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Nordio contro il Csm su Gratteri. Cirielli (FdI): “La sconfitta al referendum non sarebbe positiva”

Il ministro della Giustizia, Carlo Nordio 
Il Guardasigilli commenta la nota di 20 togati del Consiglio superiore della magistratura a favore del procuratore di Napoli. Barbera: “Da lui parole indecenti, ai limiti dell’eversione”. Il referendum al centro della direzione nazionale di FdI
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"Nel suo documento sul caso Gratteri il Consiglio superiore della magistratura è riuscito a comprimere il massimo numero di espressioni contorte nella minima credibilità del loro contenuto". È il commento del ministro della Giustizia Carlo Nordio alla nota di venti consiglieri a favore di Nicola Gratteri sul referendum della Giustizia.

I consiglieri del Csm con Gratteri

Ieri infatti venti consiglieri del Csm su trenta hanno firmato una nota in difesa del procuratore. Una polemica gonfiata da “un metodo che non serve a nessuno” perché “distorce il senso delle argomentazioni, alimenta contrapposizioni e distrae dal merito”. Con il pm calabrese si sono schierati i due laici di centrosinistra Roberto Romboli ed Ernesto Carbone e tutti i togati tranne due, Bernadette Nicotra di MI – corrente conservatrice dell’Anm – e l’indipendente Andrea Mirenda. Finiti ora nel mirino di Nordio.

La polemica contro Gratteri

Da giorni è montata la polemica – soprattutto dal centrodestra – contro il procuratore di Napoli travolto da una pioggia di critiche dopo aver detto che al referendum “voteranno per il sì gli indagati, gli imputati, la massoneria deviata e tutti i centri di potere”. Da Salvini a Tajani, la maggioranza pretende le scuse dal magistrato. E oggi interviene anche Augusto Barbera, ex presidente della Corte costituzionale, storico esponente del Pci, severo nei confronti di Gratteri che “con un tono che potrebbe anche essere ai limiti dell'eversione, ha tentato di dividere i cittadini italiani e gli elettori italiani in indagati o non indagati, imputati o non imputati, massoni o non massoni. Detto dal procuratore della Repubblica di Napoli, al quale riconosco meriti importanti e che ha avuto meriti importantissimi nella lotta alla Ndrangheta, è veramente una delusione ai limiti dell'indecenza”, dice.

Referendum al centro della direzione di FdI

Il referendum della giustizia è stato anche al centro della direzione nazionale di Fratelli d’Italia che si è svolta nella mattinata allo Spazio Eventi Nazionale di via Palermo a Roma: circa due ore di confronto tra i dirigenti del partito di maggioranza in cui si è affrontato anche il dossier amministrative e riforme.

Per il viceministro degli Esteri, Edmondo Cirielli nel ruolo di coordinatore della direzione di FdI, “la sconfitta al referendum sulla giustizia non sarebbe positiva per il governo perché abbiamo messo la riforma nel programma e perché ci crediamo. Ed è un peccato che per una motivazione politica tra centrodestra e centrosinistra un referendum, che è giusto, venga bocciato. Questa è una cosa del tutto evidente che gli altri, dal loro punto di vista, strumentalizzerebbero e direbbero che ha perso il governo”. Il governo non si sta spendendo abbastanza per il referendum? “Abbiamo già detto più volte che ci mobiliteremo”, risponde Arianna Meloni assicurando che sua sorella Giorgia “abbia parlato anche su questo ampiamente". E la pensa così anche il presidente del Senato Ignazio La Russa. E il capogruppo di Fratelli d'Italia alla Camera, Galeazzo Bignami, ripete ancora una volta che “la riforma della Costituzione non deve essere trasformata in un referendum su una persona, su un governo o su una fase politica”.

Le opposizioni in campo

Le opposizioni sono in campo. Prosegue infatti il giro della segretaria del Pd, Elly Schlein, a sostegno della campagna "Vota No per difendere la Costituzione" in vista del referendum del 22 e 23 marzo. La leader dem domani, domenica 15 febbraio, sarà a Bari, alle ore 11 presso AncheCinema. “Siamo per il no perché il governo della destra non vuole che gli si impongano limiti, vuole un potere esecutivo senza limiti ed è per questo che è insofferente nei confronti della magistratura – spiega a SkyTg24 Francesco Boccia, presidente del gruppo del Pd al Senato – Vogliono smontare l'attuale assetto costituzionale del paese. Vogliono una giustizia dipendente dal potere esecutivo, mentre deve essere indipendente. Ci sarà un motivo se questa riforma che sarà oggetto del referendum del 22 e 23 marzo è stata imposta al Parlamento, se per la prima volta nella storia il governo Meloni ha detto che questa riforma costituzionale non si tocca e l'ha spedita in aula senza mandato al relatore? Noi voteremo no per proteggere la Costituzione”.

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