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Elisabetta Gualmini lascia i dem ed entra in Azione: “Pd mutato con Schlein. Sono tornata a casa”

Elisabetta Gualmini e il segretario di Azione Carlo Calenda (lapresse)

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Le motivazioni dell’addio: “Tagliata fuori la cultura del riformismo”. A Strasburgo andrà sotto le insegne dei Renew Europe. Voci (smentite) di una candidatura a Bologna
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ROMA – Ora è ufficiale: Elisabetta Gualmini lascia il Pd ed entra in Azione. All’Europarlamento sarà la prima eletta a rappresentare il partito di Carlo Calenda, sotto le insegne dei Renew Europe.

In conferenza stampa al Senato, l'ex vicepresidente dell'Emilia Romagna spiega il suo addio ai dem. Senza risparmiare critiche esplicite alla segretaria Elly Schlein (pur assicurando: "Ci siamo parlate e spiegate, c'è stima reciproca e un ottimo rapporto personale che non si modificherà"). Sotto la sua gestione, argomenta Gualmini, “il Pd ha cambiato struttura, c'è stata una mutazione genetica, che porta un riposizionamento nella sinistra radicale che taglia fuori la cultura del riformismo di cui ho sempre fatto testimonianza”. Troppo poco ormai, tra i democratici, lo “spazio di agibilità politica per chi ha una visione più moderata”, secondo l’eurodeputata: “Elly Schlein ha fatto un capolavoro. Si è presa tutto il partito e oggi ha una maggioranza del 92%”.

Entrare in Azione, quindi, spiega…

ROMA – Ora è ufficiale: Elisabetta Gualmini lascia il Pd ed entra in Azione. All’Europarlamento sarà la prima eletta a rappresentare il partito di Carlo Calenda, sotto le insegne dei Renew Europe.

In conferenza stampa al Senato, l'ex vicepresidente dell'Emilia Romagna spiega il suo addio ai dem. Senza risparmiare critiche esplicite alla segretaria Elly Schlein (pur assicurando: "Ci siamo parlate e spiegate, c'è stima reciproca e un ottimo rapporto personale che non si modificherà"). Sotto la sua gestione, argomenta Gualmini, “il Pd ha cambiato struttura, c'è stata una mutazione genetica, che porta un riposizionamento nella sinistra radicale che taglia fuori la cultura del riformismo di cui ho sempre fatto testimonianza”. Troppo poco ormai, tra i democratici, lo “spazio di agibilità politica per chi ha una visione più moderata”, secondo l’eurodeputata: “Elly Schlein ha fatto un capolavoro. Si è presa tutto il partito e oggi ha una maggioranza del 92%”.

Entrare in Azione, quindi, spiega la politologa, “è un po' come tornare a casa”. Una casa in cui ritrova sintonia su alcuni punti ormai incompatibili con il Pd a trazione Schlein: in testa, la politica estera e quella industriale.

“Molto contento” si dice il leader Carlo Calenda, al fianco di Gualmini con il senatore Marco Lombardo: “Penso che piano piano altri seguiranno”, si augura l'ex ministro. Nessuna interlocuzione già in corso, però, specifica a chi lo chiede. “Deve essere costruita una alternativa al sovranismo ma non col populismo, che è della stessa matrice”.

Se il disagio dei riformisti nel Pd è sempre più forte, anche Gualmini assicura di non sapere di altre “fuoriuscite a breve di colleghi”. E quanto al suo futuro, per ora ruota tutto “tra Strasburgo e Bruxelles”. Mentre in Emilia Romagna il suo profilo è già nel toto-candidati per le elezioni del capoluogo nel 2027, l’ex vicepresidente della regione frena: “Non penso a candidarmi a Bologna”.

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