È la prima, ma non sarà l’unica. Anzi: a Palazzo Chigi preparano una batteria di interviste tv a tema referendum. Con i sondaggi sempre più ballerini e il no in rimonta, a un mese dal voto, Giorgia Meloni cala la carta catodica, per la volata finale di una consultazione in cui si gioca un pezzo di solidità politica. Anche se, davanti alle telecamere, rimarca ancora una volta che il 22 e 23 marzo «non si vota sul governo, se gli italiani mi vogliono mandare a casa, fra un anno, alle Politiche, avranno un’enorme occasione». Lo slogan è chiaro: «Votate per voi, non per me». All’ora di cena, la premier appare su SkyTg24, intervistata dal direttore Fabio Vitale, e si trova innanzitutto a controbattere all’opposizione che l’accusa di avere ignorato il richiamo del presidente Sergio Mattarella al rispetto della magistratura e di avere anzi rilanciato, con un altro video di attacchi alle toghe per il caso Sea Watch. La premier racconta di non avere sentito il capo dello Stato «in queste ore»,…
È la prima, ma non sarà l’unica. Anzi: a Palazzo Chigi preparano una batteria di interviste tv a tema referendum. Con i sondaggi sempre più ballerini e il no in rimonta, a un mese dal voto, Giorgia Meloni cala la carta catodica, per la volata finale di una consultazione in cui si gioca un pezzo di solidità politica. Anche se, davanti alle telecamere, rimarca ancora una volta che il 22 e 23 marzo «non si vota sul governo, se gli italiani mi vogliono mandare a casa, fra un anno, alle Politiche, avranno un’enorme occasione». Lo slogan è chiaro: «Votate per voi, non per me». All’ora di cena, la premier appare su SkyTg24, intervistata dal direttore Fabio Vitale, e si trova innanzitutto a controbattere all’opposizione che l’accusa di avere ignorato il richiamo del presidente Sergio Mattarella al rispetto della magistratura e di avere anzi rilanciato, con un altro video di attacchi alle toghe per il caso Sea Watch. La premier racconta di non avere sentito il capo dello Stato «in queste ore», ricordando di averlo visto il giorno prima, ai patti lateranensi. Per Meloni le parole di Mattarella sono «giuste e doverose», ma è selettiva nel menzionarle: cita il «passaggio nel quale il presidente dice anche che è importante che un’istituzione come il Csm mantenga estranea alle diatribe politiche». Stop.
L’apparizione tv racconta bene l’approccio che Meloni intende dare alla campagna referendaria, ora che entra nel vivo. Attribuisce ad altri il tentativo di «trascinarla in una lotta nel fango», denuncia i «toni apocalittici» del no, giura di non voler «personalizzare». E un po’ sminuisce la portata del voto: la riforma (l’unica che il centrodestra ha portato a dama tra quelle costituzionali) è «importantissima, ma abbiamo fatto altre 500 cose». Chiede di stare «nel merito». Formula un quesito: «Perché tutto si può riformare in Italia salvo la giustizia?». Il grande cruccio sono i sondaggi: la forbice tra sì e no si assottiglia ogni giorno. Le rilevazioni di adesso «lasciano il tempo che trovano», sostiene, i cittadini decidono «all’ultimo». Però sa bene che più alta sarà la partecipazione, più il sì ha chance: «Faremo quello che possiamo per fare in modo che ci sia più gente possibile a votare». La sfida si combatterà al Nord, dicono gli esperti. Per questo da Palazzo Chigi stanno sondando, anche con ministri di peso di FdI, i governatori del Settentrione. Appello: date una mano.
Proprio per evitare che sia un referendum sul governo, è sfumata poi l’idea di un comizio con tutti e tre i leader del centrodestra: ognuno farà da sé. FdI ha anticipato l’iniziativa clou sul referendum al 12 marzo a Milano (era stata ipotizzata il 13 con Tajani e Salvini). È lì che dovrebbe tentare l’arringa la premier, solo con il suo partito. E potrebbe replicare il 18 a Roma. Anche Arianna Meloni prepara un tour. Sabato mezzo governo sarà a Bologna, chez Galeazzo Bignami. Sottotraccia, però, serpeggiano malumori a destra. FI lamenta i pochi fondi stanziati dal Carroccio. I salviniani ribattono: macché, siamo gli unici a politicizzare. E a breve si muoverà la “Bestia” social.
Davanti alle telecamere, il bersaglio è sempre lo stesso, le toghe. Giovanbattista Fazzolari su Rai1 definisce «giusta l’esortazione di Mattarella, ma alcune sentenze sorprendono». Salvini bolla come «folle» la sentenza su Sea Watch e aggiunge che «da parte di alcuni giudici c’è un pregiudizio politico, un’azione contro l’Italia». Pure la seconda carica dello Stato, Ignazio La Russa, difende il video di Meloni: «Pienamente d’accordo, è una sentenza abnorme, è sempre più difficile far rispettare le leggi». Dall’altro lato del campo, replica la leader del Pd, Elly Schlein: «Meloni non perde occasione per dire che è colpa dei giudici qualsiasi cosa».