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La premier fredda con Nordio. L’appello ai vice: non politicizzare il referendum

Meloni e Nordio 

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Nel vertice di governo emergono tutti i timori per l’esasperazione dei toni che rischia di compattare gli avversari della riforma
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ROMA – Convoca a Palazzo Chigi Antonio Tajani e Matteo Salvini. E inevitabilmente Giorgia Meloni finisce per ragionare degli scogli che ha di fronte il governo. In particolare, della prova più complessa delle prossime settimane: il referendum sulla giustizia. Perché i sondaggi, anche quelli riservati, segnalano una crescita costante del fronte del No. E perché anche dal punto di vista della comunicazione, qualcosa sembra essersi inceppato. Per questo, la presidente del Consiglio, riferiscono fonti di massimo livello, lancia agli alleati un messaggio che si può sintetizzare così: avevamo detto di non politicizzare il voto, evitiamo questo errore.

In effetti, negli ultimi giorni è successo di tutto. Il ministro della Giustizia Carlo Nor…

ROMA – Convoca a Palazzo Chigi Antonio Tajani e Matteo Salvini. E inevitabilmente Giorgia Meloni finisce per ragionare degli scogli che ha di fronte il governo. In particolare, della prova più complessa delle prossime settimane: il referendum sulla giustizia. Perché i sondaggi, anche quelli riservati, segnalano una crescita costante del fronte del No. E perché anche dal punto di vista della comunicazione, qualcosa sembra essersi inceppato. Per questo, la presidente del Consiglio, riferiscono fonti di massimo livello, lancia agli alleati un messaggio che si può sintetizzare così: avevamo detto di non politicizzare il voto, evitiamo questo errore.

In effetti, negli ultimi giorni è successo di tutto. Il ministro della Giustizia Carlo Nordio, in particolare, ha scelto una linea che non convince del tutto Palazzo Chigi. Parlando del Csm, si è spinto a evocare un «meccanismo “para-mafioso”», anzi un « verminaio correntizio» che solo il sorteggio può eliminare. Sono sortite che preoccupano la premier per la capacità di mobilitare gli avversari. Di fatto, fornisce altri argomenti a chi vuole legare la tornata referendaria alla stabilità dell’esecutivo. Un auto-sabotaggio che, ribadisce la leader, bisogna a tutti i costi evitare.

Sono numeri e tabelle a giustificare questa filosofia. A Palazzo Chigi, come a via della Scrofa, non c’è allarme solo per l’avanzata percentuale del No, registrata da quasi tutti i sondaggi. Pesa il fatto che sarà l’affluenza il fattore determinante della conta del 22-23 marzo. La certezza, almeno secondo gli esperti, è che quanti più italiani andranno a votare, tanto più si ridurranno le chance di vittoria del Sì. Ecco perché la politicizzazione rischia di motivare soprattutto le opposizioni.

Certo, le ultime due settimane spingeranno Meloni, Tajani e Salvini a metterci la faccia. Opzione inevitabile, nell’ultimo miglio. L’idea della destra è organizzare in particolare un evento a Milano. L’organizzazione, però, rischia di essere complessa a causa delle paralimpiadi. Per questo, il comizio potrebbe essere spostato a Roma.

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