NAPOLI – «Inutile seguirmi perché vi faccio perdere tempo, quello che avevo da dire l’ho detto». Tranchant, ruvido, come al solito. Alle 8 è già in pista, Nicola Gratteri. Prima in procura a Napoli, poi in prefettura per un comitato sulle violenze metropolitane, poi di nuovo all’ottavo piano, in ufficio, il pc acceso, televisore sempre spento, fino al tardo pomeriggio, le telefonate che la segreteria passa anche dall’estero.
È un venerdì come gli altri, anche se da 48 ore è diventato il nemico numero uno del fronte del sì sul referendum giustizia. Anche se quelli che prima, da destra, votavano per lui in Csm, e lo corteggiavano e blandivano – addirittura paragonando il suo impegno «allo sforzo dell’uomo virtuoso di Platone», vedi la …
NAPOLI – «Inutile seguirmi perché vi faccio perdere tempo, quello che avevo da dire l’ho detto». Tranchant, ruvido, come al solito. Alle 8 è già in pista, Nicola Gratteri. Prima in procura a Napoli, poi in prefettura per un comitato sulle violenze metropolitane, poi di nuovo all’ottavo piano, in ufficio, il pc acceso, televisore sempre spento, fino al tardo pomeriggio, le telefonate che la segreteria passa anche dall’estero.
È un venerdì come gli altri, anche se da 48 ore è diventato il nemico numero uno del fronte del sì sul referendum giustizia. Anche se quelli che prima, da destra, votavano per lui in Csm, e lo corteggiavano e blandivano – addirittura paragonando il suo impegno «allo sforzo dell’uomo virtuoso di Platone», vedi la consigliera Eccher, area Lega – adesso lo condannano e ne vorrebbero, metaforicamente, la testa. «Ci mettevo la faccia quando eravamo 20 punti sotto, continuerò a spiegare le ragioni del no e a dire quello che penso su questa riforma, anche ora che qualcuno è nervoso perché saremmo alla pari. Ma non mi importa nulla dei sondaggi, se non dicessi quello che penso, mi sentirei complice».
Il suo telefono scotta, piovono attestati di solidarietà e messaggi ironici di colleghi e amici, dalla Campania, dalla Calabria moltissimi, da quando, giovedì pomeriggio, è finito nel mirino dei big di governo, mentre i meloniani continuano a far girare i meme con le frasi che hanno scatenato l’ira funesta della destra: «Votano sì indagati, imputati, massoneria deviata e centri di potere». Alla sua porta e su Whatsapp, una processione. Bussano gli aggiunti, arriva qualche sostituto, c’è chi mormora uscendo dalla sua stanza, «pensare che questi che lo assaltano ne tessevano le lodi».
Sembra che Gratteri abbia rettificato con qualcuno, sorridendo: veramente in Csm mi hanno sempre votato loro, per ben cinque volte. E agli atti risulta, riavvolgere il nastro. Sia quando si è candidato a procuratore aggiunto di Reggio Calabria, sia quando correva come procuratore capo nella stessa città; e ancora, quando si giocava la poltrona di procuratore a Catanzaro, o, di più, quella di capo della Direzione nazionale antimafia, o, in ultimo, il posto di vertice della procura di Napoli, la più grande d’Europa, 110 sostituti, l’ufficio conquistato poi quasi due anni e mezzo fa. In tutte queste sfide, ha sempre detto Gratteri, costruendosi l’immagine di autentico outsider, «mica mi ha votato l’area del Pd? I voti non sono segreti: vengono dai laici di centrodestra, da Mi, la corrente più conservatrice, e dai Cinque Stelle». Anatomia di un underdog, forse è per questo che tra le fila del governo di Giorgia sono furiosi, costa fatica demolirlo dopo averne celebrato i processi, «le energie profuse», impossibile lanciargli la fatwa come toga rossa. Eppure da destra il pressing si fa pesante: al Csm il laico di FI, Aimi, si è portato avanti chiedendo un’azione disciplinare. Sembra sia la circostanza su cui si è concentrato davvero Gratteri, parlando con qualche amico fidato, che chiedeva: Nicola questa è la prova generale di quello che faranno con l’Alta Corte disciplinare, ti rendi conto? E lui avrebbe risposto: «È l’unico fatto serio su cui ragionare. Io sono grande, vecchio, ho spalle larghe di contadino, non mi spaventano. Ma se alla minaccia fosse stato sottoposto un giovane magistrato, quanta paura gli avrebbero messo?». Prima di uscire, lo saluta il Pg Aldo Policastro, tra cordialità e ironia, poi commenta con Repubblica: «Il procuratore è stato oggetto dell’attenzione dei massimi vertici istituzionali, e di attacchi strumentali, per aver espresso un suo pensiero. E il pensiero di Gratteri, come d’altro canto ha chiarito, non riguardava ovviamente tutti coloro che votano sì». Policastro insiste, col suo no: «Legittimo porsi il tema che organizzazioni criminali, centri di potere si avvantaggerebbero di pm e giudici più condizionati, più deboli. Invece, ormai scatta un pestaggio mediatico a ogni pié sospinto. Invece mi auguro che i cittadini partecipino, questo referendum riguarda tutti, riguarda il futuro».
Due magistrati diversi per storia, percorsi, che fanno quadrato: dalla città che diventa quasi capofila d’una riscossa del no.
Gratteri su cui si invocano misure esemplari, e Policastro omaggiato da Nordio di «massimo disprezzo» (perché aveva detto: «la riforma attua il piano della P2»). Le due toghe indicate come nemiche: e proprio nel sud, capitale di anticamorra, dove la destra vorrebbe sfondare. Intanto il procuratore è inseguito dalle testate tv, lo chiama il Tg1, roccaforte di TeleMeloni, “no grazie”, ma ha detto sì già a Iacona su Rai 3, a Gruber e Formigli su La 7. «Alla battaglia per il no dedico le ore libere dal lavoro», precisa. A sera, ecco la nota dai toni forti delle due consigliere laiche, di area destra, Eccher e Bertolini, al Consiglio superiore, che trascinano il Csm nella contesa, invocando dal vertice «una presa di posizione netta e chiara contro Gratteri». Lui fa spallucce.
Eccher, in particolare, nel plenum del settembre 2023, che lo avrebbe “promosso” procuratore a Napoli, si sperticava: «Gratteri rappresenta un esempio per tanti giovani», persino «l’uomo ideale di Platone», uno che «dedica la vita al contrasto» delle mafie, insomma «l’antitesi» dei vizi dei pm. Che, d’un tratto, nello scontro finale che la destra non può perdere, è il bersaglio da abbattere.