«Non saremo noi a fare polemiche. Vogliamo condurre una campagna sul merito. È Meloni a politicizzare il voto». Il vento che fustiga Palermo, alle cinque del pomeriggio, non spinge Elly Schlein ad alzare i toni della campagna referendaria. Porta la segretaria del Pd a volare lontano dallo scontro politico del giorno, anzi spegne ogni tentativo di soffermarsi anche un minuto sulle discusse argomentazioni di Nicola Gratteri, sugli «indagati e i massoni che voteranno sì».
In un colloquio in redazione, prima di partecipare a un incontro pubblico con alcuni magistrati schierati per il no come il presidente del tribunale Piergiorgio Morosini, Schlein non rinuncia però ad attaccare il governo: «Non abbiamo intenzione di politicizzare il dibattito come invece sta facendo Giorgia Meloni, ogni giorno, attaccando i giudici e scaricando su di loro e sulle opposizioni le colpe dei propri fallimenti». Secondo la leader del Pd «la riforma non migliora la giustizia e la separazione delle carriere n…
«Non saremo noi a fare polemiche. Vogliamo condurre una campagna sul merito. È Meloni a politicizzare il voto». Il vento che fustiga Palermo, alle cinque del pomeriggio, non spinge Elly Schlein ad alzare i toni della campagna referendaria. Porta la segretaria del Pd a volare lontano dallo scontro politico del giorno, anzi spegne ogni tentativo di soffermarsi anche un minuto sulle discusse argomentazioni di Nicola Gratteri, sugli «indagati e i massoni che voteranno sì».
In un colloquio in redazione, prima di partecipare a un incontro pubblico con alcuni magistrati schierati per il no come il presidente del tribunale Piergiorgio Morosini, Schlein non rinuncia però ad attaccare il governo: «Non abbiamo intenzione di politicizzare il dibattito come invece sta facendo Giorgia Meloni, ogni giorno, attaccando i giudici e scaricando su di loro e sulle opposizioni le colpe dei propri fallimenti». Secondo la leader del Pd «la riforma non migliora la giustizia e la separazione delle carriere nei fatti c’è già. Spaccare in due il Csm, anche da una visuale garantista, è pericoloso perché un Consiglio di soli pubblici ministeri rischia di essere autoreferenziale, sganciato dalla cultura giurisdizionale».
La Costituzione, dice, non si tocca, «vi siamo affezionati: non vogliamo in Italia né il modello Orbán né quello Trump. Dobbiamo spiegare alle nuove generazioni che queste riforme possono incidere sulle nostre vite». Alla fine, c’è pure lo scherno nei confronti dell’esecutivo: «La nostra campagna è in salita? Noi di certo puntiamo sul merito. E ci basta utilizzare gli argomenti del governo per portarla avanti. Penso a Meloni che dice che l’invadenza dei giudici sarà fermata con la riforma o a Nordio che afferma che queste norme serviranno pure a noi, se dovessimo vincere le elezioni. Una visione che cozza con l’idea che ogni democrazia ha bisogno di controllo. Ecco, noi non pensiamo che la giustizia sia perfetta nel nostro Paese ma non la risolviamo mettendo i magistrati sotto il controllo dell’esecutivo».
Pochi giorni fa, in occasione dell’anniversario del maxiprocesso, il giudice Morosini aveva detto che quella pagina di storia fu scritta «grazie all’autonomia delle toghe». «Ed è quello il punto», dice la segretaria, «occorre ribadire l’autonomia dei pm che è anche quella dei cittadini, dal potere politico ed economico: se non ci sarà più, chi avrà la forza di opporsi agli abusi di Stato o a una multinazionale che inquina l’aria?».
Al cinema Rouge et Noir, a Palermo, c’è anche Martina Pisa, una studentessa di Niscemi venuta a portare la testimonianza degli sfollati del paese colpito dalla frana: «La mia gente è sconvolta», sussurra. È il filo che unisce le diverse tappe della visita di Schlein, che in mattinata era stata in contrada Tonnarella, a Mazara del Vallo, dove il ciclone si è mangiato trenta metri di spiaggia. Ha incontrato il gestore da 40 anni di un lido che non c’è più e il figlio che sin da bambino portava via i lettini: «Si sono visti spazzare via i sacrifici di una vita. Bisogna mettere questa gente - sostiene la segretaria Pd - in condizione di ripartire. Tre mesi? Sono già troppi, servono aiuti immediati. Eppure alla Camera è stato bocciato il nostro emendamento che sospendeva le tasse per le popolazioni colpite, una norma banale, mica si può far finta che non sia successo nulla. Il governo, evidentemente, non ha voglia di collaborare».
I 100 milioni di euro stanziati dal Consiglio di ministri, sui quali aveva mugugnato anche il governatore Renato Schifani, «sono evidentemente pochi», dice la leader Pd, che batte sul tasto del prelievo dei fondi del Ponte: «In ogni caso c’è un miliardo che quest’anno, dopo lo stop della Corte, non si potrà spendere».
Non è solo su questa vicenda, scandisce Schlein, che si misura la «scarsa attenzione del governo per il Sud». E il riferimento è all’autonomia differenziata che «si disinteressa delle diseguaglianze territoriali». La precarizzazione del lavoro «costringe tanti meridionali ad andare via». E con la difesa del «diritto alla restanza» si conclude un ragionamento che serve ad affermare l’esistenza di «una nuova questione meridionale».