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Lupi: “Da Nordio un fallo di reazione, serve responsabilità”

(ansa)

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Il leader di Noi Moderati: “Vinceremo se riusciremo a spostare il dibattito sul merito e a far capire perché la riforma è utile”
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ROMA – «Più rispetto, sì». Maurizio Lupi, leader di Noi Moderati, plaude alle parole del presidente della Repubblica Sergio Mattarella: «Se si delegittimano le istituzioni, da una parte e dall’altra, l’unico risultato è allontanare gli elettori dalle urne».

Ma lei avrebbe definito il Csm “paramafioso” come ha fatto il ministro Nordio?

«Per quella che è la mia cultura politica, no, io non l’avrei detto. Ma è come nelle partite di calcio: Nordio ha subito un fallo e subito dopo ne ha commesso uno di reazione. Ha sbagliato, c’è stata un’esagerazione, non bisogna avere paura di dirlo. In casi del genere, l’arbitro ammonisce entrambi i giocatori. E così è stato».

Non ha una responsabilità in più chi sta al governo? Il capo dello Stato ha chiesto più riguardo per il Csm, nello specifico.

«Sicuramente Mattarella, da presidente del Csm, ha fatto bene a prenderne la difese. Il suo, però, mi sembra un messaggio rivolto a tutti gli attori in campo. Tra le istituzioni ci sono anche il govern…

ROMA – «Più rispetto, sì». Maurizio Lupi, leader di Noi Moderati, plaude alle parole del presidente della Repubblica Sergio Mattarella: «Se si delegittimano le istituzioni, da una parte e dall’altra, l’unico risultato è allontanare gli elettori dalle urne».

Ma lei avrebbe definito il Csm “paramafioso” come ha fatto il ministro Nordio?

«Per quella che è la mia cultura politica, no, io non l’avrei detto. Ma è come nelle partite di calcio: Nordio ha subito un fallo e subito dopo ne ha commesso uno di reazione. Ha sbagliato, c’è stata un’esagerazione, non bisogna avere paura di dirlo. In casi del genere, l’arbitro ammonisce entrambi i giocatori. E così è stato».

Non ha una responsabilità in più chi sta al governo? Il capo dello Stato ha chiesto più riguardo per il Csm, nello specifico.

«Sicuramente Mattarella, da presidente del Csm, ha fatto bene a prenderne la difese. Il suo, però, mi sembra un messaggio rivolto a tutti gli attori in campo. Tra le istituzioni ci sono anche il governo e il parlamento. Lo scontro è sempre più esasperato».

E di chi è la colpa?

«Chi è senza peccato scagli la prima pietra. È colpa del procuratore Nicola Gratteri che dice di essere stato frainteso quando ha detto che solo le persone non perbene votano sì? È colpa del Guardasigilli che cita un campione dell’antimafia definendo il Csm “para-mafioso” per attaccare il correntismo?».

Secondo lei?

«Io credo che debba esserci più senso di responsabilità da parte di tutti. Era necessario un arbitro come Mattarella per riportare entrambi gli schieramenti alla modalità più corretta del confronto».

Eppure il giorno stesso la premier Giorgia Meloni è tornata all’affondo contro i giudici.

«Non è un attacco alla magistratura in quanto tale. È un giudizio politico legittimo. Se c’è una sentenza che si considera sbagliata, si ha il diritto di dire perché non si ritiene condivisibile».

Anche se si è a Palazzo Chigi?

«La presidente del Consiglio fa politica come noi. Ha un ruolo istituzionale ma è anche una leader di partito. Non siamo dei civici, Meloni è a capo di un governo politico. Tra i suoi doveri c’è quello di spiegare le proprie scelte».

È il secondo video contro le toghe in 24 ore.

«Guardiamo al contenuto della vicenda a cui faceva riferimento Meloni: dire che sia normale rimborsare uno che ha più di venti condanne penso che sia legittimo. Sono decisioni che fanno male a tutti, soprattutto ai più fragili».

Ad oggi scommetterebbe sulla vittoria del sì il 22-23 marzo?

«Io sono molto fiducioso. Vinceremo se riusciremo a spostare il dibattito sul merito e a far capire perché la riforma è utile. Mi preoccupa quando uno dei due fronti sceglie la via più facile e finisce per penalizzare la qualità del confronto».

Che intende?

«Non è possibile dire che viene giù il mondo appena si tenta di modificare la Costituzione. I contrari alla riforma ne fanno una battaglia contro il governo».

E se vincesse il no che conseguenze ci sarebbero per l’esecutivo^

«Di certo nessuno chiederà a Meloni di dimettersi. Non so se, al contrario, lo chiederanno i tanti sostenitori di sinistra della riforma a Elly Schlein in caso di vittoria del sì. Noi, a differenza loro, non abbiamo una certa predisposizione a farci del male».

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