Spin Time, Bersani avverte: “Con la riforma della giustizia andiamo verso Orban”
di Gabriella CeramiDalla Spin Time, l’immobile occupato dai movimenti per la casa in via Santa Croce in Gerusalemme a Roma dove vi abitano 400 persone, Pier Luigi Bersani mette in guardia dal rischio che anche l’Italia diventi come l’Ungheria di Viktor Orban. Quindi parla del referendum sulla riforma della giustizia, in programma il 22-23 marzo, e lo definisce “un referendum più che politico. È costituzionale. Nel 1789 venne firmata la dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino, fondamento di tutte le Costituzioni del mondo, il punto 16 parla di diritti uguali dei cittadini e divisioni dei poteri. Tutte queste destre stanno lavorando contro la divisione dei poteri”.
Bersani sottolinea che lo fanno “con accenti diversi ma con la stessa linea, che è quella di Trump, che non accetta la decisione della Corte suprema sui dazi. Lo vediamo con Javier Milei in Argentina e con Orban. Noi andiamo verso Orban, a piccoli passi o a grandi passi. Prima con il referendum sulla giustizia, poi con il premierato…
Dalla Spin Time, l’immobile occupato dai movimenti per la casa in via Santa Croce in Gerusalemme a Roma dove vi abitano 400 persone, Pier Luigi Bersani mette in guardia dal rischio che anche l’Italia diventi come l’Ungheria di Viktor Orban. Quindi parla del referendum sulla riforma della giustizia, in programma il 22-23 marzo, e lo definisce “un referendum più che politico. È costituzionale. Nel 1789 venne firmata la dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino, fondamento di tutte le Costituzioni del mondo, il punto 16 parla di diritti uguali dei cittadini e divisioni dei poteri. Tutte queste destre stanno lavorando contro la divisione dei poteri”.
Bersani sottolinea che lo fanno “con accenti diversi ma con la stessa linea, che è quella di Trump, che non accetta la decisione della Corte suprema sui dazi. Lo vediamo con Javier Milei in Argentina e con Orban. Noi andiamo verso Orban, a piccoli passi o a grandi passi. Prima con il referendum sulla giustizia, poi con il premierato, dopo con l’autonomia differenziata, ed è lì che arriviamo”.
Per l’ex ministro il referendum non è una questione di sopravvivenza o meno del governo in caso di sconfitta, ma “se perdono” e dunque vince il no, “dovranno guardarsi in casa”.