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Referendum, Bindi: “Ignorato il Colle, si rischia la dittatura della maggioranza”

ROSY BINDI POLITICO 

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L’ex ministra tra i dirigenti del comitato per il no: “La premier continua a utilizzare parole irrispettose sulle toghe”
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Giorgia Meloni «ha voluto ignorare» il capo dello Stato continuando a utilizzare «parole irrispettose nei confronti della magistratura». L’ex ministro Rosy Bindi, adesso componente del consiglio direttivo del Comitato società civile per il no, vede il rischio «di una dittatura della maggioranza».

Il presidente della Repubblica difende il Csm e poche ore dopo la premier Giorgia Meloni attacca di nuovo i giudici. A cosa è servito dunque il richiamo di Mattarella?

«Mi è sembrato grave il silenzio della presidente del Consiglio che nelle ore successive non ha commentato le parole del Capo dello Stato. Ma non mi ha meravigliato e infatti poco dopo ha pubblicato l’ennesimo video contro le toghe».

Uno sgarbo istituzionale?

«Ormai ci stanno abituando a tutto, ma chi ha ancora un po’ di patriottismo costituzionale resta esterrefatto. Quello di Mattarella è stato un gesto così evidente il cui significato non è sfuggito a nessuno».

La premier avrebbe fatto finta di non aver capito?

«Ha voluto ig…

Giorgia Meloni «ha voluto ignorare» il capo dello Stato continuando a utilizzare «parole irrispettose nei confronti della magistratura». L’ex ministro Rosy Bindi, adesso componente del consiglio direttivo del Comitato società civile per il no, vede il rischio «di una dittatura della maggioranza».

Il presidente della Repubblica difende il Csm e poche ore dopo la premier Giorgia Meloni attacca di nuovo i giudici. A cosa è servito dunque il richiamo di Mattarella?

«Mi è sembrato grave il silenzio della presidente del Consiglio che nelle ore successive non ha commentato le parole del Capo dello Stato. Ma non mi ha meravigliato e infatti poco dopo ha pubblicato l’ennesimo video contro le toghe».

Uno sgarbo istituzionale?

«Ormai ci stanno abituando a tutto, ma chi ha ancora un po’ di patriottismo costituzionale resta esterrefatto. Quello di Mattarella è stato un gesto così evidente il cui significato non è sfuggito a nessuno».

La premier avrebbe fatto finta di non aver capito?

«Ha voluto ignorare le parole del presidente della Repubblica che ha fatto un richiamo alla Costituzione e al corretto rapporto tra le istituzioni. Tra questi il Csm che è un organo costituzionale al quale è affidato il compito di garantire l’autonomia della magistratura».

Il giorno successivo Meloni ha commentato dicendo di aver apprezzato il discorso di Mattarella soprattutto quando ha detto che il Csm deve restare estraneo alle diatribe di natura politica. Lei che ne pensa?

«Che avrebbe dovuto subito apprezzarlo interamente».

Il richiamo del Colle sarebbe stato rivolto solo a una parte politica?

«È stato un intervento che lo stesso Mattarella ha definito eccezionale e che tutti dobbiamo accogliere: ma non si può ignorare che in questi giorni e mesi la maggioranza, il governo e il ministro della giustizia hanno utilizzato parole assolutamente irrispettose nei confronti della magistratura».

Il procuratore Nicola Gratteri aveva detto che voteranno per il sì indagati, imputati, massoneria deviata e centri di potere. Non trova che anche il fronte del no stia alzando i toni?

«Gratteri usa toni forti, non c’è dubbio. Però nel merito, è difficile attaccare chi sostiene che questa riforma indebolisce la magistratura, che è una riforma che piace ai mafiosi e ai massoni deviati, perché rende più debole la magistratura che ha combattuto la mafia e il terrorismo».

Dalle parti di via Arenula dicono che il ministro Carlo Nordio ha paragonato il Csm a una struttura para-mafiosa dopo aver ascoltato le parole di Gratteri.

«Io penso che le vere intenzioni della riforma vengano dichiarate continuamente dal ministro e dalla presidente del Consiglio quando dicono che è necessario riequilibrare i rapporti tra i poteri a vantaggio della politica. Vogliono mettere sotto tutela l’autonomia della magistratura».

Il governo alza il livello dello scontro per paura di perdere il referendum?

«Gli attacchi ai magistrati avvengono sempre quando prendono decisioni a tutela dei più deboli. Per il governo tutto ciò che li critica è un fastidio, un impedimento. In questo modo si rischia la dittatura della maggioranza. Il dissenso diventa un reato, gli scioperi sono una rivolta sociale e i magistrati anziché marciare con il governo impediscono di fare scelte contro la legge e la Costituzione».

All’orizzonte c’è anche la riforma del premierato. Si lega a quanto successo negli ultimi giorni?

«Nelle riforme di questo governo, compresa la riforma della giustizia e quella del premierato, viene messo in discussione anche il ruolo del presidente della Repubblica smembrando il Csm e sottraendo al capo dello Stato la guida dell’Alta corte».

Vede il rischio di un’eccessiva politicizzazione del referendum?

«È un referendum politico, perché stravolge la Costituzione e cambia l’equilibrio tra i poteri. Se politicizzarlo significa trasformalo in uno scontro, abbassiamo i toni, ma deve farlo per primo chi ha scritto la riforma e lo ha fatto da solo arrogandosi un potere costituente che non ha. Dal nostro comitato, presieduto da Bachelet, abbiamo sempre richiamato a un confronto civile. Tanto che in occasione del centenario di Vittorio Bachelet all’università La Sapienza il vice presidente del Csm ucciso dalle br verrà ricordato da me e da Stefano Ceccanti schierato, per il sì».

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