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Garlasco, Sea-Watch, Albania: il governo cavalca i casi pop per arginare l’avanzata del no

Perugia- teatro del Pavone- il ministro NORDIO e il presidente emerito della corte costituzionale Antonio Baldassarre illustrano le ragioni del SI al prossimo referendum . (perugia - ,

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La strategia comunicativa dei partiti di maggioranza: utilizzare argomenti cari al proprio elettorato contro il sistema giudiziario
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Garlasco. L’ombra dell’errore giudiziario, l’attesa della svolta in un caso di cronaca su cui tutta l’Italia ha acceso i riflettori. In questo mese di campagna referendaria c’è una scommessa che la destra di governo è pronta a giocare per convincere, nelle ultime settimane — quelle fondamentali per spostare gli equilibri — gli elettori a votare per il sì. In un racconto del voto — come ormai emerge chiaramente da settimane — che non è sulla riforma ma sulla magistratura, infatti, proprio l’omicidio di Chiara Poggi, la condanna di Alberto Stasi, le possibili novità dell’indagine condotta dalla procura di Pavia, il bombardamento mediatico per alimentare il sospetto di un possibile errore giudiziario (un caso che comunque racconta quanto sia reale la separazione delle carriere: pm e giudici hanno deciso più volte in maniera opposta) sono ritenuti un’arma fondamentale per spostare gli equilibri di un voto che, stando ai sondaggi, registra per il sì un’onda non favorevole.

Non è un’ipotesi…

Garlasco. L’ombra dell’errore giudiziario, l’attesa della svolta in un caso di cronaca su cui tutta l’Italia ha acceso i riflettori. In questo mese di campagna referendaria c’è una scommessa che la destra di governo è pronta a giocare per convincere, nelle ultime settimane — quelle fondamentali per spostare gli equilibri — gli elettori a votare per il sì. In un racconto del voto — come ormai emerge chiaramente da settimane — che non è sulla riforma ma sulla magistratura, infatti, proprio l’omicidio di Chiara Poggi, la condanna di Alberto Stasi, le possibili novità dell’indagine condotta dalla procura di Pavia, il bombardamento mediatico per alimentare il sospetto di un possibile errore giudiziario (un caso che comunque racconta quanto sia reale la separazione delle carriere: pm e giudici hanno deciso più volte in maniera opposta) sono ritenuti un’arma fondamentale per spostare gli equilibri di un voto che, stando ai sondaggi, registra per il sì un’onda non favorevole.

Non è un’ipotesi astratta. Ma è in parte quello che sta già accadendo: il governo sta utilizzando infatti decine di casi di cronaca per declinare la campagna referendaria, che sulla carta dovrebbe riguardare la separazione delle carriere e il funzionamento del Consiglio superiore della magistratura, in un voto pro o contro giudici e pm. Semplificando e facendo spesso molta confusione sui reali ruoli e anche sulle possibili responsabilità. Per rendersene conto basta fare un giro sui profili ufficiali di Fratelli d’Italia. La sequenza è chiara. Prima il post sulla nave di Sea-Watch e sulla comandante Carola Rackete: la foto dell’imbarcazione, la scritta «Chi sbaglia non paga» e sotto lo slogan «Sì è assurdo», con l’invito a votare il 22 e 23 marzo per «una giustizia più efficace, veloce, giusta». Testo secco: «Lei sperona la motovedetta della Guardia di Finanza e tu paghi» (raccontando, tra l’altro, una circostanza non corretta: la Cassazione ha stabilito che non ci fu alcuno speronamento).

Poi un altro caso, rilanciato con lo stesso schema grafico: «Peruviano stupra e uccide, la magistratura lo libera». Anche qui il collegamento diretto al referendum. «Immigrati condannati per reati gravissimi, risarciti e liberati da sentenze politiche», si legge nella didascalia.

Non sono episodi isolati. La strategia è chiara. Il governo ha deciso di attaccare la magistratura proprio su quegli argomenti a cui il suo elettorato è più sensibile. E quindi: i migranti. Si è detto di Sea Watch, ma non solo. «Ogni giorno c’è un motivo per votare sì», scrivono, citando la notizia di Repubblica sul Viminale condannato a risarcire un migrante trasferito dall’Italia in Albania. O ancora: «Otto stranieri su dieci tornano a delinquere», e poi lo slogan «Non si può continuare così». Nelle scorse settimane, invece, dopo i fatti di Torino, è stato il momento dei «manifestanti rossi». «Gip, 2 liberi con obbligo di firma, sì per fermare questo scempio», scriveva sempre Fratelli d’Italia, pestando una clamorosa buccia di banana. Nel caso di Torino, infatti, la procura aveva chiesto per i manifestanti il carcere. Ed era stato invece il tribunale a decidere in senso opposto. Tradotto: la rappresentazione plastica di quanto le carriere oggi siano separate. E ancora: il ponte sullo Stretto, per cui i magistrati della Corte dei conti si sono meritati strali (e anche una riforma che li depotenzia) per aver espresso un parere richiesto loro dalla legge.

C’è poi il caso Gratteri, che fino a qualche mese fa era un simbolo per i politici e gli elettori di Fratelli d’Italia (decine gli esempi di lodi pubbliche per il procuratore di Napoli). E che ora invece è diventato un simbolo al contrario, un bersaglio da attaccare tutte le volte che è possibile. Decine i post, con i vari agit prop deputati a volantinare i messaggi. Sono gli stessi che lo fanno quando Gratteri chiede più carceri invece delle pene alternative. O il pugno duro sulle droghe leggere.

Ci sono infine le storie di cronaca. Grande eco stanno avendo sui soliti canali quelli che vedono protagonisti cittadini extracomunitari, al grido: «Sono i giudici che li scarcerano». C’è poi grande speranza nel racconto di uno dei più clamorosi errori giudiziari della storia d’Italia: quello di Enzo Tortora. Oggi su HBO uscirà «Portobello», la serie di Marco Bellocchio con Fabrizio Gifuni, sul calvario processuale e mediatico del presentatore. Ma la vera scommessa, quella da portare davanti al grande pubblico, è quella di Garlasco: il racconto di indagini che, seppur abbiano mostrato diverse lacune, hanno portato in carcere con una condanna definitiva un ragazzo. Una storia che — è stato ripetuto nei comitati più volte in queste ore — rappresenta per il Sì un’occasione da non perdere. Al di là di ogni ragionevole dubbio.

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