L’export tricolore tra sollievo e prudenza: “Si faccia chiarezza”
di Cenzio Di Zanni , Massimo FerraroL’attesa di acciaio e alluminio: “Nessun impatto diretto”
Rimangono all’asciutto per ora i settori destinatari di tariffe specifiche elevate sulla base della section 232, ossia dopo l’indagine commerciale a tutela delle aree strategiche. I più colpiti, dall’inizio della guerra doganale di Trump, sono stati l’acciaio e l’alluminio. A giugno le imposte sono state raddoppiate dal 25 al 50%, per tutti i prodotti realizzati in tutto o in parte in acciaio e allumino, una mossa che colpisce anche l’export indiretto italiano verso gli Usa. Sugli effetti della sentenza, c’è ancora molta incertezza. “Riteniamo che non abbia un impatto diretto - spiega il presidente Federacciai Antonio Gozzi - approfondimenti sono ancora in corso, è fondamentale chiarire al più presto l’ambito di applicazione del provvedimento”. L’automotive, da agosto, è invece compreso nella tariffa fissa al 15%.
“Troppe incertezze sul futuro” spera un settore da 7,5 miliardi
Una notizia “inaspettata” che provoca “profonda ins…
L’attesa di acciaio e alluminio: “Nessun impatto diretto”
Rimangono all’asciutto per ora i settori destinatari di tariffe specifiche elevate sulla base della section 232, ossia dopo l’indagine commerciale a tutela delle aree strategiche. I più colpiti, dall’inizio della guerra doganale di Trump, sono stati l’acciaio e l’alluminio. A giugno le imposte sono state raddoppiate dal 25 al 50%, per tutti i prodotti realizzati in tutto o in parte in acciaio e allumino, una mossa che colpisce anche l’export indiretto italiano verso gli Usa. Sugli effetti della sentenza, c’è ancora molta incertezza. “Riteniamo che non abbia un impatto diretto - spiega il presidente Federacciai Antonio Gozzi - approfondimenti sono ancora in corso, è fondamentale chiarire al più presto l’ambito di applicazione del provvedimento”. L’automotive, da agosto, è invece compreso nella tariffa fissa al 15%.
“Troppe incertezze sul futuro” spera un settore da 7,5 miliardi
Una notizia “inaspettata” che provoca “profonda instabilità” in un momento in cui “abbiamo bisogno di certezze”. Massimiliano Giansanti, presidente di Confagricoltura, interpreta i timori di un settore che esporta negli Usa 7,5 miliardi di euro di valore. Un dato già in calo del 5% rispetto al 2024. “Poco da festeggiare” per l’Unione italiana vini. “È probabile che verranno introdotte nuove tariffe per vie legali”, è la paura del presidente Frescobaldi. Coldiretti e Filiera-Italia “accolgono con favore” la sentenza, purché si “costruisca un confronto e non uno scontro” tra Europa e Usa. Il Consorzio Parmigiano Reggiano, con dazi passati dal 25 al 15%, auspica un “cambiamento della situazione”. Tornano ad azzerarsi le tariffe sul Pecorino Romano, dopo esser salite al 15%.
Comparto resiliente alle tariffe performance positive nel 2025
Se hanno dimostrato una certa resilienza nei confronti dei dazi al 15% applicati dagli Usa verso i prodotti europei, adesso le società farmaceutiche non hanno di che temere. Almeno secondo gli ultimi dati sull’export 2025 diffusi dall’Istat martedì scorso. I medicinali hanno “salvato” le performance del made in Italy. Anche verso Washington. L’export è cresciuto in valore del 3,3% su base annua e uno dei contributi maggiori è arrivato proprio dalla farmaceutica (+28,5%). In questo quadro, nell’anno nero delle tariffe gli Usa sono stati il secondo partner commerciale di Roma, assorbendo il 7,2% delle esportazioni italiane (in valore). In assenza dei farmaci, l’export verso gli Stati Uniti sarebbe andato in rosso.
Da Prysmian fino a Illy e Stellantis i piani delle aziende negli States
All’indomani dei dazi, alcune aziende italiane hanno provato a ricalibrare gli investimenti verso gli Usa e ora potrebbero ridiscutere i loro piani. Prysmian ha rilevato Channell a marzo per 950 milioni di dollari e ha già pagato la possibilità che cambiasse il vento sulle tariffe venerdì 13 febbraio, chiudendo la seduta di Borsa con un -2,7% dopo che il Financial Times aveva ventilato una possibile riduzione dei dazi su acciaio e alluminio. Stellantis a ottobre aveva annunciato 13 miliardi di investimenti negli States per aumentare la produzione del 50%, con 5mila nuovi posti. Illy era già alla ricerca di un partner per confezionare caffè e pensava a un suo impianto oltreoceano. Pirelli, invece, continuerà a investire a Rome (Georgia), visto che gli Usa rappresentano il 40% del mercato alta gamma a livello mondiale.