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“Dici cose non vere, ci delegittimi”. Quello stop del vicepresidente Csm Pinelli ignorato da Nordio

Pinelli e Nordio
Pinelli e Nordio 

Il retroscena sullo scontro tra ministro e Palazzo Bachelet

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Otto mesi di attacchi continui. Con Carlo Nordio a cannoneggiare Palazzo Bachelet, che è presieduto dal presidente della Repubblica Mattarella, e i magistrati, di tutte le aree politico-culturali, sempre più compatti nella tutela dell'organo di autogoverno e via via più vicini al loro vicepresidente, Fabio Pinelli, avvocato, veneto di formazione e quindi anche vicino al Guardasigilli, oltre che il primo vice proposto da un governo di destra nella storia del Consiglio superiore della magistratura.

Un'offensiva proseguita a dispetto dei dati sulle attività svolte tra commissioni e plenum, dei passi avanti compiuti non solo nella mole di lavoro (con gli arretrati sensibilmente ridotti), ma anche nella qualità e nella riduzione dei tempi sulle nomine, molte delle quali assunte all'unanimità. Fino a quando, pochi giorni fa, al riparo da occhi indiscreti, a margine dell'inaugurazione dell'anno giudiziario della giustizia amministrativa, alcuni ministri hanno assistito al "chiarimento" leale tra Pinelli e Nordio.

Col vicepresidente che avrebbe stoppato il Guardasigilli, voce pacata e il sorriso che non si nega ai vecchi amici che sbagliano. Consegnandogli, più o meno, questo messaggio: sono molto stupito, caro Carlo. Delegittimare ogni giorno il Consiglio superiore non è la strada giusta, soprattutto le cose che dici non rispondono al vero, sono smentite dai numeri e dal lavoro che si fa in Consiglio. Nordio avrebbe incassato, con una delle sue mille citazioni, più sorpreso che dispiaciuto. Ma quell'immagine segna una crepa, soprattutto una differenza di sguardo.

Poco dopo, siamo al 12 febbraio, giovedì scorso, dall'ufficio di Pinelli parte il comunicato che non ti aspetteresti: "Le accuse di lassismo o parzialità rivolte dal ministro Nordio alla sezione disciplinare del Csm sono destituite di fondamento. Peraltro, il ministro ha impugnato solo 9 decisioni sulle 319 assunte dalla sezione disciplinare nel periodo 1 gennaio 2023 - 31 dicembre 2025". Un modo per dire: basta, di fronte alle falsità reiterate non si può più tacere.

La tensione era infatti arrivata già al culmine , ben prima che il ministro della Giustizia cadesse, domenica scorsa, nelle dichiarazioni shock rilasciate al Mattino di Padova, in cui parlando del sorteggio, previsto con la nuova riforma per i togati dei due nuovi futuri Csm, lo definiva l'unico strumento capace di "rompere questo meccanismo para-mafioso".

Il rapporto tra Nordio e i vertici del Csm era stato messo alla prova già dai continui colpi di piccone assestati sul Consiglio fin dall'estate, e in particolare da alcune recenti dichiarazioni del Guardasigilli passate sotto silenzio, quelle affidate a un'intervista di Radio 24. In quell’occasione, non c’era stato solo il rituale attacco alla sezione disciplinare del Csm, rea di esercitare una "giustizia domestica", per Nordio, che salva i colpevoli purché abbiano un "padrino" a cui rivolgersi. Quella volta, tornando al tema della scelta dei capi degli uffici giudiziari e censurando genericamente ritardi nelle nomine, cosiddette a pacchetto, le parole del ministro erano state valutate più pesanti e offensive del solito. "Nel Consiglio superiore della magistratura, dell’efficienza della giustizia, non gliene importa niente – scandisce Nordio - A loro interessa piazzare gli uomini delle correnti nelle caselle che a loro stanno a cuore, fanno le nomine a pacchetto, aspettano di avere 4, 5 posti liberi per potere accontentare tutte le correnti. E intanto la giustizia va a farsi benedire".

Troppo, per Pinelli. Che del suo lavoro risponde innanzitutto al presidente della Repubblica, in un rapporto divenuto ancor più saldo negli ultimi tempi.

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