Caso Gratteri, Carbone: “Solito linciaggio frutto di accuse strumentali. Ogni giorno c’è un nemico”
di Conchita SanninoNAPOLI – «Le sue espressioni potevano essere meno ruvide? Ma il punto non è questo. Penso che una strumentalizzazione così pesante, violenta, sia un favore fatto a Nicola Gratteri, e alla sua storia di pm integerrimo, che è apprezzato da tanti cittadini anche per i suoi toni franchi». Ernesto Carbone è membro laico del Csm, quota Iv, e già da tempo si è esposto per il no alla riforma (anche se il leader, Renzi, non ha ancora sciolto le sue numerose riserve).
Consigliere Carbone, quello di Gratteri non è stato uno scivolone?
«Penso che abbiamo assistito, ancora una volta, a una specie di linciaggio mediatico. Che ha fatto passare in secondo piano l’eventualità che il procuratore Gratteri potesse spiegare meglio il suo pensiero».
Che cosa l’ha …
NAPOLI – «Le sue espressioni potevano essere meno ruvide? Ma il punto non è questo. Penso che una strumentalizzazione così pesante, violenta, sia un favore fatto a Nicola Gratteri, e alla sua storia di pm integerrimo, che è apprezzato da tanti cittadini anche per i suoi toni franchi». Ernesto Carbone è membro laico del Csm, quota Iv, e già da tempo si è esposto per il no alla riforma (anche se il leader, Renzi, non ha ancora sciolto le sue numerose riserve).
Consigliere Carbone, quello di Gratteri non è stato uno scivolone?
«Penso che abbiamo assistito, ancora una volta, a una specie di linciaggio mediatico. Che ha fatto passare in secondo piano l’eventualità che il procuratore Gratteri potesse spiegare meglio il suo pensiero».
Che cosa l’ha colpita?
«L’assedio. Ogni giorno ce n’è uno nel mirino, basta che un magistrato apra bocca. Contro Gratteri si sono concentrati tutti i livelli: ministri, presidenti delle Camere, attacchi da deputati e senatori. Ovviamente è giusto specificare che per il sì ci sono onesti cittadini, fior di giuristi, di professionisti, ovvio. Ma non è lecito ragionare sull’impatto che avrebbe una giustizia azzoppata nel contrasto al malaffare, ad esempio?».
L’asprezza dello scontro la preoccupa?
«Effettivamente preoccupa che la critica diventi subito attacco personale, che le istituzioni si concentrino su questo o quel nome, sulle singole toghe».
Ma iI fronte del sì lamenta “la criminalizzazione”, pretendono le scuse di Gratteri.
«Sommessamente, ricorderei che è lo stesso fronte che ha diffuso le immagini con gli scontri di Torino su cui ha apposto lo slogan “loro votano no”; o che ha creato l’immagine di un giudice in toga rossa che quasi bacia una ragazza dei centri sociali, per ribadire “loro votano no”. L’amarezza è che cadono così nel vuoto anche autorevolissimi appelli, spesi nel corso della recente inaugurazione dell’anno giudiziario in Cassazione, a recuperare uno stile istituzionale, a tornare alla razionalità».
Cosa succede tra governo e Csm? Il ministro dice che, da voi, la disciplinare abdica al suo ruolo per proteggere le correnti. “Giustizia domestica”, accusa Nordio.
«Sono e siamo molto dispiaciuti di accuse così gratuite. Le sue parole sono totalmente destituite di fondamento, come purtroppo ha dovuto pubblicamente ricordare lo stesso vicepresidente Fabio Pinelli. Rispettosamente, suggerisco a Nordio di incontrarsi col ministro».
Lei ironizza: cosa gli rimprovera?
«Spieghiamolo ai cittadini: il ministro, se non approva il modo in cui funziona la sezione disciplinare, può mettere sotto accusa i magistrati, o impugnarele pronunce che ritiene sbagliate. Ebbene, su 4500 esposti, in 3 anni, lui ha avviato 49 azioni disciplinari, è l’uno per cento. E su circa 200 sentenze della disciplinare, ne ha appellate solo 8. Come fa a dire che il Csm non funziona?»
Lei è schierato per il no: la riforma davvero non serve ad avere un giudice terzo?
«Non scordiamo che ci sono nel governo due eccellenti testimonial per il no. Il ministro Salvini: per lui si chiedeva una condanna e il giudice lo ha assolto; e il sottosegretario Delmastro: il pm di Roma chiedeva l’assoluzione e il giudice lo ha condannato. Assodato quindi che il giudice è già terzo, in Italia, a chi serve esattamente questa riforma?».