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Tajani unico ministro tra i grandi dell’Ue al Board of peace

Il ministro degli Esteri, Antonio Tajani 

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Saltato l’asse con Merz la premier comunque invia il suo vice per non inimicarsi il tycoon: la Germania manderà un funzionario
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Sarà Antonio Tajani a partecipare oggi a Washington all’incontro del Board of peace su Gaza. Ci andrà, anche se la missione non è politicamente comoda. «Andrò io a Washington a rappresentare l’Italia come osservatrice in questa prima riunione — spiega da Tirana il ministro degli Esteri — lo farò per essere presente nel momento in cui si parla e si prendono le decisioni per la ricostruzione della Striscia e sul futuro della Palestina».

Una scelta delicata, si diceva. La prima opzione prevedeva infatti che a volare negli Stati Uniti fosse direttamente Giorgia Meloni. Un’idea che alla presidente del Consiglio non sarebbe dispiaciuta, a patto di non essere la sola, tra le grandi Cancellerie occidentali, ad aderire all’iniziativa di Donald Trump. Il tentativo di coordinarsi con il tedesco Friedrich Merz, però, non ha portato frutti. E anzi, la maggior parte delle capitali continentali ha investito ministri di secondo piano. O, come Berlino, addirittura un funzionario del ministero degli E…

Sarà Antonio Tajani a partecipare oggi a Washington all’incontro del Board of peace su Gaza. Ci andrà, anche se la missione non è politicamente comoda. «Andrò io a Washington a rappresentare l’Italia come osservatrice in questa prima riunione — spiega da Tirana il ministro degli Esteri — lo farò per essere presente nel momento in cui si parla e si prendono le decisioni per la ricostruzione della Striscia e sul futuro della Palestina».

Una scelta delicata, si diceva. La prima opzione prevedeva infatti che a volare negli Stati Uniti fosse direttamente Giorgia Meloni. Un’idea che alla presidente del Consiglio non sarebbe dispiaciuta, a patto di non essere la sola, tra le grandi Cancellerie occidentali, ad aderire all’iniziativa di Donald Trump. Il tentativo di coordinarsi con il tedesco Friedrich Merz, però, non ha portato frutti. E anzi, la maggior parte delle capitali continentali ha investito ministri di secondo piano. O, come Berlino, addirittura un funzionario del ministero degli Esteri.

A quel punto, per Roma si è posto un problema opposto. Per alcune ore è circolata l’opzione di inviare Edmondo Cirielli, viceministro agli Esteri con delega alla cooperazione. Un progetto poi tramontato, o comunque mai decollato. L’alternativa a Tajani è dunque stata quella di coinvolgere l’ambasciatore italiano negli Stati Uniti, Marco Peronaci. Alla fine, però, a decidere è stata la presidente del Consiglio. E ha deciso per il titolare della Farnesina. «L’Italia — spiega sempre Tajani — è protagonista nell’area del Mediterraneo. Non possiamo non essere parte di una strategia che dovrà vederci ancora in prima linea, ascoltare cosa si sta facendo».

La volontà di Palazzo Chigi è quella di inviare comunque un segnale a Trump. Partecipare con Tajani significa aderire alla giornata di lavori con il numero uno della diplomazia, il secondo per peso politico nell’esecutivo. Per la premier, un modo per differenziarsi dalla freddezza degli alleati europei e mantenersi in qualche modo in contatto con il tycoon. Dal quale dipendono in queste settimane molti dossier cruciali, a partire ad esempio dall’agibilità delle aziende petrolifere italiane in Venezuela, su cui l’amministrazione Usa ha ormai enorme voce in capitolo.

A Bruxelles la freddezza verso il Board è palpabile. Lo è anche nel Ppe, la famiglia politica di riferimento per il leader di Forza Italia (senza dimenticare le critiche che Marina Berlusconi ha espresso nei confronti di Trump). Il ruolo, però, non lascia margini per distinguo. Ecco perché Tajani subito dopo Washington sarà a Stoccarda per il congresso della Cdu tedesca, a cui parteciperà anche Angela Merkel. «Andare negli Stati Uniti — aggiunge l’azzurro — è una scelta politica che rispetta la costituzione della Repubblica, ma continua ad avere l’Italia parte di una strategia della quale fanno parte l’Unione Europea, che invierà la commissaria Suica».

Questo, almeno, fino alle elezioni americane di medio termine del prossimo novembre. Un passaggio a cui guardano i principali big europei. E che interessa moltissimo anche a Meloni, chiamata a calibrare il suo tasso di trumpismo anche in funzione di quel voto.

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