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E Meloni alza i toni: “No al ritorno delle Br, Parigi dava loro asilo”

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Dopo l’iniziale “stupore” la leader di FdI rilancia il pericolo terrorismo: “Vedo un clima che non mi piace” Il nodo del vertice di Tolosa
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Lo giudica un attacco a freddo. Non previsto, né giustificato dal post sull’omicidio del militante di estrema destra, Quentin Deranque. Giorgia Meloni riceve sull’iphone il lancio di agenzia di Emmanuel Macron. Trasecola. Si consulta con lo staff per calibrare una prima reazione. Lascia dunque trapelare «stupore», anche se viene affidata a “fonti di Palazzo Chigi”. È una formula che permette di evitare lo scontro totale con l’Eliseo. Dura poco però. In agenda c’è un’intervista a Sky Tg24, l’inevitabile domanda sul nuovo caso non può mancare. La risposta, che la presidente del Consiglio lima assieme a Giovanbattista Fazzolari, è un dito nell’occhio per Macron. Perché richiama il rischio di una recrudescenza del terrorismo, i tempi violenti delle Br e l’atteggiamento tenuto in quegli anni da Parigi: «Una storia che la Francia conosce molto bene — ecco il passaggio che rischia di diventare incidente diplomatico — avendo dato asilo politico a fior fiore di brigatisti rossi per qualche dec…

Lo giudica un attacco a freddo. Non previsto, né giustificato dal post sull’omicidio del militante di estrema destra, Quentin Deranque. Giorgia Meloni riceve sull’iphone il lancio di agenzia di Emmanuel Macron. Trasecola. Si consulta con lo staff per calibrare una prima reazione. Lascia dunque trapelare «stupore», anche se viene affidata a “fonti di Palazzo Chigi”. È una formula che permette di evitare lo scontro totale con l’Eliseo. Dura poco però. In agenda c’è un’intervista a Sky Tg24, l’inevitabile domanda sul nuovo caso non può mancare. La risposta, che la presidente del Consiglio lima assieme a Giovanbattista Fazzolari, è un dito nell’occhio per Macron. Perché richiama il rischio di una recrudescenza del terrorismo, i tempi violenti delle Br e l’atteggiamento tenuto in quegli anni da Parigi: «Una storia che la Francia conosce molto bene — ecco il passaggio che rischia di diventare incidente diplomatico — avendo dato asilo politico a fior fiore di brigatisti rossi per qualche decennio». Uno sgarbo voluto, cercato, soprattutto perché il Presidente francese nel 2022 agì per sostenere la richiesta italiana di estradare gli ex terroristi e criticò i giudici francesi che l’avevano infine negata.

Meloni alza il livello, altroché. Lo fa consapevole che proprio quella battaglia per riportare in Italia i brigatisti rifugiati in Francia è popolare. La leader fa anche di più: sostiene — e non è la prima volta nelle ultime settimane — che il pericolo di un ritorno alla violenza politica sia incombente (e lo fa nonostante il fatto che i servizi di intelligence si mantengono invece più cauti, meno netti, prudenti rispetto a questo scenario). «Io vedo un clima che non mi piace — dice in tv — Lo vedo in Italia, lo vedo in Francia, lo vedo negli Stati Uniti. Ho commentato anche l’omicidio di Charlie Kirk — ricorda ancora — e non perché ci sia volontà di ingerire nei fatti altrui, ma perché credo sia una riflessione che le classi dirigenti devono fare su come si combatte un clima che può riportarci indietro di qualche decennio». Un ragionamento che anticipa il nuovo schiaffo a Parigi, con l’accenno alla dottrina Mitterrand che consentiva la concessione dell’asilo ai responsabili di atti di violenza con una matrice politica. «Io — giura — non l’ho vissuta come un’ingerenza».

Non è il primo scontro con Macron, anzi: da tre anni e mezzo, Meloni duella su porti e migranti, europeismo e aborto, Ucraina, volenterosi, dazi e rapporto con Trump. Il nuovo capitolo dà però nuovo slancio a una strategia che Palazzo Chigi porta avanti ormai da alcune settimane, inaugurata dopo l’assassinio di Charlie Kirk e rinnovata adesso in occasione dell’omicidio di Deranque. Il messaggio e i toni si assomigliano: la denuncia dell’estremismo della sinistra, l’odio ideologico dilagante, il ritorno alla violenza politica e la democrazia in pericolo. Un allarme su cui ha insistito la presidente del Consiglio dopo gli scontri di piazza provocati da Askatasuna a Torino. E che risuona nelle parole dei suoi ministri. Lo ha fatto di recente il Guardasigilli Carlo Nordio, legando il decreto sul fermo preventivo alla volontà di contrastare l’insorgenza di un nuovo brigatismo: «Cerchiamo, con un’attività di prevenzione, di evitare che quei tristi momenti si ripetano».

Fino all’altro ieri, con il post per l’omicidio del militante francese. E alla replica a Macron che tira in ballo le Br. A complicare il quadro diplomatico ci si mette infine il calendario. Da settimane, infatti, Roma e Parigi trattano senza sosta per ufficializzare il vertice intergovernativo tra le due capitali, il primo dalla firma del Trattato del Quirinale. Ci lavorano da tempo ed è previsto che si tenga a Tolosa. Un incontro decisivo, per rinsaldare le relazioni complicate tra i due Paesi. Dal valore simbolico, ma importante anche sul piano pratico: sul tavolo, il dossier dello spazio e il rafforzamento della cooperazione tra Thales, Leonardo e Airbus, i tre gruppi che già lavorano insieme nel settore. Dall’Eliseo, nei giorni scorsi, era trapelata anche una data: il 9 aprile. Ieri sera, fonti italiane confermavano la disponibilità a tenere il summit, nonostante le tensioni delle ultime ore. Quanto al giorno dell’incontro, però, nulla è certo: è ancora oggetto di dibattito tra le due delegazioni e potrebbe essere fissato in una data successiva al 9 aprile.

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