni e i giudici italiani. La sua provenienza da un Paese, il Bangladesh, che l’Italia (e ora anche l’Europa) considera sicuro non è condizione sufficiente a negargli la protezione. Se fosse stato rimpatriato, dopo il diniego alla sua richiesta di asilo, avrebbe corso un rischio «effettivo ed elevato», hanno riconosciuto i giudici della sezione immigrazione del tribunale di Bologna presieduta da Luca Minniti. Che ieri, alla luce del pronunciamento della Corte di giustizia europea sui Paesi sicuri, hanno concesso al trentenne bengalese minacciato da una banda di usurai la protezione sussidiaria.
«Una sentenza di grande umanità che tutela migliaia di persone che, se rimpatriate, potrebbero essere vittime di trattamenti inumani e degradanti», il commento dei legali del migrante, Francesco Umberto Furnari e Vanessa di Gregorio. E proprio per questo è dirompente la valenza che assume la decisione adottata dal tribunale di Bologna all’indomani dell’approvazione del disegno di legge immigrazione che recepisce anche il nuovo Patto asilo e immigrazione e le modifiche al regolamento europeo sui rimpatri con la nuova lista europea dei Paesi sicuri.
Il caso di Shamsul Islam, salito alle cronache ad ottobre 2024 dopo che il governo aveva istituito per legge la lista dei Paesi ritenuti sicuri, aveva fatto infuriare la premier Giorgia Meloni. Che aveva definito «un volantino propagandistico» le motivazioni del rinvio pregiudiziale con il quale i giudici di Bologna si erano rivolti alla Corte di giustizia europea chiedendo se la legislazione europea sui Paesi sicuri prevalesse su quella italiana e se fosse possibile disapplicare la norma nazionale.
«Si potrebbe dire paradossalmente che la Germania sotto il regime nazista era un Paese estremamente sicuro per la stragrande maggioranza della popolazione tedesca – osservò il presidente del collegio Marco Gattuso -. Fatti salvi gli ebrei, gli omosessuali, gli oppositori politici, le persone di etnia rom ed altri gruppi minoritari, 60 milioni di tedeschi vantavano una condizione di sicurezza invidiabile. Se si dovesse ritenere sicuro un Paese quando la sicurezza è garantita alla generalità della popolazione, la nozione giuridica di Paese sicuro si potrebbe applicare a tutti i paesi del mondo». Motivazioni che scatenarono l’ira della premier e aspre polemiche politiche.
Ma il verdetto della Corte di giustizia europea alla quale nel frattempo si erano rivolte decine di altri giudici di tribunali italiani, è stato chiaro: uno Stato può designare per legge i paesi che ritiene sicuri, a condizione che ci sia il controllo del giudice. Condizione prevista ora pure dalla nuova legislazione europea. Che riconosce alla magistratura il diritto/dovere di valutare i singoli casi dei migranti, anche di coloro che provengono da Paesi ritenuti sicuri.