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Meloni: “Eurobond divisivi c’è un motore tedesco-italiano”

La premier Giorgia Meloni

 

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La premier al vertice europeo conferma l’intesa tra Roma e Berlino sui principali temi. “Non è un patto contro qualcuno”. Frenata sul debito comune: “Ma io sono favorevole”
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Alden Biesen – Dodici chilometri oltre la distesa di nebbia e campi arati c’è Maastricht, capitale dei parametri che hanno fatto l’Europa. Immersa in un cappotto grigio, Giorgia Meloni apre di buon mattino il vertice sulla concorrenza che precede il Consiglio europeo. Coordina assieme a Friedrich Merz, a segnalare che Roma punta molto sul rapporto con Berlino. «C’è sicuramente un motore tedesco-italiano sui temi», ha voglia di mettere agli atti di fronte alle telecamere. L’obiettivo è un progetto confederale, concetto caro alla destra storica. È sfida all’idea di un’Unione federale che Emmanuel Macron coltiva per il continente. Per la premier, bisogna procedere con una cessione di sovranità mirata e su singoli punti. Tutti assieme, se possibile. O tra gruppi selezionati di governi e fuori dalla cornice continentale, se obbligati. «Ho sempre detto che nell’Unione europea le alleanze sono variabili – aggiunge, spiegando che su alcuni dossier si alleerà con il sud del continente - Ci son…

Alden Biesen – Dodici chilometri oltre la distesa di nebbia e campi arati c’è Maastricht, capitale dei parametri che hanno fatto l’Europa. Immersa in un cappotto grigio, Giorgia Meloni apre di buon mattino il vertice sulla concorrenza che precede il Consiglio europeo. Coordina assieme a Friedrich Merz, a segnalare che Roma punta molto sul rapporto con Berlino. «C’è sicuramente un motore tedesco-italiano sui temi», ha voglia di mettere agli atti di fronte alle telecamere. L’obiettivo è un progetto confederale, concetto caro alla destra storica. È sfida all’idea di un’Unione federale che Emmanuel Macron coltiva per il continente. Per la premier, bisogna procedere con una cessione di sovranità mirata e su singoli punti. Tutti assieme, se possibile. O tra gruppi selezionati di governi e fuori dalla cornice continentale, se obbligati. «Ho sempre detto che nell’Unione europea le alleanze sono variabili – aggiunge, spiegando che su alcuni dossier si alleerà con il sud del continente - Ci sono materie sulle quali si fa gruppo con alcune nazioni». Sovranismo temperato, europeismo di necessità.

È l’Europa che ha in mente. Ci lavora partendo appunto dal rapporto con Berlino, che vuole sfilare all’esclusiva francese. Per rientrare nel trio di testa. Consapevole, con realismo, che Macron e Merz sono destinati a ritrovarsi. Per carità, sottolinea Meloni, nessuna mossa è pensata contro gli altri partner, figurarsi contro Parigi: «Rafforziamo la cooperazione bilaterale con la Germania, ma non è qualcosa che si fa contro qualcun altro. La Francia era al tavolo sulla competitività». E però, affinché il messaggio non si disperda tra le righe della diplomazia: «Il ruolo di Merz è molto positivo. C’è un rilancio nelle relazioni tra i due Paesi».

La linea invisibile che divide in questa fase Roma e Parigi si chiama eurobond. Roma è tradizionalmente favorevole a questo strumento, durante il Covid il debito comune rappresentò un paracadute, ma adesso la presidente del Consiglio si mostra cauta. Lo fa perché Berlino non ha voglia di sentirne parlare. E la Germania, adesso, è il partner su cui puntare: «Personalmente sono favorevole agli eurobond – premette - ma sapete che è uno dei dibattiti più divisivi qui in Europa».

Durante il Consiglio, la premier si sofferma soprattutto sul nodo dei prezzi dell’energia. La prossima settimana porterà in Consiglio dei ministri una «misura molto articolata sul tema». Promessa in realtà da mesi, finora senza esito. Ma ai colleghi dice anche: «Se non rimuoviamo i problemi che esistono in Europa, non riusciremo a dare risposte adeguate». Come? Con misure di contrasto alla speculazione e restringendo il mercato degli Ets ai soli operatori economici.

Competitività significa molte cose: automotive, ambiente, fisco, «sburocratizzazione e contrasto all’iper-regolamentazione». Fare in fretta, dice Meloni. Assicurare che gli Stati membri spingano la Commissione, con messaggi chiari. «La sfida è capire se l’Unione può dare risposte concrete, efficaci, immediate sui temi della competitività, perché non c’è più tempo da perdere».

Chi sostiene la tesi degli investimenti come antidoto allo stallo è Mario Draghi. È la linea già adottata da Macron. Chiedono a Meloni dell’opzione di promuovere l’ex presidente della Bce ed ex premier come inviato speciale per la competitività. La leader risponde senza troppo sbilanciarsi: «Non credo esista una figura del genere, ma sicuramente sia Draghi che Letta stanno fornendo un contributo molto importante».

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