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Lega, Salvini frena Zaia: “Mio vice? C’è tempo”. E rilancia l’autonomia

(lapresse)

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Primo federale senza Vannacci: a Milano in piazza ad aprile non si parlerà di remigrazione. Calderoli: in cdm intese per 4 regioni
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MILANO – Sarà l’effetto della devannaccizzazione del partito, ma il primo federale della Lega senza l’ex vicesegretario riscrive la natura della manifestazione di Milano in piazza Duomo, il 18 aprile. Matteo Salvini alla festa della Lega Lombarda in provincia di Brescia, prima di Natale, aveva parlato di una manifestazione «per la remigrazione». Invece no, uscendo da via Bellerio il capogruppo alla Camera Riccardo Molinari aggiusta il tiro: «Noi non abbiamo mai parlato di remigrazione». Segretario federale a parte, bisognava aggiungere. Ci saranno Viktor Orbán e Marine le Pen e sarà un po’ il solito schema: la sicurezza, come l’Europa dovrebbe tornare a difendere i propri confini, contro «l’avanzare dell’islamizzazione». Una Pontida metropolitana.

MILANO – Sarà l’effetto della devannaccizzazione del partito, ma il primo federale della Lega senza l’ex vicesegretario riscrive la natura della manifestazione di Milano in piazza Duomo, il 18 aprile. Matteo Salvini alla festa della Lega Lombarda in provincia di Brescia, prima di Natale, aveva parlato di una manifestazione «per la remigrazione». Invece no, uscendo da via Bellerio il capogruppo alla Camera Riccardo Molinari aggiusta il tiro: «Noi non abbiamo mai parlato di remigrazione». Segretario federale a parte, bisognava aggiungere. Ci saranno Viktor Orbán e Marine le Pen e sarà un po’ il solito schema: la sicurezza, come l’Europa dovrebbe tornare a difendere i propri confini, contro «l’avanzare dell’islamizzazione». Una Pontida metropolitana.

La riunione comincia in ritardo e dura solo un’ora. La ciccia vera è rimandata: ci sono potenzialmente due posti in segreteria, come vice, da riassegnare e Salvini decide di non decidere. Frena ancora su Luca Zaia: «È un grande, ma ogni cosa a suo tempo». Il ragionamento sulle caselle interne da rivedere sarebbe bello ampio, anche perché il Carroccio sta lavorando per chiudere il dossier sulle suppletive del 22 e 23 marzo: entro lunedì andranno sciolte le ultime riserve sui nomi da indicare per la coalizione. L’addio alla Camera di Alberto Stefani e Massimo Bitonci ha prodotto un effetto a catena, lasciando scoperti due ruoli di peso: il posto di sottosegretario al Mise, che faceva capo a Bitonci, e la presidenza della commissione parlamentare sul federalismo fiscale, che era guidata da Stefani. Tutti incarichi che insistono su un perimetro politico ben definito, quello veneto, e che ora richiedono una nuova redistribuzione degli equilibri. Una casella potrebbe andare al tesoriere, Alberto Di Rubba, che però è un lumbard. L’altra se la giocano Giuseppe Paolin, ex deputato, Giulio Centenaro, consigliere regionale che rischia di venire bruciato dalla sua eccessiva vicinanza con Vannacci, e Giuseppe Pan. Ma è il posto vacante che era di Bitonci che i lighisti non sono disposti a cedere, perché riguarda competenze tutt’altro che marginali, anzi molto ambite in un territorio manifatturiero e artigiano. Circolano i nomi di Paolo Tosato, Mara Bizzotto e Arianna Lazzarini, ma non è detto che tocchi a un veneto.

Al federale si è discusso «in modo approfondito», recita la nota del partito, anche il tema autonomia. Il ministro Roberto Calderoli ha fatto il punto della situazione spiegando che oggi il testo d’intesa preliminare su quattro materie è stato inviato alle quattro Regioni, sulla base delle pre-intese già sottoscritte tra Liguria, Lombardia, Piemonte e Veneto e lo stesso Calderoli a nome del governo, per proseguire l’iter istituzionale. Lunedì il ministro incontrerà i quattro presidenti e in caso di esito positivo le proposte verranno portate nel cdm della prossima settimana. «L’autonomia è un tema su cui la Lega intende proseguire con la massima determinazione e compattezza», spiega il ministro.

«Auspico che venga rilanciato il discorso legato ai valori del nostro movimento, i valori del territorio e dell’autonomia», dice intanto Attilio Fontana, il presidente della Lombardia che assieme a Zaia, Massimiliano Fedriga e Massimiliano Romeo incarna l’anima nordista. La quale ha vinto la battaglia per portare Vannacci alla porta. Ma che per ora si limita a questo.

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